Tensione in Parlamento sull’uso dei decreti del presidente del Consiglio. Mentre la minoranza (Lega, Fdi, Fi) ha presentato una mozione perché lo strumento del Dpcm non sia più utilizzato, anche nella maggioranza la discussione è aperta. A creare problemi stavolta è stato infatti l’emendamento del deputato Pd Stefano Ceccanti che, depositato nelle scorse ore, chiede che i prossimi decreti del presidente del Consiglio siano sottoposti una settimana prima al parere delle Camere. Una proposta che trova consensi in parte nel Pd, Leu e Italia viva, ma sul quale il governo si è detto contrario. Ceccanti, dopo un colloquio con il ministro D’Incà, ha detto di essere disponibile a ritirarlo se saranno elaborate soluzioni: “Mi ha segnalato che, pur essendo sensibile alla finalità di un maggior controllo parlamentare, non condivide la proposta perché irrigidirebbe troppo. Immagino che il governo, essendo appunto sensibile al tema, stia studiando soluzioni alternative. Se le troverà nessun problema a ritirarlo perché la questione non è lo strumento, ma il fine”.

La questione però potrebbe non risolversi con Sono stati annunciati diversi altri emendamenti della maggioranza su questo tema, dunque – si apprende da fonti del governo – l’esecutivo oggi alla capigruppo alla Camera chiederà lo slittamento del voto del decreto da domani alla prossima settimana.

Intanto oggi Ceccanti si era difeso dalle accuse di voler minare l’esecutivo: “La prima questione è di equilibri tra istituzioni e non può essere usata strumentalmente per attaccare un governo che non ha comunque nessuna alternativa reale, va affrontata insieme a questo esecutivo”, ha dichiarato Ceccanti. La questione del controllo parlamentare sugli atti del governo, ha continuato, “è però indifferibile nel momento in cui si dice da parte del governo stesso che la fase è cambiata e nel momento in cui anche la Corte costituzionale ci invita a riflettere sui nodi di sistema in un’ottica di lungo periodo”; in terzo luogo “non ha senso fare polemica retrospettiva per le settimane scorse quando si era in emergenza piena e quando il decreto 19, quello che dobbiamo convertire domani, aveva comunque rimesso insieme il quadro per quella fase”; infine “posto che il fine, il ripristino di un serio controllo parlamentare, è sacrosanto e va perseguito in modo indifferibile, ci sono tanti modi possibili per farlo valere, immagino anche che ci siano vari altri emendamenti, per cui insieme al governo andranno affrontati laicamente i pro e i contro dei vari strumenti, anche nel necessario dialogo con le forze di opposizione. Toni bassi e soluzioni concrete si tengono bene insieme, anzi si tengono necessariamente insieme”.

Ben più dura la posizione delle opposizioni. Una mozione unitaria firmata dai capigruppo di Fi, Fdi, Lega e Noi con l’Italia chiede infatti che “il governo ripristini tutte le libertà costituzionalmente garantite“, “nel rispetto delle misure di sicurezza e delle norme sul distanziamento sociale” e ristabilisca “lo stato di diritto al fine di correggere tutte le storture normative emerse”, “in modo da riavviare la normale dialettica con il Parlamento” assegnando “a norme di rango primario eventuali interventi limitativi delle libertà”. Questo perché, si legge, “l’emergenza sanitaria determinata dall’arrivo in Italia dell’epidemia da Covid-19 rischia di stravolgere tutto l’impianto costituzionale del nostro Paese nell’importantissima parte riguardante proprio i diritti e le libertà fondamentali costituzionalmente garantiti”. La minoranza, inoltre, lamenta il ricorso ai Dpcm per regolamentare l’emergenza: “E’ innegabile che la continua emanazione di Dpcm con effetti sui diritti costituzionalmente garantiti, limitando o addirittura sopprimendo, le principali libertà tutelate dalla nostra Carta Costituzionale, ha creato una violazione delle fonti del diritto, trattandosi di una fonte normativa secondaria di natura regolamentare”.

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