Matteo è un senzatetto. Vive in una roulotte in provincia di Siena, dove gli è stata assegnata una residenza fittizia. Si tratta di un provvedimento previsto dalla legge con cui si assegna alle persone senza dimora una via – finta – necessaria per renderli visibili alla società e munirli di documenti come carta d’identità e codice fiscale. Nel corso della prima metà di marzo Matteo raggiunge con la sua roulotte le terme pubbliche del suo paese e si immerge nel fiumiciattolo adiacente. Lo fa perché glielo hanno detto i medici: ha una malattia della pelle e i bagni termali lo aiutano. “Gli hanno fatto una prescrizione medica, che lui aveva con sé. L’ha esibita quando le forze dell’ordine gli hanno chiesto perché fosse fuori casa, in un momento in cui non era permesso. Niente da fare, lo hanno multato lo stesso”, racconta l’avvocato Leandro Parodi, membro dell’associazione Avvocato di strada e responsabile dello sportello di Siena. Matteo è un nome di fantasia, ma la sua storia è vera. Così come è vera quella di Cinzia, che a Genova è stata multata perché trovata in giro. Ma anche lei, come ha detto alla stampa locale, è una senza dimora. Tra l’altro ha un cane, e non tutti i dormitori lo accettano. Oppure il clochard di nazionalità ucraina con regolare permesso di soggiorno, fermato a Milano a metà marzo: denunciato perché fuori casa. Nel suo caso però le cose sono andate meglio. Le autorità milanesi – riporta Repubblica – hanno fatto sapere che il procedimento nei suoi confronti non andrà avanti e che i senza dimora non saranno più costretti a pagare multe. Ma il fenomeno rimane costante nel resto d’Italia. “Fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria abbiamo ricevuto decine e decine di segnalazioni da parte dei nostri assistiti”, dice l’avvocato Antonio Mumolo, presidente e fondatore dell’associazione Avvocato di strada.

Secondo un censimento svolto nel 2015 da Istat, Caritas, Federazione italiana organismi senza dimora e Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, in Italia ci sono circa 50mila senzatetto. “Ma con grande probabilità sono un numero maggiore”, precisa Mumolo. “E sono tutte persone che di fronte alla richiesta di stare a casa semplicemente non sanno come fare. Di notte chi può va nei dormitori. Ma non c’è posto per tutti. Di giorno sono per strada. E questo, mentre c’è una pandemia in corso, è un problema per tutti, non solo per loro”. Ecco perché tutte le 55 sedi dell’associazione guidata da Mumolo hanno firmato una lettera poi inviata a diversi gradi delle istituzioni: ministero dell’Interno, prefetti, presidenti di regione e sindaci. Chiedono tre cose: “Prima di tutto, che queste persone non siano più tenute a dover pagare 400 euro perché trovate in giro. Come può stare a casa chi non ha una casa? Secondo, che venga dato loro un tetto”. Non è buonismo, sostiene l’avvocato, ma “buon senso. Per frenare il contagio bisogna ridurre il contatto sociale. Avere persone che dormono e girano per le vie della città, quindi, non aiuta. Metterle sotto un tetto farebbe bene a loro e farebbe bene anche a noi.”. Una parziale soluzione potrebbe essere prolungare il cosiddetto ‘piano freddo’, normalmente in vigore fino al 15 marzo. Prevede che i senza dimora possano passare la notte in capannoni, palestre ed edifici pubblici messi a disposizione dai comuni durante i mesi invernali. Alcune città hanno già scelto di estendere il periodo per altre settimane, ma non basta: “Durante il giorno sono comunque per strada”, spiega Mumolo. La terza richiesta dell’associazione consiste nell’assistenza sanitaria: “Le persone senza dimora non hanno un medico di base. Se non stanno bene, vanno al pronto soccorso. È l’unico posto dove vengono curati. Di nuovo: sappiamo che il pronto soccorso è l’ultimo posto dove bisogna andare, in questo periodo. Chiediamo quindi che i senzatetto vengano visitati all’interno dei dormitori oppure che siano istituiti presidi medici – uno solo per comune – a cui i senza dimora possano rivolgersi. Ancora una volta, curare loro aiuta anche noi e aiuta tutti”.

Avvocato di strada ha predisposto sul proprio sito web un vademecum per chi vive senza casa, in cui si specifica la necessità di compilare l’autocertificazione e se si può di fare compilare un documento da chi gestisce i dormitori, le mense o i servizi sociali cui i senzatetto fanno riferimento. “Così il personale di queste strutture può confermare che la persona in questione è senza dimora e che la conoscono. Possono inoltre spiegare perché si trova in giro e non al chiuso. Per esempio, perché i dormitori chiudono di giorno”, continua Mumolo.

Nata a Bologna circa vent’anni fa, Avvocato di strada si occupa di fornire gratuitamente assistenza legale alle persone senza dimora. Per tutti i gradi di giudizio e per ogni ramo del diritto. “Tempo fa facevo parte di un’associazione di volontariato che prestava assistenza ai senzatetto. Portavamo tè caldo e coperte. Non so come, ma iniziò a circolare la voce che il mio campo era quello giuridico: tutti i senza dimora che incontravo cominciarono a chiedermi consigli legali. Ho capito così che in strada c’era fame di diritti”, spiega Mumolo. Le 55 sedi di Avvocato di strada aprono circa 3mila pratiche all’anno. Sono partiti in due, oggi contano oltre mille volontari “In teoria, siamo lo studio legale più grande d’Italia”, sorride il presidente. “E siamo anche quello che fattura meno”.

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