Alla partita Van Basten ha dedicato una pagina della sua recente autobiografia. Righe che non sono piaciute all’ex arbitro Lo Bello, il quale ha deciso di portare in tribunale il calciatore. Sono passati 30 anni dalla seconda Fatal Verona, ma le polemiche sulla gara non sembrano ancora terminate. A quel 22 aprile 1990 il Milan arrivò dopo una settimana intensa. Al mercoledì si era qualificato, ai supplementari con il Bayern Monaco, per la finale di Coppa dei Campioni. Qualche giorno dopo ci fu la sentenza della Caf che diede al Napoli la vittoria a tavolino sull’Atalanta (per il caso Alemao). Mancavano due giornate e lo spareggio tra rossoneri e azzurri, nell’anno del Mondiale in Italia, era diventato molto più di una probabilità e un problema su un calendario già intasato.

Il Milan andò a Verona a sfidare la squadra di casa, allenata da Bagnoli. L’arbitro Rosario Lo Bello espulse tre calciatori milanisti oltre all’allenatore Sacchi. Il Milan venne sconfitto 2-1 e perderà lo scudetto, perché nel frattempo il Napoli vinse a Bologna 4-2. Le proteste dei rossoneri furono per due interventi dubbi nell’area avversaria e per una posizione di fuorigioco nell’azione del gol decisivo di Davide Pellegrini. A fine campionato il Verona retrocederà comunque (il Milan invece vincerà la Coppa dei Campioni). Quella partita è passata alla storia come la seconda Fatal Verona, la prima invece è del 1973, quando in circostanze abbastanza simili i rossoneri di Rivera avevano perso lo scudetto contro la formazione gialloverde di uno scatenato Gianfranco Zigoni. Marco Van Basten, uno dei calciatori espulsi, ha da poco pubblicato la sua autobiografia Fragile, edita da Mondadori. L’olandese scrive di quella giornata nel capitolo dal titolo Lo scudetto rubato 1989-90: “Domenica 22 aprile, penultima di campionato, giocammo in casa dell’Hellas Verona, che era ad un passo dalla retrocessione. Non mi è mai capitato di assistere a una cosa del genere. L’arbitro, Rosario Lo Bello, quel giorno fece di tutto per farci perdere. (…) Davvero una storia strana, sembrava tutto organizzato”.

Lo Bello, come ha reagito alle pagine scritte da Van Basten?
Ho iniziato con lo sport a quattro anni, rispettandone regole e principi applicati anche nella vita. Ho appreso che talvolta vinci, altre impari, ma sempre rispetti e tendi la mano. Sono rimasto davvero sorpreso da tanto livore dopo 30 anni, molto clamore. Forse la coincidenza, seppure non temporale tra intervista-dichiarazione e presentazione del libro, ha giocato un brutto scherzo a Van Basten. Comunque ho conferito mandato ai miei avvocati per adire le vie legali. Si può capire tutto, certe volte giustificare tutto, ma non si può passare oltre quando si è in presenza di distorsione della verità tanto per non usare il termine… falsità.

Lei con quale stato d’animo arrivò a quella partita?
Ricordandomi che due anni prima, il 1° maggio 1988 a Napoli, davanti a tutto il mondo collegato in tv ed a 90mila napoletani che sportivamente applaudivano in lacrime, il Milan col 3-2 effettuava il sorpasso e si avviava allo scudetto. L’arbitro era lo stesso, il sottoscritto. Sempre io avevo arbitrato in quella stagione in corso altre due partite vinte dal Milan, una con l’Empoli (rigore di Van Basten) e poi a Lecce 2-1.

Un mese prima della Fatal Verona 1973 il Milan aveva perso due punti fondamentali a Roma e l’arbitraggio di Concetto Lo Bello aveva generato molte polemiche. È stata giusta secondo lei la designazione di un Lo Bello per Verona-Milan del 1990?
Troppe coincidenze con quel Lazio-Milan 2-1: arbitro Lo Bello padre, il mese di aprile, gol annullato a Chiarugi su segnalazione del guardalinee Nicolosi che poi avrebbe fatto parte della mia terna, espulsione di Rocco (col quale si sarebbero stretti la mano due mesi dopo, mio padre e lui testimoni ad un matrimonio in Sicilia). A Verona espulso Sacchi, Rivera squalificato e all’ultima giornata la Fatal Verona del 5-3. Una designazione non proprio perfetta, un altro Lo Bello per un Verona-Milan che evocava spettri del passato che i media in settimana avevano ricordato con grande rilievo.

L’associazione arbitri e il designatore Gussoni la protessero nei giorni seguenti?
Né Gussoni né altri dirigenti mi hanno chiamato dopo la partita.

A livello tecnico avrebbe potuto arbitrare meglio quella gara? Potevano insomma essere evitate alcune delle espulsioni?
Tutto è perfettibile soprattutto allora senza l’assistenza degli ausili tecnici come la Var. Ricordo: Van Basten gettò a terra la maglia platealmente per un fallo a metà campo; Rijkaard mi insultò pesantemente sputandomi sui piedi (poi ai mondiali a Milano lo rifece in faccia a Voeller); Costacurta andò dal guardalinee insultando tutta la terna; Sacchi molto agitato in panchina. Proprio l’allenatore rossonero, intervistato poco tempo dopo, dichiarò “quell’anno eravamo affaticati da tanti impegni” e Baresi a Tuttosport “eravamo cotti”. Sul giornale Stampa Sera, “Il Diavolo spreca tutto: perché prendersela solo con l’arbitro?”

Cosa successe nel suo spogliatoio a partita conclusa?
Entrò prima Ramaccioni poi consentii, ritenendola una cortesia, anche l’ingresso di Galliani e Gianni Letta. Raccontai quanto accaduto per le espulsioni e ricevetti sincere e immediate scuse davanti agli assistenti. Subito dopo è cambiata la versione ufficiale in tv da parte di qualcun altro, ricordando anche “la monetina di Alemao” a Bergamo. Per 10 anni c’è stata una persistente “gogna mediatica” contro di me. Inutile dire su quali reti televisive. Scriveva Shakespeare: “Il male che gli uomini fanno sopravvive dopo di loro, il bene è spesso sotterrato con le loro ossa”. Presumendo naturalmente potesse trattarsi allora di male e bene.

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