I pieni poteri ottenuti da Viktor Orban in Ungheria per gestire l’emergenza coronavirus allarmano gli Stati membri dell’Unione europea. Così se le istituzioni Ue dimostrano di avere le mani legate e al momento non sono stati presi provvedimenti, chi si è mosso sono quattordici Paesi (tra cui Francia, Germania e Spagna) che hanno firmato una dichiarazione congiunta: “Siamo profondamente preoccupati“, si legge, “dal rischio di violazione dei principi dello Stato di diritto, della democrazia e dei diritti fondamentali che derivano dall’approvazione di alcune misure di emergenza”. Nei giorni scorsi la presidente della commissione Ue Ursula Von der Leyen si era limitata a dire che avrebbero monitorato la situazione e aveva avvertito Orban perché le misure fossero “temporanee e limitate nel tempo”. E oggi ha ribadito nuovamente di essere “molto preoccupata che queste misure vadano oltre”. Poco dopo il presidente del Parlamento europeo David Sassoli ha rivelato di aver ricevuto mandato per inviare una lettera alla stessa commissione “per chiedere come intenda muoversi di fronte alla legge approvata dal Parlamento ungherese” e, soprattutto, “se questo non costituisca una grave violazione dell’Articolo 2 del Trattato, quello che parla dei nostri valori, fondati sulla democrazia e la libertà”.

Intanto segnali arrivano anche dal Ppe, che da mesi stava rinviando la decisione sull’espulsione di Orban e del suo partito. Tredici esponenti di partiti che fanno parte dei Popolari europei, tra cui anche il premier greco Kyriakos Mitsotakis e la premier norvegese Erna Solberg, hanno scritto una lettera indirizzata al presidente del Ppe Donald Tusk per chiedere l’espulsione del primo ministro ungherese. “I recenti sviluppi – si legge nella missiva – hanno confermato la nostra convinzione che Fidesz, con le sue politiche attuali, non possa godere appieno dell’appartenenza al Partito popolare europeo”. E concludono: “Chiediamo l’espulsione di Fidesz dal Ppe in conformità dell’articolo 9 dello statuto” del partito, che regola la sospensione e l’espulsione dei membri dal gruppo”. Nessun italiano ha firmato la lettera. Nei giorni scorsi proprio i leader Matteo Salvini e Giorgia Meloni erano intervenuti in difesa di Orban.

Tra gli Stati invece che hanno aderito alla dichiarazione congiunta perché i principi fondamentali della democrazia in Ue siano rispettati figurano: Italia, Germania, Belgio, Danimarca, Spagna, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo e Svezia. “Le misure di emergenza – si legge nel testo – dovrebbero essere limitate a ciò che è strettamente necessario, essere proporzionate e provvisorie per loro natura, essere oggetto di un riesame regolare e rispettare i principi suddetti, nonché gli obblighi del diritto internazionale. Esse non dovrebbero limitare la libertà di espressione o la libertà della stampa”. “È insieme – proseguono – che dobbiamo superare questa crisi e difendere i nostri principi e valori. Sosteniamo dunque l’iniziativa della Commissione europea volta a sorvegliare le misure di emergenza e la loro applicazione al fine di garantire il rispetto dei valori fondamentali dell’Unione, e invitiamo il Consiglio degli Affari Generali a occuparsi della questione al momento opportuno. Questa dichiarazione è aperta a tutti gli Stati membri che desiderino parteciparvi – è la conclusione – la lista degli Stati membri che la sostengono potrà essere aggiornata di volta in volta.

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