Il valore sociale del calcio. E’ quello su cui punta il presidente della Lazio Claudio Lotito per provare a riprendere il campionato di Serie A, prospettiva seriamente messa in dubbio dall’ultimo dpcm del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha permesso gli allenamenti dal 4 maggio solo per gli sport individuali, mentre le squadre potranno ricominciare le sedute dal 18 maggio ma senza la certezza di terminare la stagione. Per Lotito il provvedimento del premier ha tutta una serie di problemi: il patron dei biancocelesti li ha sottolineati, a modo suo: “Sappiamo con certezza che questo virus non scompare da qui a pochi giorni e dobbiamo abituarci a conviverci. Al di là dei diritti tv, dei valori economici, che esistono e sono importanti – ha spiegato – quello che conta di più è far capire l’importanza del valore sociale del calcio. Se non si dovesse ripartire? Il rischio economico lo si sa, avremo dei danni gravi e irreparabili per centinaia di milioni“.

Poi le accuse al decreto di Conte: “Il dpcm è illogico – ha detto – perché un giocatore che appartiene ad uno sport individuale si può allenare nei centri sportivi e uno che appartiene agli sport di squadra non lo può fare. Troveremo Immobile e Dzeko ad allenarsi a Villa Borgese, Insigne sul Lungomare Caracciolo, è una cosa assurda” ha sottolineato Lotito al Tg2. A chi lo accusa di voler riprendere a giocare solo perché la sua Lazio è in corsa per lo scudetto, il patron ha risposto a tono: “Lotito vuole riprendere perché la Lazio è in lotta per lo scudetto? Al di là della nostra posizione in classifica, la mia posizione è sempre stata quella di evitare un danno grave e irreparabile al sistema, compresi i tifosi. Le persone partecipano con passione, senso di attaccamento – ha ribadito – abbattendo steccati di carattere sociale ed economico, per chi tifa c’è un principio di livellamento”.

Poi il ritorno sul concetto di valore sociale del pallone: “I campionati italiani svolgono un ruolo sociale e va fatto capire, oltre a rientrare nella nostra storia. Rappresenta anche una forma di evasione delle persone costrette a stare in casa e private anche del calcio che vivono come parte integrante della loro vita”, ha detto Lotito, che poi ha assicurato che “la Lazio è pronta, è sempre stata pronta. Io avendo una cultura di carattere medico di studi fatti, ho sempre dedicato molto la mia attenzione alla tutela della salute. E’ chiaro – ha aggiunto – che il campionato deve partire con assoluto rispetto di quelli che sono i protocolli che servono per limitare qualsiasi forma di contagio. Io ho migliaia di persone che lavorano negli ospedali – ha sottolineato – anche nei reparti Covid, e che non hanno avuto ad oggi contagi, proprio perché lavorano in sicurezza“.

Per quanto riguarda la sicurezza della ripresa, Lotito ha un’idea molto chiara: “La stessa apertura delle fabbriche può avvenire con dei protocolli sanitari specifici, cosa che è già avvenuta nel calcio perché degli esperti, rappresentanti dello Spallanzani, del Gemelli, hanno redatto un protocollo per prevenire certi fenomeni e per tutelare i giocatori. Se un giocatore si trova a casa ed esce a fare la spesa – ha ribadito – è più esposto ad un eventuale contagio rispetto ad un giocatore che svolge la propria attività all’interno di un centro sportivo, altamente specializzato e sorvegliato dal punto di vista sanitario con un protocollo specifico. Noi abbiamo previsto i tamponi – ha ripetuto – l’esame sierologico, la spirometria, l’elettrocardiogramma da sforzo perché questo virus può provocare altri effetti, sia a livello miocardico che polmonare e questi sono esami che servono a scongiurare e prevenire qualsiasi fenomeno. Quindi ritengo che ci siano tutte le condizioni, non degli interessi del calcio, ma per la passione degli italiani – ha concluso – per ripartire. Il calcio, quindi, siamo convinti, debba ripartire nel rispetto dei protocolli, consci dl fatto che non si possa ripartire con il pubblico ma riteniamo che a porte chiuse si possa fare”.

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