Dopo che solo tre giorni fa la frase del suo consigliere scientifico “sulla necessità di sviluppare l’immunità di gregge” ha fatto il giro del mondo, il premier inglese Boris Johnson ha deciso di fare marcia indietro e aumentare le restrizioni in Gran Bretagna contro il diffondersi del coronavirus. Nel corso di una conferenza stampa, ha quindi raccomandato lo stop di tutti i viaggi non necessari, il lavoro da casa “per chiunque possa” e la rinuncia a contatti sociali pubblici. “Da ora dovete evitare pub, teatri, club e altri luoghi di ritrovo“, ha detto il primo ministro Tory rivolgendosi alla popolazione.

Johnson però per il momento non ha imposto la chiusura degli esercizi commerciali. Il governo, ha detto sempre parlando ai giornalisti, “sta dando ai gestori di pub, locali pubblici teatri e altri luoghi di aggregazione un forte consiglio affinché gli esercizi vengano chiusi, ma non ritiene di dover usare in questa fase i propri poteri per imporre una serrata”. Il premier, affiancato dal suo consigliere scientifico e da quello medico, ha annunciato nuove “drastiche misure” per contrastare il contagio da coronavirus, invitando soprattutto i britannici a rispettare misure di distanziamento sociale, evitando i luoghi affollati e privilegiando il telelavoro, laddove possibile. Tra le misure suggerite, la permanenza a casa in autoisolamento per 14 giorni per le persone con sintomi di influenza e i loro conviventi.

Un portavoce di Downing Street in giornata è anche intervenuto per fare alcune precisazioni sul rapporto riservato delle autorità sanitarie britanniche, diffuso nelle scorse ore dal Guardian. Il documento ha fatto molto discutere perché all’interno si ipotizza fino a un’80% di contagi da coronavirus fra la popolazione del Regno Unito in un anno e a 7,9 milioni di ricoveri in ospedale. Questo, è il commento arrivato da Downing Street, “riflette il peggior scenario ragionevolmente possibile”, non una previsione. “Prepararsi allo scenario peggiore – ha aggiunto – è ciò che un governo responsabile fa, ma ciò non significa che ci aspettiamo che accada”.

Il portavoce del premier anche oggi ha difeso la strategia graduale adottata finora dall’esecutivo Tory, ricordando come nel Paese siano stati eseguiti oltre 40.000 tamponi, “numero di test fra i più alti al mondo”. Mentre ha invitato la gente a evitare l’accaparramento e a “non comprare più di quello di cui ha bisogno”, assicurando che sono state adottate tutte le misure necessarie per garantire le forniture essenziali. Un piccolo gruppo d’attivisti ha intanto manifestato oggi di fronte a Downing Street per invocare restrizioni sociali immediate più severe contro l’epidemia.

Il 13 marzo scorso aveva fatto molto discutere nel mondo l’analisi del consigliere scientifico di Johnson, sir Patrick Vallance, che aveva dichiarato: “Circa il 60% della popolazione del Regno Unito dovrebbe essere infettato dal coronavirus” per far sì che la società possa guadagnare una immunità di gregge dai futuri focolai, dato che l’infezione potrebbe tornare “di anno in anno”.

Il professor Chris Whitty, chief medical officer, oggi ha dichiarato che l’accelerazione della strategia britannica contro il coronavirus ha “un singolo obiettivo”: quello di ridurre il numero di morti che comunque ci saranno. La quota di decessi diretti legati al Covid-19 è stimata come bassa, ha notato Whitty, ma “un numero significativo” di pazienti morirà a causa del prevedibile “sovraffollamento” degli ospedali. Di qui la necessità di misure via via più drastiche mirate ad “abbassare assai significativamente” il picco di contagi e l’impatto dell’epidemia sul servizio sanitario nazionale (Nhs). Non senza ammettere che tali misure potranno avere effetti collaterali “negativi sulla salute” psico-fisica della popolazione, ma restano comunque necessarie per frenare e diluire la diffusione del virus.

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