Solo qualche giorno fa passeggiare, scegliere se andare a cena oppure al cinema ci sembrava semplicemente scontato. L’epidemia di Sars Cov 2 ha cambiato, per ora, la nostra vita. Le libertà civili, come dicono i giuristi, sono compresse, alcuni diritti devono recedere perché ce ne è uno che nella nostra Costituzione è sul gradino più alto di tutti: il diritto alla salute. Gaetano Azzariti, professore ordinario di Diritto costituzionale dell’Università La Sapienza, interpellato dal Fattoquotidiano.it, spiega perché le misure sono accettabili e perché, dopo il caso di positività a Montecitorio, si debba trovare il modo di far votare comunque deputati e senatori: un Parlamento chiuso o sospeso “non è accettabile”.

Quanto incide questa lunga serie di limitazioni sulle nostre libertà garantite dalla Costituzione?
In questo momento è soprattutto in gioco quel diritto che nella Costituzione è il più fondamentale tra tutti: il diritto alla salute. E proprio la Costituzione prevede, per ragioni di salute, che siano possibili limitazioni di altri nostri diritti fondamentali. Limitazioni di una tale gravità che sarebbero, anzi che sono inammissibili in tutti i casi, salvo che per motivi di sanità e sicurezza. Questo la Costituzione lo ribadisce all’articolo 16. Sarebbe un colpo di Stato vietare la circolazione se non ci fosse questa ragione. Sarebbe un colpo di Stato vietare di riunirsi pacificamente e senza armi se non ci fossero, e lo dice l’articolo 17, motivi di sicurezza e incolumità pubblica comprovati. Purtroppo ora viviamo in stato di eccezione, ma proprio per questo è importante che queste misure siano del tutto limitate nel tempo. C’è un’epidemia che rischia di travolgerci, dobbiamo stare a casa: le misure sono ammissibili ma devono essere delimitate nel tempo e dovremo vedere cosa succede il 3 aprile e con molta serietà capire qual è la situazione sanitaria

Il premier Giuseppe Conte, parlando della richiesta di ulteriori restrizioni, ha detto che bisogna tenere in considerazione la libertà di impresa. E in queste ore si sta assistendo a un confronto tra industriali e la regione Lombardia che chiede la serrata
Un punto deve essere chiaro. È vero che ci cono interessi in gioco che hanno rilievo costituzionale però, e penso a Thomas Hobbes, su tutto prevale il diritto alla vita, nella forma essenziale del diritto alla salute. Difronte a questo tutti gli altri diritti devono essere limitati. È il primo compito dello Stato quello di tutelare la vita e la salute. Per quanto riguarda l’iniziativa economica privata, poi, è la Costituzione stessa che dice che essa è libera, ma anche che non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

Quindi questo diritto all’iniziativa libera deve recedere di fronte a quello della salute
Noi per anni abbiamo introiettato una ideologia: che il privato è bello. Ci siamo dimenticati che è il pubblico che dovrà garantire che una situazione di emergenza non si tramuti in un crollo economico. Non è un compito facile, ma qualcosa si sta facendo con le misure adottate. Se vogliamo trarre lezione da questa tragedia è che lo Stato non è un impaccio, ma è ad esso che bisogna rivolgersi per pretendere che esso si impegni a garantire il diritto alla salute oggi e il diritto al lavoro domani. Se il lavoro è un diritto, è lo Stato che deve pensare alla sussistenza delle persone anche con interventi impegnativi ed adeguati all’eccezionalità del momento

Dopo il caso di un deputato positivo si discute del problema di un Parlamento dimezzato e sospeso
Mi ha colpito molto questo. Il Parlamento non può chiudere soprattutto in situazioni di emergenza. Mi permetta una battuta: oggi si discute della chiusura di tutte le attività tranne farmacie e alimentari. Ebbene credo che il Parlamento sia un organo altrettanto indispensabile per la nostra vita democratica e quindi una chiusura delle aule parlamentari non è proprio concepibile. È necessario garantire la continuità delle attività parlamentari, trovare un modo per far votare tutti i nostri rappresentanti. Un allungamento dei tempi, una razionalizzazione dei lavori possono essere ammessi, ma deve in ogni caso essere garantito a tutti i parlamentari di partecipare ai lavori. Mi lascia perplesso l’accordo di tutti i gruppi parlamentari sulla riduzione in percentuale di chi possa andare a votare. Se si fa la fila al supermercato, si può fare la fila per votare con tutte le garanzie e le precauzioni necessarie. Anziché votare in un solo giorno, si può votare in tre, rallentando i tempi di votazione ovvero adottando tecniche più celeri di voto elettronico. Si può anche votare con lo scaglionamento.

Se si organizzasse il voto online?
È un problema di regolamenti parlamentari, la soluzione è quella di allungare i tempi delle votazioni per far votare tutti. Si eviterebbero così gli assembramenti e si rispetterebbero tutte le misure sanitarie necessarie.

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