“Un’emergenza sanitaria non è il momento giusto per combattere gli autoritarismi. La Commissione europea e il Ppe hanno avuto dieci anni per farlo, ma sono rimasti indifferenti. E così il regime populista di Orban è pronto”. Gábor Polyák (nella foto sotto) è professore associato di di diritto dei media all’università di Pécs e a capo di Mertek Media Monitor, una ong che si occupa di libertà di stampa. Un cardine dello Stato di diritto nuovamente sfregiato a Budapest dalla legge approvata dal Parlamento e ha concesso pieni poteri al primo ministro. Orban cavalca l’emergenza sanitaria governando per decreto, senza limiti di tempo né avversari. Cercando, spiega Polyák, di nascondere la crisi del sistema sanitario nazionale che lui stesso ha aggravato e di accreditarsi come l’uomo forte che farà uscire il paese dall’emergenza. Il tutto mentre, più dei giornalisti, sono medici e infermieri a essere ridotti al silenzio.

Vi aspettavate che passasse questa legge?
Non posso dire sia stata una sorpresa, anche se non si è mai preparati a un Parlamento che perde le sue funzioni di controllo. Ora, di fatto, l’esecutivo può governare per decreto a oltranza. D’altra parte, però, è questa l’Ungheria di Orban. Dal 2010 non c’è stato mese senza che venissero approvate norme contro contro lo stato di diritto inimmaginabili fino a poco prima. Questa mossa è senz’altro una delle più spettacolari mai fatte dal regime, ma è da dieci anni che viviamo governati da una persona che non viene controllata né limitata in alcun modo. Sappiamo che Orban odia qualsiasi tipo di interferenza e dibattito: adesso ha avuto formalmente la possibilità di eliminarli.

Cosa pensi che cambierà adesso?
Difficile dirlo. Orban poteva già fare passare i suoi provvedimenti con la maggioranza di due terzi del Parlamento, in più non c’è praticamente nessun attore economico indipendente così come nessun bilanciamento al suo potere. Quindi con l’eliminazione del Parlamento l’unica cosa che resta è che si cristallizzi definitivamente la sua immagine di uomo forte. Cosa che per lui è anche rischiosa, perché sarà automaticamente responsabile di ogni errore. E c’è da aggiungere che punta a evitare dibattiti sulla situazione sanitaria e sull’efficacia delle sue misure per contrastare la pandemia.

Quali effetti ha la legge sui suoi oppositori?
Oggi paura e incertezze sono più forti. Non parlo dei giornalisti, perché quelli indipendenti non mollano. Ma i medici, gli insegnanti, gli agenti saranno minacciati da questa legge. Non credo che Orban interverrà per decreto sulle istituzioni: l’ha già fatto con leggi ordinarie. Per lui è importante dimostrare che può governare senza Parlamento, senza ostacoli.

Adam Kovacs, l’ambasciatore ungherese in Italia, si è affrettato a rimarcare che il Parlamento svolge ancora le sue funzioni e che i poteri di Orban non sono illimitati.
Non è vero. Il Parlamento può soltanto ratificare quello che lui decide. Non sono stati chiariti i temi sui quali Orban può intervenire per decreto e il governo può cambiare tutti i provvedimenti. Il suo potere ora è letteralmente illimitato.

Pensi che Orban, una volta finita l’emergenza, sospenda questa legge?
Non ne ha bisogno sul lungo periodo, politicamente è troppo rischioso. Forse l’emergenza in Ungheria avrà strascichi più lunghi che in altri Paesi e in ogni caso spetta a lui decidere fino a quando. Ma sarà il vincitore quando annuncerà che il periodo del governo per decreto sarà finito. Dirà che tutte le voci che lo davano a tempo indeterminato erano infondate. Gli altri avranno sbagliato e lui sarà il bravo ragazzo e se avrà fortuna anche l’eroe della battaglia contro la pandemia. Grande rischio, grande vittoria.

