Siamo ormai entrati nella Fase 2, ma non per questo l’emergenza è finita, anzi. “Siamo ancora in fase epidemica“, ha ricordato Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, in audizione in Commissione Affari sociali della Camera. Durante il suo intervento ha parlato diffusamente dell’app di contact tracing e della lunga fase di convivenza con il virus che ci aspetta fino all’introduzione di un vaccino, sottolineando il fatto che siamo ancora lontani dall’immunità di gregge.”Il fatto che la curva dei contagi sia decrescente è positivo ed è il frutto delle misure prese e dei comportamenti degli italiani – ha spiegato – ciò non toglie che abbiamo nuovi casi e che la circolazione del virus sia presente nel Paese, e questo deve portarci ad adottare tutte le misure necessarie“.

Brusaferro ha affrontato uno dei tempi centrali del dibattito di questo inizio di Fase2, i tamponi: “Oggi si fanno circa 70.000 tamponi al giorno, numero che crescerà nelle prossime settimane ma inizialmente era molto più basso”. Ad oggi “i tamponi sono l’unico metodo per individuare l’rna virale. Ma una persona oggi negativa può esser domani positiva, e viceversa”. Diverso è il discorso dei test sierologici: “Individuano gli anticorpi ma non ci dicono se l’infezione è in corso: quindi poi bisogna accertare con un tampone se la risposta immunitaria appartiene al passato o al presente”.

Quindi Brusaferro ha spiegato che la Fase 2 si regge su tre gambe: “La prima è il monitoraggio a livello nazionale e regionale per intercettare focolai, la seconda è garantire strutture per far fronte alle esigenze delle persone affette da Covid”. Infine vanno “garantiti tutti i servizi sanitari che nella fase 1 sono stati sospesi o limitati” ma “necessari a rispondere al bisogno di salute della popolazione”.

Parlando più nel dettaglio del monitoraggio dei contatti interpersonali, ha spiegato le potenzialità dell’app di tracciamento: “Le ‘app’ possono riportare immediatamente le persone che hanno avuto un contatto con i positivi nelle ultime 48 ore, possono tracciarlo e registrarlo”. Se l’app rileva un contatto a rischio – per quindici minuti con chi poi risulta positivo – segue un’intervista, per determinare le modalità in cui è avvenuto il contatto. “Sono gli operatori poi a poter ricostruire la storia recente e la modalità con cui è avvenuto il contatto, l’app facilita il loro lavoro ma non lo sostituisce”. In questo si inserisce il potenziamento di personale previsto dall’ultimo decreto del ministro della Salute – una persona ogni 10mila abitanti – per il “monitoraggio stretto di quanto avviene a livello nazionale e soprattutto regionale, per intercettare precocemente eventuali focolai che possano poi facilitare la diffusione del virus e intervenire chirurgicamente”.

“Dovremo convivere con il virus nei prossimi mesi – avverte Brusaferro – verosimilmente prima dell’inizio del prossimo anno sarà molto difficile avere un vaccino in grado di garantire la copertura a tutti gli italiani che ne avranno bisogno”. Per questo, continua, è fondamentale conoscere quante sono le persone già immuni: “Oggi sappiamo che la percentuale è molto bassa, con delle variazioni tra Regioni, ma globalmente siamo molto lontani dal 70-80%, che sono le soglie della cosiddetta immunità di gregge. Un obiettivo che si potrà raggiungere solo quando arriverà il vaccino“. In questo momento la sfida – conclude Brusaferro – è quella di “rendere omogenea la capacità di risposta del Paese” nonostante ci siano zone in cui il virus circola meno rispetto ad altre. “Tracciare le persone è un punto fondamentale per valutare quante libertà ci potremo concedere nelle prossime settimane“.

Memoriale Coronavirus

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