Un faccia a faccia voluto dallo stesso Giuseppe Conte per smorzare le tensioni e cercare di ricompattare la maggioranza prima che il lento logoramento dall’interno di Italia viva cominci ad avere effetti concreti. Il presidente del Consiglio, nel primo pomeriggio, ha convocato i renziani a Palazzo Chigi e per due ore ha affrontato la delegazione composta da i capigruppo Maria Elena Boschi ed Ettore Rosato, il coordinatore nazionale Davide Faraone, e (a sorpresa) la ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova. Lo strappo non c’è stato e in pochi effettivamente lo aspettavano, ma sul tavolo sono stati messi comunque alcuni dei temi che l’esecutivo dovrà gestire nei prossimi giorni: i ritardi sul decreto maggio, la questione dei braccianti stranieri da regolarizzare sulla quale la stessa Bellanova è arrivata a minacciare le dimissioni, il dl imprese sommerso da oltre 3mila emendamenti. Poi il maggiore spazio che Italia viva chiede di avere ai tavoli, perché “abbiamo 17 senatori”, avrebbero detto, e a Palazzo Madama potrebbero essere decisivi. E, non da ultima, c’è la questione Bonafede: il ministro della Giustizia, protagonista di uno scontro con il magistrato Nino Di Matteo per la mancata nomina ai vertici del Dap, è l’oggetto di una mozione di sfiducia presentata in Senato dal centrodestra che, salvo cambi di programma, sarà discussa il prossimo 13 maggio.

“E’ stato un incontro positivo”, si sono affrettati a dire i renziani uscendo dal vertice. Una versione confermata dallo stesso premier poco dopo. “Io faccio il tifo per il governo perché tifo per l’Italia”, ha detto lo stesso Renzi in serata su Rete4. Secondo fonti di Palazzo Chigi, Conte avrebbe ribadito ancora una volta la “totale disponibilità a discutere le proposte di Italia viva per la ripresa economica del Paese”. Ma avrebbe anche chiesto le forze di maggioranza “operino con grande responsabilità”. Secondo le ricostruzioni di chi è stato seduto nell’ufficio con Conte, nei prossimi giorni Italia viva si aspetta nuovi segnali dal premier. In particolare hanno chiesto un “documento politico” del presidente del Consiglio per poi muoversi di conseguenza.

La verità è che le partite aperte sono tante: nessuno vuole davvero far saltare il banco, perfino per l’opposizioni non sarebbe il momento ideale, ma intanto che chi continua a sondare varie ipotesi. Primo fra tutti l’ex premier Matteo Renzi che, esattamente una settimana fa, ha sfidato a viso aperto in Senato il premier accusandolo di “populismo” e di violazioni della Carta costituzionale. Sono sette giorni che sembrano un decennio e lo stesso senatore, che nei sondaggi non va oltre il 3 per cento, si è affrettato a mostrarsi positivo sulle aperture di Conte. Coì hanno fatto i suoi alla fine dell’incontro. “Nelle prossime settimane”, ha detto Rosato parlando con i cronisti, “lavoreremo con il presidente del Consiglio per definire le priorità” per la ripartenza del Paese. “Serve un piano shock” per l’Italia. “Serve un decreto presto e che sia efficace. Noi siamo preoccupati per l’efficacia”. Quindi, per ora, ogni malumore sembra essere rientrato. Perfino l’ipotesi che la ministra Bellanova possa farsi da parte. “Sul tavolo c’è il provvedimento”, ha chiuso Rosato. “Mi sembra che nel governo ci sia un orientamento positivo“. Insomma i renziani, stando all’ultima versione, non faranno la guerra sulla regolarizzazione dei lavoratori stranieri e accetteranno la mediazione che uscirà da Pd e 5 stelle.

Ancora diversa la partita che riguarda il ministro Bonafede. Proprio oggi il centrodestra ha depositato una mozione di sfiducia in Senato dopo lo scontro tra il ministro della Giustizia e il magistrato Nino Di Matteo e, stando al programma, il 13 maggio sarà discussa: l’unica strada per evitarla è che il ministro intervenga con una informativa ad hoc. Il regista è Matteo Salvini che, lo ha detto chiaramente, punta a raccogliere voti anche tra la maggioranza: ovvero tra 5 stelle delusi (e potrebbero essercene più di uno), ma perché no anche tra gli stessi senatori di Italia viva. Il renziano Gennaro Migliore oggi ha specificato l’ovvio e per il solo fatto di averlo fatto ha lasciato perplessi in molti: “Non abbiamo dato indicazioni di votare la sfiducia a Bonafede”, ha detto. Rosato dal canto suo ha preferito non rispondere e, davanti ai cronisti, ha tagliato corto con una battuta. Il punto è che a Palazzo Madama la maggioranza ha un margine di 6-11 voti. E proprio i 17 senatori di Italia viva diventerebbero decisivi. Intanto, se Renzi pubblicamente sembra aver placato per qualche giorno gli attacchi, dietro le quinte, come ricostruito dai quotidiani, è in stretto contatto con Gianni Letta e i suoi pontieri a destra. Insomma, il vertice di oggi pomeriggio è andato bene e per qualche ora la guerra di Italia viva al suo stesso governo sembra essere rientrata. Ma gli ostacoli sono appena cominciati.

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