Sono circa 80.000 le lavoratrici e i lavoratori impiegati in tutta Italia dalle società di call center in outsourcing e la maggior parte di essi ha un’età compresa tra i 35 e i 50 anni.

Le principali società operanti in Italia, come Almaviva, Comdata e Covisian, sebbene agiscano da competitor nell’acquisizione di fette di mercato sempre più grandi, sono assolutamente allineate nelle strategie di gestione e precarizzazione della forza lavoro sia in termini di contenimento dei salari (attraverso il sistematico sotto-inquadramento dei lavoratori), sia in termini di organizzazione dell’orario di lavoro dei dipendenti (attraverso l’utilizzo illegittimo del part-time). In altre parole, queste società hanno di fatto creato un vero e proprio cartello nella gestione, quindi nel controllo, della forza lavoro.

A fronte di questo scenario, i sindacati confederali si sono piegati alle logiche aziendali, evocando, ogni qualvolta le lavoratrici e i lavoratori rivendicavano maggiori diritti, lo spettro della delocalizzazione delle imprese in paesi in cui il costo della manodopera è inferiore o, addirittura, la chiusura delle società.

Ciò nonostante, un collettivo di lavoratrici e lavoratori autorganizzato denominato Almaworkers, tutti dipendenti di Almaviva presso la sede di Segrate, sta cercando di rompere le catene della precarietà a cui da anni sono assoggettati.

In particolare Almaworkers sta attualmente promuovendo un centinaio di vertenze legali contro Almaviva, per chiedere, da una parte, di essere legittimamente inquadrati secondo quanto previsto dal Ccnl Telecomunicazioni (tutti i lavoratori sono, infatti, inquadrati al III° livello del suddetto Ccnl, quando invece avrebbero diritto al IV° livello, con conseguente aumento della loro retribuzione mensile); dall’altra, si impugna invece l’utilizzo illegittimo del part-time da parte dell’azienda.

La grande maggioranza (circa l’80%) dei lavoratori è assunta con contratto part-time a quattro-sei ore giornaliere. Tuttavia, come afferma l’avvocato che segue le lavoratrici e i lavoratori Almaworkers, diversamente da quanto previsto dalla normativa vigente (art. 5, commi 2 e 3, d.lgs. 81/15), nessuno dei lavoratori ha un orario di lavoro predeterminato: Almaviva, al pari di altre società, modifica i turni di lavoro dei propri dipendenti con cadenza settimanale, di fatto impedendo loro di avere un altro impiego e di organizzare liberamente il proprio tempo vita.

Nonostante le legittime rivendicazioni, Almaworkers lamenta che i sindacati presenti in azienda stanno cercando di ostacolare in ogni modo l’iniziativa del collettivo. Inoltre, agli inizi del mese di febbraio è stato comunicato che il 30 marzo 2020 cesserà la commessa Sky-Fastweb che interessa 180 lavoratori di Almaviva della sede di Segrate. Con la cessazione della commessa, le persone interessate dovrebbero venir riassorbite, sulla base della clausola sociale, dalla società che subentra nella gestione del servizio, ed in particolare da Covisian, alle medesime condizioni contrattuali e ferma restando l’anzianità di servizio maturata nel tempo, come espressamente previsto dalla normativa vigente. Il collettivo Almaworkers si è immediatamente attivato chiedendo all’azienda e ai sindacati la massima trasparenza per conoscere al più presto i termini della clausola sociale che verrà sottoscritta dalle società coinvolte.

Nonostante le legittime richieste di Almaworkers, prima fra tutte quella di conoscere in anticipo il contenuto dell’accordo, i sindacati, coerenti con il loro approccio aziendalista, stanno comunicando notizie infondate circa la sorte delle lavoratrici e dei lavoratori, alimentandone l’incertezza (ad esempio, dicendo loro che chi non rinuncia alla causa contro Almaviva non verrà riassorbito da Covisian).

Il collettivo Almaworkers è perfettamente consapevole del fatto che durante i cambi di appalto, come quello che si sta verificando in questi giorni, la società uscente ha tutto l’interesse a liberarsi del maggior numero di lavoratori, mentre la società subentrante spera di acquisirne il minor numero possibile, stante l’assoluta intercambiabilità dei lavoratori operanti nel settore. Il risultato è che in queste situazioni a pagare il prezzo più alto sono sempre e solo le lavoratrici e i lavoratori, messi di fronte al concreto rischio di vedere erosi i propri diritti o di trovarsi addirittura con una lettera di licenziamento in mano.

Per questo motivo Almaworkers ha deciso di diffidare i sindacati dalla sottoscrizione di qualsiasi accordo che non venga prima sottoposto all’approvazione degli interessati.

Se da una parte ci tocca ancora una volta prendere atto della distanza che separa i lavoratori, che vedono i loro diritti costantemente sotto attacco da parte del capitale, dai sindacati confederali, ormai spogliati di qualsivoglia capacità rappresentativa, dall’altra è evidente la volontà delle lavoratrici e dei lavoratori precari di autorganizzarsi e imporre il loro protagonismo.

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