“Ho chiesto al Signore di fermare l’epidemia: Signore, fermala con la tua mano. Ho pregato per questo”. Così Papa Francesco ha raccontato a Repubblica la sua preghiera contro la pandemia del coronavirus nella Basilica di Santa Maria Maggiore, davanti all’icona della Salus populi romani, e poi nella Chiesa di San Marcello al Corso, venerando il Crocifisso miracoloso che nel Cinquecento salvò Roma dalla peste. Anche per Bergoglio questo è un tempo abbastanza insolito, trascorso per lo più nella sua residenza di Casa Santa Marta, con messe quotidiane, udienze generali del mercoledì e Angelus domenicali solo in diretta video streaming, senza quel contatto coi fedeli da lui molto amato e sempre ricercato. “In questi giorni difficili – ha spiegato il Papa – possiamo ritrovare i piccoli gesti concreti di vicinanza e concretezza verso le persone che sono a noi più vicine, una carezza ai nostri nonni, un bacio ai nostri bambini, alle persone che amiamo. Sono gesti importanti, decisivi. Se viviamo questi giorni così, non saranno sprecati”.

Anche l’agenda di Francesco è stata profondamente cambiata a seguito dell’emergenza del coronavirus. Le udienze private sono state ridotte al minimo, ammettendo solo i più stretti collaboratori della Curia romana, con rarissime eccezioni. Le visite, programmate da tempo, di alcune Conferenze episcopali straniere sono state rinviate a quando l’epidemia sarà finita. La Prefettura della Casa Pontificia ha già annunciato che le celebrazioni della Settimana Santa presiedute dal Papa saranno senza fedeli. Molto probabilmente Francesco le celebrerà nella Basilica Vaticana, all’altare della Cattedra, e potranno concelebrare soltanto i cardinali e vescovi della Curia romana. A eccezione della messa crismale, quella nella quale si consacrano gli oli sacri e si rinnovano le promesse sacerdotali, che dovrebbe essere spostata alla fine dell’epidemia.

In questo tempo di isolamento forzato, per Bergoglio “dobbiamo ritrovare la concretezza delle piccole cose, delle piccole attenzioni da avere verso chi ci sta vicino, famigliari, amici. Capire che nelle piccole cose c’è il nostro tesoro. Ci sono gesti minimi, che a volte si perdono nell’anonimato della quotidianità, gesti di tenerezza, di affetto, di compassione, che tuttavia sono decisivi, importanti. Ad esempio, un piatto caldo, una carezza, un abbraccio, una telefonata… Sono gesti familiari di attenzione ai dettagli di ogni giorno che fanno sì che la vita abbia senso e che vi sia comunione e comunicazione fra noi”.

Per Francesco, infatti, “a volte viviamo una comunicazione fra noi soltanto virtuale. Invece dovremmo scoprire una nuova vicinanza. Un rapporto concreto fatto di attenzioni e pazienza. Spesso le famiglie a casa mangiano insieme in un grande silenzio che però non è dato da un ascolto reciproco, bensì dal fatto che i genitori guardano la televisione mentre mangiano e i figli stanno sul telefonino. Sembrano tanti monaci isolati l’uno dall’altro. Qui non c’è comunicazione; invece ascoltarsi è importante perché si comprendono i bisogni dell’altro, le sue necessità, fatiche, desideri. C’è un linguaggio fatto di gesti concreti che va salvaguardato. A mio avviso il dolore di questi giorni è a questa concretezza che deve aprire”.

Parlando del sacrificio del personale sanitario che lotta “in prima linea per salvare altre vite”, ha aggiunto: “Ringrazio chi si spende in questo modo per gli altri. Sono un esempio di questa concretezza. E chiedo che tutti siano vicini a coloro che hanno perso i propri cari, cercando di accompagnarli in tutti i modi possibili. La consolazione adesso deve essere impegno di tutti. In questo senso mi ha molto colpito l’articolo scritto su Repubblica da Fabio Fazio sulle cose che sta imparando da questi giorni. Tanti passaggi, ma in generale il fatto che i nostri comportamenti influiscono sempre sulla vita degli altri. Ha ragione ad esempio quando dice: ‘È diventato evidente che chi non paga le tasse non commette solo un reato ma un delitto: se mancano posti letto e respiratori è anche colpa sua’. Questa cosa mi ha molto colpito”.

Da Francesco, infine, anche una parola per chi non crede: “Tutti sono figli di Dio e sono guardati da lui. Anche chi non ha ancora incontrato Dio, chi non ha il dono della fede, può trovare lì la strada, nelle cose buone in cui crede: può trovare la forza nell’amore per i propri figli, per la famiglia, per i fratelli. Uno può dire: ‘Non posso pregare perché non credo’. Ma nello stesso tempo, tuttavia, può credere nell’amore delle persone che ha intorno e lì trovare speranza”.

Twitter: @FrancescoGran

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