“L’intenzione del governo è garantire la dignità delle persone, la tutela della legalità e le esigenze del mercato del lavoro”. Così la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, al question time al Senato saluta l’accordo raggiunto nella notte sui lavoratori stranieri. L’intesa su uno dei nodi più difficili del decreto Rilancio dovrebbe permettere al governo di approvare finalmente il provvedimento da 55 miliardi atteso da più di un mese. La riunione del consiglio dei ministri, inizialmente prevista alle 14, è però slittata alle 17.

Il M5s stanotte con il capo politico Vito Crimi ha definito l’intesa “soddisfacente“: ha ottenuto appunto la restrizione della platea ed evitato la sospensione o l’estinzione per i reati di favoreggiamento dell’immigrazione, sfruttamento e caporalato. Il punto di caduta è un doppio canale per la regolarizzazione: da un lato l’emersione dei lavoratori in nero con autodenuncia del datore di lavoro. Dall’altro il permesso temporaneo per ricerca di lavoro. La norma riguarda anche colf e badanti e prevede un permesso temporaneo della durata di sei mesi, come chiesto da Italia Viva.

L’articolo: due canali per l’emersione, niente scudo per i caporali – I datori di lavoro “possono presentare istanza”, si legge nella bozza che arriverà in Cdm, per concludere “un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale ovvero per dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare, tuttora in corso, con cittadini italiani o cittadini stranieri”. A tal fine, “i cittadini stranieri devono essere stati sottoposti a rilievi fotodattiloscopici” ovvero acquisizione di impronte digitali e foto “prima dell’8 marzo 2020” e “non devono aver lasciato il territorio nazionale dall’8 marzo 2020”. I cittadini stranieri con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019″ possono richiedere “un permesso di soggiorno temporaneo, valido solo nel territorio nazionale, della durata di mesi sei dalla presentazione dell’istanza”. Anche per loro la data di riferimento è quella dell’8 marzo 2020 “e devono aver svolto attività di lavoro” antecedentemente “al 31 ottobre 2019”.

Una volta entrato in vigore il decreto “sono sospesi i procedimenti penali e amministrativi nei confronti del datore di lavoro e del lavoratore” che abbiano “presentata la dichiarazione di emersione, anche se di carattere finanziario, fiscale, previdenziale o assistenziale” “per l’ingresso e il soggiorno illegale nel territorio nazionale”. Mentre non sono sospesi i procedimenti penali nei confronti dei datori di lavoro per “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina verso l’Italia e dell’immigrazione clandestina dall’Italia verso altri Stati o per reati diretti al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori da impiegare in attività illecite, nonché per il reato di cui all’art.600 del codice penale” e “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ai sensi dell’articolo 603-bis del codice penale”, dunque nessuno scudo per i cosiddetti ‘caporali’. Nel caso di utilizzazione lavorativa irregolare le sanzioni amministrative “sono raddoppiate così come sono raddoppiate le sanzioni previste dall’art. 603 bis codice penale”, si legge nel testo.

Le istanze sono presentate “previo pagamento di un contributo forfettario stabilito nella misura di 400 euro per ciascun lavoratore, a copertura degli oneri connessi all’espletamento della procedura di emersione di cui al comma 1, ovvero di 160 euro a copertura degli oneri per la procedura di cui al comma 2, ivi incluso il costo di trasmissione della domanda”. E’ inoltre previsto il pagamento di un contributo forfettario per le somme dovute dal datore di lavoro a titolo retributivo, contributivo e fiscale, da determinarsi con decreto interministeriale.

Bellanova: “I percettori di rdc potranno lavorare nei campi senza perdere il beneficio” – “L’emersione del lavoro nero riporterebbe a una condizione di legalità una realtà di lavoratori impiegati come braccianti e, nelle nostre case, come colf e badanti”, ha sottolineato ancora Lamorgese. Anche lei a Palazzo Madama per il Question Time, la ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, ha annunciato anche un’altra importante novità: “Il Governo con il decreto-legge – ha spiegato – ha previsto che i percettori di reddito di cittadinanza possano stipulare con i datori di lavoro del settore agricolo contratti a termine non superiori a 30 giorni, rinnovabili per ulteriori 30 giorni, senza subire la perdita o la riduzione dei benefici previsti, nel limite di 2mila euro per l’anno 2020″. Ma, ha aggiunto la ministra, “pretendere ‘l’immediato utilizzo’ di queste persone sembra fuori luogo. Tra l’altro voglio ricordare a tutti noi che il lavoro agricolo è anche un lavoro di specializzazione, competenze, professionalità“.

