“Ci siamo dovuti prendere il Virus per far capire che c’era un problema nel dormitorio”. Ahmed (nome di fantasia) è uno dei mille senza fissa dimora che vivono a Torino. Parla dal letto di un ospedale torinese dove ha appena ricevuto l’esito del tampone: positivo al Covid-19. È stato portato qui tre giorni fa dal dormitorio dove alloggiava. Una struttura che oggi è diventato un focolaio. Sette casi accertati tra utenti e operatori, gli altri sono in quarantena. “Ce lo aspettavamo” spiega Ahmed ripensando a quello che aveva raccontato alle telecamere di “Sono le Venti” l’undici marzo: “Dormiamo in sei in stanza, e siamo uno vicino all’altro, molto meno del metro di distanza, ci respiriamo in faccia e di giorno non sappiamo dove andare rischiando di contagiare la gente”. Una situazione ben nota anche a Cinzia Policastro, presidente della Cooperativa Stranaidea che gestisce la struttura per conto del Comune: “Da diverse settimane avevamo segnalato all’amministrazione locale che la gestione dell’emergenza Covid-19 all’interno di un dormitorio non era possibile – spiega la presidente della Cooperativa Cinzia Policastro – i problemi erano legati alla tipologia di struttura che ha bagni in comune, stanze multiple, sale comuni e al numero dei senza dimora accolti ogni sera”. Segnalazioni che si aggiungono a quelle dei Cub Sanità, di altre cooperative e della Fio.psd che sono rimaste inascoltate fino allo scoppio del focolaio. Ieri dopo una riunione tra il Comune, la Regione, l’Unità di Crisi e la Prefettura, è stata annunciata l’individuazione di due possibili punti di due strutture per rafforzare la rete di accoglienza dei senzatetto. Un Padiglione di Torino Esposizioni e per i casi più critici l’ex Ospedale Maria Adelaide chiuso dal 2016. Misure ritenute “tardive” dalla presidente nazionale della Federazione Italiana Organismi per Persone Senza Dimora, Cristina Avonto: “Bisognava avere un piano programmato di interventi. La situazione è già incontrollabile oggi, non c’è tempo per aspettare che queste misure vengano messe in pratica”.

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