“Ciao, sono spagnola e ho 15 anni. Mi rivedo in te, Inna. Fai parte di quelle rare persone che si battono per i propri ideali. Sei la mia eroina. Ammiro i vostri tentativi di voler cambiare il mondo. Grazie alla vostra battaglia, offrite un enorme supporto alle donne, anche a quelle che non lo sanno. Il mio sogno è di incontrarti un giorno e di lottare al tuo fianco per cambiare il mio Paese. Lo so, ho solo 15 anni, ma so quello che voglio e tu, per me, sei un modello. Per favore, non arrenderti mai”.

Il testo di questo messaggio, arrivato nel mezzo di una grave crisi di senso del suo attivismo, ma anche di paura per la sua vita, è citato nell’introduzione dell’emozionante, e generoso, secondo libro di Inna Shevchenko, attivista simbolo del gruppo femminista Femen. Il libro, dal titolo Eroiche – Amazzoni, peccatrici e rivoluzionarie (Giulio Perrone editore) è il secondo testo nel giro di tre anni, dopo l’uscita del saggio a quattro mani con Pauline Hillier Anatomia dell’oppressione, importante pamphlet sullo stretto intreccio tra fondamentalismo religioso e patriarcato.

Eroiche è un libro su due strati, fresco e profondo allo stesso tempo. Il primo strato è quello pop, come indica il titolo: se vi piacciono i testi che citano molti personaggi sarà gradevole fare lo slalom tra figure femminili storiche, note e meno note, in una girandola di notizie e di lampi di cultura, musica, politica.

In questo sta la straordinaria generosità e lo spirito lontanissimo dall’accademia dell’autrice del libro, che non ha paura di parlare di altre donne, anche contraddittorie tra loro, tributando omaggio e riconoscimento perché “il patriarcato continua a propinarci un modello istituzionalizzato in cui gli uomini vengono dipinti come eroi mentre le donne al massimo come ‘carine’, in cui gli uomini detengono l’autorità e le donne, spesso considerate incapaci, obbediscono. Assistere alla riuscita di qualcuno in cui ci identifichiamo ci induce a pensare di poter fare anche noi altrettanto. Ma è un esercizio particolarmente arduo per le donne. La politica, l’ambito del pensiero, l’arte e soprattutto le religioni sono ancora dominate per lo più da figure maschili. La società ci spinge a essere docili, e tutte le numerose prescrizioni culturali e religiose che ci impone mirano a sbarrarci la strada dell’emancipazione e, potenzialmente, ci impediscono di diventare eroine”.

Il secondo strato è quello autobiografico: anche se appena trentenne Shevchenko ha già vissuto molte vite tutte insieme, rischiando in prima persona ed esponendosi, letteralmente, insieme alle sue compagne all’odio feroce per le sue prese di posizioni nette contro sessismo e fanatismo religioso. “Da bambina, in Ucraina, mi colpiva l’atteggiamento delle donne che mi stavano attorno. Erano belle, votate al sacrificio, forti, ma soprattutto silenziose, mai un lamento nonostante le innumerevoli sofferenze, erano parte attiva della società economica eppure inette sul versante politico. Sapevo bene che erano in grado di produrre, creare, organizzare, inventare, governare, battersi. Eppure ci veniva intimato di comportarci in ben altro modo: di non fare troppo trambusto, di rinunciare all’indipendenza, di non avere fiducia in noi stesse. Non dovevamo diventare cattive ragazze. A prescindere dal luogo in cui siamo nate, non fanno che ripeterci continuamente che bisogna fare le brave. Una specie di mantra che ci fa sentire sbagliate e ci costringe a fare un passo indietro”.

Con l’energia della giovinezza e con la maturità della consapevolezza di stare dentro una genealogia Inna Shevchenko ci consegna una verità che, semplicemente, racconta l’importanza del dirsi femministe anche in questi tempi così taccagni e miseri circa il nominare quanto siamo debitrici le une verso le altre: “Ho avuto la fortuna di ricevere buoni consigli da parte di donne che, a loro volta, si erano guadagnate la propria libertà – scrive Inna. Sono stata aiutata in questa avventura dall’esempio di quante hanno dimostrato che erano le nostre società ad essere in torto. Sta tutto qui il senso di questo libro. È quanto mai urgente celebrare le donne, metterne in luce le capacità e l’incredibile potenziale. E ora tocca a me”.

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