Nessun errore e quello che è stato fatto è stato deciso in accordo con la Regione. Intervistato ieri dall’Eco di Bergamo e oggi dal Corriere della Sera. Il direttore generale dell’Asst Bergamo Est, Francesco Locati cerca di rispondere ai principali interrogativi che coinvolgono l’ospedale di Alzano, tra i più colpiti dell’emergenza coronavirus.

“Si è avuto il rilievo di due positività di Covid-19 – ha raccontato all’Eco – Da ciò ne è discesa l’immediata adozione degli interventi previsti dai protocolli aziendali. Nei protocolli aziendali ovviamente derivanti dalle linee guida riconosciute dalle autorità sanitarie, fino a quel momento“. Locati ha parlato della sanificazione, prevista dai “protocolli organizzativi”, che è stata fatta nelle ore in cui il pronto soccorso è rimasto chiuso. E sulla mancata chiusura del presidio ha risposto: “Le attività ordinarie sono state bloccate in tutta l’Asst già dal 23 febbraio. Dal 24 febbraio l’affluenza al pronto soccorso riguardava quasi esclusivamente i pazienti con sintomi di infezione respiratoria“. “Abbiamo attivato l’Unità di crisi aziendale, con il gruppo operativo del Cio (Commissione infezioni ospedaliere, ndr) analizzando la situazione e concertato i passi necessari in stretto raccordo con la Direzione generale Welfare” della Regione Lombardia ha quindi ribadito Locati. Ieri, intanto, è emersa una lettera del direttore del presidio, Giuseppe Marzulli, nella quale scriveva, il 25 febbraio, all’Asst che il pronto soccorso non poteva rimanere aperto.

Intanto procede l’inchiesta della procura di Bergamo per epidemia colposa. Sono stati già sentiti alcuni infermieri e dirigenti medici dell’ospedale e della Asst di Bergamo Est. Le indagini, a partire dallo scorso 31 marzo, in più riprese, hanno portato ad acquisizioni di documentazioni nella struttura della Val Seriana e si ipotizza anche nell’Azienda Sanitaria da cui dipende. Il riserbo degli inquirenti è massimo. Attività svolte per far luce sulle presunte irregolarità nella gestione dei pazienti sospetti Covid 19 nel presidio ospedaliero della Valle Seriana e sulla quella che è considerata l’anomala chiusura e riapertura del pronto soccorso dello scorso 23 febbraio nel quale, è uno dei punti da accertare, si sospetta che non si sia proceduto alla sanificazione prevista in casi come questi.

Molte saranno ancora le persone da convocare e tante le carte da leggere per ricostruire la dinamica dei fatti e quali siano state le direttive date ai medici della struttura ospedaliera in una delle zone più colpite dal Coronavirus. L’inchiesta, al momento, si sta concentrando su quanto è accaduto all’ospedale della cittadina della Bergamasca proprio il 23 e il 24 febbraio, per poi proseguire le verifiche relative ai giorni successivi e anche precedenti. Per ora, tra le altre, è stata sentita anche la versione di alcuni operatori che hanno raccontato che la dirigenza medica dell’ospedale aveva chiesto alla direzione della Asst di chiudere, e che tale richiesta sarebbe rimasta inascoltata per via dell’ordine “arrivato dall’alto” di “rimanere” aperti. Operatori che avrebbero raccontato di come sarebbero stati trattati i pazienti Covid 19 e che avrebbero parlato anche di mancata sanificazione per alcuni giorni della struttura, nonostante si fossero registrati i primi casi positivi, e della penuria se non assenza di presidi di protezione per il personale. Testimonianze queste che dovranno essere incrociate con le dichiarazioni di altri e riscontrate anche attraverso le carte raccolte dai Nas, come i provvedimenti e le direttive emanati dai vertici dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale e dalla direzione generale dell’assessorato lombardo al Welfare.

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