La legge dei ‘pieni poteri’ era necessaria per introdurre misure di contenimento dell’epidemia?
No. Il governo poteva già chiudere scuole, università e uffici pubblici. Ed era possibile prorogare il periodo di emergenza di 15 giorni, anche se in questo caso in Parlamento averebbe avuto il diritto di stabilire se fosse o meno necessario.

In Ungheria, ufficialmente, i contagiati sono 623 e 26 i morti. C’è l’impressione che i numeri non corrispondano alla reale portata del contagio?
Anche Orban ha detto che i contagiati sono molti di più. Qui può fare il test soltanto chi ha sintomi evidenti, il che rende i numeri inaffidabili.

Sui giornali si legge che la situazione negli ospedali è drammatica.
La nostra sanità è in condizioni pessime. Ha subito tagli per decenni, e i più importanti sono stati fatti proprio da Orban. Deve nascondere i risultati delle sue politiche. Gli ospedali sono quasi tutti pubblici, ma non si sa davvero quale sia la situazione. Il personale non vuole e non può parlare. Solo se hai amici infermieri o medici puoi avere informazioni attendibili. E anche la disponibilità di mascherine e dispositivi di protezione individuale è di molto inferiore rispetto alle cifre ufficiali.

Gli ungheresi sono spaventati dalla pandemia?
La maggior parte prende seriamente la questione, quindi è disciplinata. Ma la valutazione dei pieni poteri a Orban dipende dalla visione politica di ciascuno: gli elettori di Fidesz sono soddisfatti, gli altri no. Siamo una società molto polarizzata, viviamo in due Paesi diversi. Un aspetto molto funzionale anche per la legge che è passata.

Il testo prevede fino a 5 anni di carcere per chi diffonde fake news. Come pensi che influenzerà i mezzi di informazione?
Non è una legge contro le fake news. Avevamo già una normativa che puniva la diffusione di notizie false che creavano “allarme sociale” e il nuovo provvedimento la estende anche a questa situazione. Vengono punite le informazioni fake che mettono a rischio la battaglia contro l’epidemia. Non è chiaro cosa si intenda, ma si è punibili quando fatti veri vengono inseriti in un contesto che non lo è. Per fare un esempio: si può dire che non ci sono mascherine negli ospedali, ma non che questo è il motivo per cui medici e infermieri vengono contagiati. In questo caso il contesto può essere interpretato come ‘falso’. E se la strategia di difesa del governo è di non pubblicare dati veri sulla pandemia per non scatenare il panico allora la diffusione dei numeri reali può essere ritenuta ingannevole e punita.

È una normativa per minacciare i media indipendenti?
Non credo, loro hanno già famigliarità con queste minacce. Penso che invece il rischio sia per le eventuali fonti: medici, infermieri, insegnanti hanno paura e non vogliono parlare coi media.

È anche vero che in situazioni di emergenza, che di per sé sono molto fluide, è facile fornire notizie incomplete e inaccurate. Qual è la strategia per non incappare in sanzioni?
Difficile dirlo. Ma il crimine deve essere commesso deliberatamente e il giudice ha il diritto di tutelare il giornalista. In ogni caso l’accusa di diffondere notizie false è di per sé molto sconveniente.

C’è qualcuno che sta protestando contro la nuova legge?
Ong e partiti di opposizione. Ma la nostra visibilità è scarsa.

La Commissione Ue ha chiesto a Orban misure proporzionate e limitate e 14 Paesi, italia inclusa, si sono detti preoccupati per la tenuta della democrazia e dello Stato di diritto. Ma è pur vero che le istituzioni Ue dimostrano di avere le mani legate e al momento non sono stati presi provvedimenti.
Sì, penso che ormai sia troppo tardi. Il potere di Orban è molto saldo, e l’Europa ha assistito a tutta la sua evoluzione sin dal 2010, sostenendolo anche coi fondi comunitari. La crisi sanitaria non è il momento giusto per combattere gli autoritarismi, il Ppe e la Commissione hanno avuto dieci anni per farlo ma sono rimasti indifferenti. E così adesso il regime populista di Orban è pronto.

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