Quanto ai lavoratori stranieri, “viene regolarizzato chi ha un permesso di soggiorno scaduto”, ha spiegato Bellanova a Radio Anch’io. La promotrice della norma spiega che “quindi milioni di badanti che vivono nelle nostre famiglie, e i lavoratori agricoli che hanno lavorato in agricoltura” possono chiedere “senza un datore di lavoro che li accompagni, un permesso di soggiorno temporaneo e quando esibiscono un rapporto di lavoro passato in agricoltura, possono ricevere un permesso di lavoro per 6 mesi“.

“Ho proposto di creare un percorso di legalità per le persone presenti nel nostro Paese e non solo per il settore primario, per una scelta di civiltà, per garantire sicurezza alle comunità“, ha spiegato poi la ministra Bellanova rispondendo al Question time al Senato a una interrogazione di Fratelli d’Italia. Una norma pensata “per non voltarsi dall’altra parte e lasciare la criminalità indisturbata nello sfruttamento delle persone e delle imprese, perché se non è lo Stato a farsi carico della lotta al caporalato l’alternativa è lasciare campo libero alle mafie“. Bellanova spiega che “in queste ore prosegue l’impegno per dare risposte utili alla pandemia”.

“Con i ministri Bellanova, Provenzano, Catalfo abbiamo lavorato per mettere a punto un’ipotesi di intervento normativo che consenta la possibilità di concludere un contratto di lavoro subordinato per chi è impiegato o lo è stato in modo irregolare nella filiera agricola, della cura alla persona e del lavoro domestico. L’emersione del lavoro nero riporterebbe a una condizione di legalità quei lavoratori che di fatto sono impiegati nei campi come braccianti e nelle nostre case come colf e badanti”, ha spiegato anche la ministra Lamorgese.

Crimi: “Nessun condono per chi ha sfruttato” – Intanto anche il capo politico del M5s, Vito Crimi, ha confermato il suo ok all’intesa. “Non ci sarà alcuno sconto, alcun ‘condono’ penale o amministrativo, per chi ha sfruttato lavoratori stranieri. Lo sfruttamento del lavoro irregolare non è solo un reato particolarmente odioso, ma i soggetti che lo praticano agiscono in regime di concorrenza sleale, in barba a tanti imprenditori onesti”, ha spiegato Crimi. “Quello che abbiamo avuto all’interno della maggioranza – ha aggiunto – è stato un confronto lungo e serrato“. “Alla fine, non solo siamo riusciti a limitare i danni e ad apportare correttivi sostanziali, ma abbiamo anche ottenuto un grande risultato: oltre a non prevedere alcuna sospensione o relativa estinzione per i reati di favoreggiamento dell’immigrazione, sfruttamento del lavoro e caporalato, nel provvedimento è stato inserito anche il raddoppio delle pene e delle sanzioni per chi viene scoperto con lavoratori in nero”, ha precisato Crimi.

“La norma alla quale siamo pervenuti – ha proseguito il capo politico del M5s – permette dunque al nostro settore agroalimentare di usufruire del personale necessario a svolgere il lavoro stagionale, e al tempo stesso consente di far emergere il lavoro nero e di punire ancor più severamente i responsabili di questa pratica odiosa”. “Così come auspicava il M5s – ha poi sottolineato Crimi – il perno del decreto è rappresentato dalla regolarità del contratto di lavoro. Potranno dunque richiedere il permesso i cittadini stranieri che avevano già un permesso di soggiorno e che dimostreranno di aver lavorato in modo regolare nei settori dell’agricoltura, assistenza alla persona e lavoro domestico. E dal momento in cui effettueranno la richiesta, potranno lavorare esclusivamente nei medesimi settori”. “Si tratta, in sostanza, di persone che hanno già lavorato recentemente in Italia e continuerebbero a esercitare le stesse mansioni già svolte in precedenza”, conclude il capo politico pentastellato.

Coldiretti: “Intesa non risolve problemi, servono i voucher” – L’intesa raggiunta sulla regolarizzazione “non è risolutiva dei problemi del mondo agricolo anche per i tempi che non combaciano con quelli delle imprese”, è la critica del presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, nel sottolineare che nelle campagne le esigenze sono immediate mentre per la regolarizzazione ci vorrà tempo. Per questo, sottolinea Prandini, “è necessaria subito una radicale semplificazione del voucher agricolo che possa ridurre la burocrazia e consentire anche a percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne”. Secondo Prandini, “va immediatamente aperto un canale di collaborazione con Paesi come la Romania da dove viene circa un terzo dei lavoratori stagionali con i quali nel tempo sono stati stabiliti rapporti fiduciari“.

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