Un centromediano tutto d’un pezzo della Juve e della Nazionale, un altrettanto bravo allenatore dei bianconeri, con cui ha vinto dalla panchina tre scudetti. Nella storia popolare del nostro Paese Carlo Parola rimarrà però per una celebre rovesciata, correva l’anno 1950, diventata poi il simbolo in tutto il mondo delle figurine di calcio. In Azzurro Tenebra, romanzo ambientato nel ritiro italiano in Germania durante i mondiali del 1974, Parola vi appare come uno dei pochi personaggi positivi al 100 percento (un altro è Enzo Bearzot). Nel libro di Giovanni Arpino è Gauloise, perché Carlo un pacchetto di sigarette al giorno faceva fatica a farselo bastare. “In effetti ad Arp pareva ancora assurdo non ammirare Gauloise rovesciato in volo, mentre colpiva di pieno collo destro e ricadeva sull’erba tra la stupefazione di centomila italiani o centomila inglesi o centomila brasiliani. Perché Gauloise era stato un maestro, una perfezione di stile”, scrive l’autore, grande appassionato di calcio.

L’immagine della rovesciata appare per la prima volta in copertina e sulle bustine Panini nella stagione 1965-66. Qualche stagione dopo, nel 1973-74, viaggia all’estero comparendo sull’album di figurine belga. Soprattutto nell’ultimo decennio non è raro trovare in copertina Parola: negli album dei campionati brasiliani, argentini, francesi, romeni, russi, polacchi e turchi. Quest’anno addirittura su quello della Premier League inglese, tornato alla Panini come produzione. Gianni Bellini, uno dei più grandi collezionisti Panini del mondo, conserva gelosamente tutte queste reliquie nella sua abitazione emiliana.

A metà anni Settanta Giampiero Boniperti affida a Carlo Parola la panchina della Juventus con cui riuscirà a vincere uno scudetto. I suoi calciatori un giorno, scherzando durante l’allenamento, mettono in dubbio il fatto che quella rovesciata fosse davvero reale. Il fotografo Corrado Bianchi la immortalò durante la partita Fiorentina-Juventus, quando Parola da buon difensore allontanò con quel gesto acrobatico un pericolo avversario. Mister Parola si fa fare un cross come si deve da un suo calciatore e a 55 anni riproduce perfettamente la rovesciata. “Era un uomo simpaticissimo, esuberante, autoironico, capace di ridere e di prendere in giro sé stesso, insomma uno che non faceva mai pesare il fatto di essere stato un giocatore leggendario”, ha scritto Dino Zoff nella postfazione al libro di Arpino. Conclusa la carriera di allenatore, Parola continuerà a fare l’osservatore per la Juve. Morirà il 22 marzo 2000 in ristrettezze economiche. Il vecchio amico Boniperti andò a fare le condoglianze alla famiglia, portando con sé una cravatta bianconera con cui Parola viene sepolto.

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