Gentile ministra dell’Istruzione, sappiamo che l’esame di maturità, almeno quello, e limitatamente al colloquio orale, si svolgerà secondo la tradizione. E’ una buona notizia. E ce ne sarebbe un’altra, che lei potrebbe dare, se permettesse – come alcuni studenti stanno già chiedendo – che fosse concesso loro di depositare all’atto del colloquio una riflessione scritta su questo straordinario e tragico tempo.

Mai nella storia dell’Italia unita una tragedia sanitaria, e poi economica e sociale, si è abbattuta con le dimensioni che stiamo vivendo. Dare la possibilità a chi lo voglia di consegnare il proprio diario di questi drammatici cento giorni che hanno segnato il mondo e lo cambieranno profondamente, offrirebbe all’Italia la voce dei più giovani, le riflessioni, le paure, le considerazioni delle migliaia dei nostri ragazzi costretti a vivere un’esperienza così improvvisa, un trauma così grande e potente.

E se il ministero invece che accettare soltanto di riceverla, auspicasse questa prova di scrittura collettiva, stimolasse e riconoscesse il merito di questo diario dei cento giorni, non solo la scuola ma tutta l’Italia godrebbe di un tesoro narrativo, del cumulo di tante giovani intelligenze, delle riflessioni, delle proposte, delle paure e delle ambizioni di chi sta per aprirsi un varco in una vita che improvvisamente deraglia e per tanti, per troppi, si spegne addirittura.

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