Lo ricordo in Piazza Maggiore Ezio Bosso. Quella notte. La magia della sua musica che ammantava Bologna. E Bologna che innamorata e persa stava lì, col naso all’insù, ad ascoltarlo sognante.

Non c’è morte che separi un legame così forte: quello tra un artista straordinario e una città che amorevole come una mamma lo ha accolto, fino alla fine. Un rapporto fatto di tante note alte, ma anche di ottave basse. Perfino stonate. E non di certo per colpa sua. Ma un rapporto d’amore immenso che da oggi diventa immortale.

E no, non perché sia solo l’arte a sopravvivere alla caducità della vita. Ma perché lo è l’esempio. Ezio Bosso sarà ricordato per le sue dita che veloci saettavano sulla tastiera, per poi rallentare e dare vita morbide melodie che entravano nel cuore.

Sarà ricordato per la sua magistrale capacità di dirigere l’orchestra: non solo con la bacchetta. Ma anche con le parole. Con quel “dai, divertiamoci come pazzi” sussurrato ai musicisti prima di prendere posto.

E sarà ricordato per il suo essere uomo, per il modo in cui ha saputo affrontare la malattia, per come ha saputo riemergere dall’abisso e donare all’Italia e al mondo la bellezza del suo sorriso alla vita, condito di irresistibile autoironia, di saggezza e leggera profondità.

Bologna non dimenticherà mai Ezio Bosso. Non lo dimenticherà l’Italia. Non lo farà il mondo. Con noi. Per sempre.

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