A 48 ore dalla discussione della mozione di sfiducia al ministro Alfonso Bonafede, i renziani tornano all’attacco. Dopo l’ultimatum senza una vera condizione lanciato da Matteo Renzi dall’aula del Senato il 30 aprile scorso, adesso Italia viva è tornata di nuovo a inviare messaggi in bottiglia verso Palazzo Chigi. La richiesta del piccolo partito dell’ex premier è sempre la stessa: contare di più all’interno della maggioranza. In alternativa minaccia di votare la mozione di sfiducia nei confronti del ministro della giustizia. Una mozione presentata da Emma Bonino a Palazzo Madama e sostenuta dal centrodestra, che però non avrebbe i numeri e per questo motivo Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia l’hanno presentata senza troppa convinzione. Da mesi, però, l’opposizione ha nuovo alleato che serve assist da una posizione privilegiata: la maggioranza di governo.

E infatti Vito Crimi cita proprio le forze che fanno parte dell’esecutivo: “Le questioni che riguardano la maggioranza si discutono all’interno della maggioranza, quello è il contesto. Se qualcuno intende strumentalizzare questa mozione di sfiducia delle opposizioni per ottenere altro, si assumerà la responsabilità delle conseguenze. Mi aspetto che la maggioranza voti compatta”, scrive in una nota il capo politico del Movimento 5 Stelle. “Siamo pronti a discutere tutto anche quello che non va nella giustizia per cambiarlo. Ma la mozione di sfiducia è un’altra cosa: è un’azione legittima delle opposizioni ma totalmente strumentale e in quanto tale va respinta”, dice Nicola Zingaretti.

Una replica ai renziani, che da giorni continuano a almentare una presunta scarsa considerazione da parte Palazzo Chigi. Oggi il primo a parlare è stato Gennaro Migliore, che della giustizia era viceministro. “Ascolteremo quello che dirà il ministro Bonafede in Parlamento. Noi abbiamo avuto un’unica vera linea di continuità tra il governo Conte 1 e il Conte 2, che è stata rappresentata proprio da Bonafede. Abbiamo denunciato le sue posizioni giustizialiste. Abbiamo contrastato ciò che ha portato le destre a presentare questa mozione di sfiducia, ovvero la querelle con Di Matteo in un talk show. Ma dal punto di vista delle posizioni del ministro credo ci debba essere un cambio di rotta“, ha detto il renziano. Ma con una mozione di sfiducia non si mettere in crisi il governo Conte 2? E Italia viva non rischierebbe di rimanere fuori dal Parlamento viste le esigue percentuali accreditate dai sondaggi? “Sappiamo – dice Migliore – delle gravi conseguenze che questa crisi può portare, ma dovrebbe essere Conte a valutare con Bonafede i correttivi da apportare. Il Paese non ha certo bisogno di riforme che smantellino lo stato di diritto. Penso ci sia bisogno di un segnale molto concreto per andare avanti“.

Poco dopo ecco che arriva la voce del capo a evocare la sfiducia per il guardasigilli, sfruttando la sua enews: “Mercoledì – dice Renzi – si vota la mozione di sfiducia a Bonafede. Per il nostro gruppo interverrò io in aula. I numeri sono ballerini e Italia Viva potrebbe essere decisiva. Voi che idea vi siete fatti? Vi leggo con grande attenzione, come sempre”. Tre frasi e due concetti chiave: i numeri a Palazzo Madama sono ballerini e dunque Italia viva che è decisiva.

Il messaggio è chiaro e a rilanciarlo sono anche tutta un serie di voci interne a Italia viva. “Conte non dia per scontato che tanto votiamo contro“, dice un renziano anonimo all’Adnkronos. C’è irritazione, dicono da Italia viva, perché dopo l’ultimo incontro a palazzo Chigi con il premier che aveva, pur nelle difficoltà, aperto un canale di dialogo, i rapporti si sono di nuovo interrotti. “Conte è scomparso. C’erano delle questioni aperte sulle quali tornare e invece… per carità, capiamo tutto: il decreto rilancio, le regioni, le riaperture ma pensiamo che il premier debba anche farsi carico della tenuta del suo governo. Non si illuda che il nostro sia un bluff”, prosegue la stessa fonte.

Oggi Maria Elena Boschi dovrebbe vedere il capo di gabinetto di Conte per lavorare sui punti dell’ultimo incontro: una svolta sulle politiche della giustizia in senso garantista, il piano Shock sui cantieri, il piano Bonetti sulla famiglia. “Un incontro importante – lo definiscono – ma non esaustivo. Serve un incontro politico con Conte se vogliamo cambiare passo e andare avanti”. La mozione su Bonafede è sullo sfondo e Iv in assenza di un chiarimento potrebbe votarla. “Per noi la mozione Bonino è perfetta e tanti di noi sarebbero pronti a votare la sfiducia a Bonafede. Mettiamola così: noi non vorremmo votare quella sfiducia, ma Conte deve darci il modo di farlo. Deve dirci che da domani le cose cambiano”. A sentire Italia viva, in pratica, quello che si chiede a Conte è un passo avanti perché accolga il pacchetto di proposte di cui si è discusso nell’ultimo incontro. Quindi ecco evocare il ricatto: “Noi abbiamo 17 senatori, il Pd 35. Non è possibile che noi siamo tenuti fuori da ogni decisione della maggioranza. Non è possibile che ogni nostra proposta sia una scocciatura“.

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