Il leader bielorusso Aleksandr Lukashenko con le sue dichiarazioni colorite ha contribuito a creare un’immagine della Bielorussia Covid-negazionista, l’unico Paese europeo dove va avanti il campionato di calcio e uno di pochi Stati che non hanno chiuso le frontiere e non hanno dichiarato il lockdown. Eppure la pandemia di coronavirus sta generando uno slancio della società civile mai visto nell’“ultima dittatura d’Europa”: gli attivisti e volontari si stanno mobilitando per raccogliere fondi e aiutare gli ospedali e i cittadini stanno applicando una “quarantena dal basso”, costringendo il potere a reagire a sua volta con un cambio di retorica e misure concrete.

Lukashenko, che governa un Paese di 10 milioni abitanti da 25 anni, ha bollato il coronavirus come psicosi e ha detto che il nemico più temibile non è il virus, ma il panico. E da buon ex direttore di sovkhoz ha consigliato come profilassi di mettersi alla guida di un trattore. Tra gli altri rimedi contro Covid-19 proposti dal presidente bielorusso si rammentano vodka, sauna e cibi grassi.

Lukashenko si era augurato che il picco dell’epidemia nel Paese sarebbe passato entro la Pasqua ortodossa che si celebra quest’anno il 19 aprile. Ma gli ultimi dati diffusi dal ministero della Sanità bielorusso testimoniano un quadro diverso. Al 10 aprile i casi positivi erano 1.981 e i dicessi 19, mentre il 30 marzo nel Paese c’erano solo 152 contagi. I casi stanno crescendo dunque in modo esponenziale e, secondo il rappresentante dell’Organizzazione mondiale della Sanità in Bielorussia, il picco si raggiungerà a fine aprile-maggio. L’Oms ha raccomandato al Paese di adottare misure di distanziamento sociale più stringenti, compresi il divieto di assembramenti di massa e la quarantena.

In Bielorussia è stata lanciata una petizione online che ha raccolto più di 150mila firme, nella quale i cittadini denunciano la disinformazione sul virus e chiedono di introdurre la quarantena. Attualmente nel Paese sono obbligati ad auto-isolarsi per 14 giorni soltanto coloro che sono arrivati dagli Stati con casi attestati di coronavirus, nonché i malati Covid e i loro contatti di primo e secondo livello. Ma negli ultimi giorni le autorità della capitale Minsk e di alcuni altri comuni hanno cominciato ad adottare misure restrittive e nelle scuole bielorusse, dove era stato tolto l’obbligo di frequenza, sono state prorogate di un’altra settimana le vacanze primaverili.

La situazione più esplosiva si è registrata a Vitebsk, la seconda città in Bielorussia per numero di casi Covid dopo Minsk. Lukashenko, parlando di contagio di una decina di medici in città, ha criticato gli operatori sanitari per non aver usato i dispositivi di protezione. Però i medici bielorussi hanno testimoniato sui media indipendenti che questi dispositivi spesso mancano.

“Abbiamo ricevuto più di 600 richieste di aiuto dagli ospedali bielorussi, e per la nostra società parlare apertamente di un problema è un passo molto serio”, dice a Ilfattoquotidiano.it l’attivista Andrej Stryzhak, che coordina più di 800 volontari del progetto #ByCovid19, iniziativa di crowdfunding per aiutare i medici bielorussi che è stata lanciata a fine marzo da diversi rappresentati della società civile e che finora ha raccolto 72mila rubli bielorussi (circa 26mila euro) e 10mila euro dalla diaspora bielorussa, soldi che servono per comprare le mascherine FFP3 per gli operatori sanitari e le attrezzature per gli ospedali.

“Quando abbiamo visto le dimensioni che sta prendendo questa raccolta fondi, abbiamo capito che è uno slancio dei bielorussi che vogliono proteggere i medici perché i medici a loro volta proteggono noi”, ha spiegato Stryzhak. La difficoltà secondo lui, però, non è trovare i soldi, ma riuscire ad acquistare il materiale, visto che tanti Paesi hanno vietato le esportazioni dei dispositivi medici necessari.

Secondo Andrej Vozjanov, docente dell’European Humanities Univeristy a Vilnius, che ora si trova a Minsk, in Bielorussia si sta in realtà già applicando “una quarantena civile dal basso”. Le strade della capitale bielorussa si sono svuotate, sempre più persone portano le mascherine e i guanti, tanti ristoranti e gallerie hanno chiuso di loro iniziativa, racconta Vozjanov al Fatto.it. “È sbagliato, come ora avviene all’estero, giudicare il comportamento della Bielorussia rispetto al virus in base alle dichiarazioni fuorvianti del presidente che con una piccola parte della nomenclatura si mette contro tutto il popolo”, spiega Vozjanov. Il docente teme anche lo spettro del vicino ingombrante, la Russia, dove i media già invocano la necessità di salvare la Bielorussia, dipinta come incapace di fronte al сoronavirus.

Il mancato accordo tra Lukashenko e il presidente russo Vladimir Putin per creare uno Stato unificato tra Russia e Bielorussia (il processo di integrazione tra i due Paesi si trascina da vent’anni) ha scatenato una guerra del petrolio tra Minsk e Mosca, la quale ha contribuito alla profonda recessione del Paese proprio a pochi mesi dal lancio della campagna presidenziale. In uno Stato povero, come la Bielorussia, tanti cittadini, se dovessero scegliere tra il collasso dell’economia a causa del lockdown e il crollo del sistema sanitario per l’assenza di quarantena, sarebbero in difficoltà. Tuttavia, secondo il politologo bielorusso indipendente Artem Shraybman, non sono le preoccupazioni economiche a definire la posizione del leader bielorusso sul coronavirus, ma il fatto di essersi impuntato sulla sua valutazione iniziale dell’epidemia, che si è poi rivelata totalmente sbagliata. “È uno dei più azzardati esperimenti politici di Lukashenko in tutta la sua carriera”, ha detto Shraybman in una recente analisi.

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