Sono numerosi i casi di atti vandalici ai danni di monumenti dedicati alla memoria di partigiani e membri della Resistenza in tutta Italia, proprio mentre il Paese celebra i 75 anni dalla Liberazione dal nazi-fascismo. Nel Genovese, durante la notte, sconosciuti hanno imbrattato con tre svastiche le lapidi dedicate ai Martiri del Turchino, a Mele, e quella dedicata ai Combattenti partigiani di Ceranesi. I simboli nazisti sono stati subito rimossi dalle amministrazioni comunali. A Mele si trovano due lapidi dentro la galleria del Turchino della strada provinciale 456, all’inizio e alla fine del tunnel per ricordare i partigiani uccisi nel 1944. Sulla vicenda indagano i carabinieri.

Ad Ozzano dell’Emilia, in provincia di Bologna, sono stati disegnati simboli inneggianti al fascismo sul Monumento ai Caduti situato nel parco della Resistenza e su alcuni edifici comunali. Il sindaco Luca Lelli ha spiegato che, grazie a volontari della Pubblica assistenza e agli Alpini, sono state coperte con bandiere tricolore le scritte prima di cancellarle. “Dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza che controllano il parco dove si trova il monumento – spiega Lelli – abbiamo constatato che i vandali sarebbero entrati in azione intorno alle 22. È stato un atto meschino e vigliacco”.

Sempre a Bologna è stato imbrattato con della vernice rossa un monumento dedicato alla brigata Maiella che sorge nel quartiere Savena, alla periferia della città. Sopra sono comparse la scritta ‘Assassini’ e altri slogan anti-partigiani. Il monumento era stato imbrattato anche nel 2017. “Condanno questo gesto vigliacco che si ripete ancora una volta – ha detto il sindaco Virginio Merola – ripuliremo. All’odio e all’ignoranza risponderemo sempre con la libertà che 75 anni fa venne conquistata per tutti”.

A Reggio Calabria, infine, durante la notte è stata devastata la fondazione Italo Falcomatà, sindaco comunista della “Primavera di Reggio” e padre dell’attuale primo cittadino Giuseppe. I vandali hanno distrutto ricordi, documenti e simboli dell’ex sindaco.

Ad Acilia, nella periferia romana, nella notte è stata vandalizzata la targa in memoria di Lido Duranti, partigiano comunista arrestato dalle SS e trucidato il 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine. È stato dato fuoco alla corona di alloro che era stata posta sotto la targa e la lapide si è annerita. Un gesto definito dall’Anpi “ignobile e vile. Nel giorno in cui l’Italia celebra la Liberazione dalla barbarie nazifascista”.

A Verona, una bandiera della Repubblica Sociale Italiana con aquila e fascio è stata issata su un pennone davanti allo stadio Bentegodi. Sono stati gli abitanti del quartiere a segnalarlo alla polizia che è intervenuta e lo ha rimosso. Si indaga in direzione di esponenti dell’estrema destra e del tifo organizzato.

In giornata, anche due gruppi di antagonisti sono stati fermati a Milano mentre improvvisavano un corteo in memoria dei partigiani, nonostante le norme di distanziamento anti-coronavirus. Una quindicina di militanti dei Carc sono stati rintracciati attorno alle 11.50 in via Padova e si sono registrati momenti di tensione con la polizia.

Dai video ripresi dai balconi si vedono agenti bloccare i manifestanti, tra cui ragazze e anziani. Uno di questi, in sella a una bici, è stato atterrato sull’asfalto. Una antagonista è stata ammanettata e trascinata in auto per l’identificazione.

Altri venti antagonisti dei centri sociali sono stati fermati in via Ascanio Sforza, mentre tentavano di raggiungere piazza XXIV Maggio per una “passeggiata partigiana” per commemorare la resistenza del quartiere Ticinese. Secondo quanto riferito dalla questura, il gruppo era formato da militanti della zona di via Gola e Corvetto. Bloccati per essere identificati, gli antagonisti si sono poi dispersi e, in questo caso, non si registrano tensioni con la polizia.

Manifestazioni anche a Roma. In mattinata gli anarchici, nel quartiere Pigneto, in piazza per il diritto a festeggiare il 25 aprile. Oggi pomeriggio i militanti di Forza Nuova a La Rustica, Primavalle, Tor Sapienza, Montecucco, Ponte Milvio e stadio Olimpico “cercando di riconquistare pezzi della nostra Roma”. Tutti insieme, decine e decine di persone, senza autorizzazioni, senza tenere le distanze, per lo più senza mascherine o altri tipi di precauzione.

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