L’istituto “Lazzaro Spallanzani diventerà il “Covid Hospital” del Lazio. Per il resto, la Regione è pronta a dotarsi di un totale di 640 posti letto ordinari, più 173 in terapia intensiva, per fronteggiare il possibile incremento dei contagi da Coronavirus a Roma e nel suo hinterland. Il piano è stato esposto questa mattina in Consiglio regionale dall’assessore laziale alla Salute, Alessio D’Amato. Un programma d’emergenza che, numeri alla mano, ricalca quelli dell’epidemia attuale dei contagi in Lombardia, che alle ore 17 del 3 febbraio contava 698 ricoverati con sintomi, 167 pazienti in terapia intensiva e 461 persone in isolamento domiciliare, per un totale di 1326 positivi. A Roma, infatti, ci si aspetta una rapida impennata dei contagi, dopo il caso del poliziotto 53enne di Pomezia – risultato positivo lunedì – che, fra il 26 e il 27 febbraio, ha passato oltre 20 ore al pronto soccorso del Policlinico Tor Vergata e poi mandato a casa senza che gli venisse fatto il tampone. Il bollettino diffuso alle ore 12 dallo Spallanzani parlava di 20 persone positive ricoverate (di cui tre con supporto respiratorio), dato raddoppiato rispetto a quello delle 17, che contava 10 positivi ricoverati. Da oggi, il nosocomio di via Portuense ha smesso di comunicare nel dettaglio la casistica dei pazienti e, nel bollettino, non inserirà più i non ricoverati. “Ci stiamo preparando a ogni scenario: nel Lazio non ci sono focolai autoctoni ma ci dobbiamo attrezzare a ogni evoluzione del virus”, ha affermato D’Amato.

Il piano della Regione Lazio – A preoccupare è in particolare il numero dei posti in terapia intensiva, vero punto interrogativo dell’emergenza. “Siamo pronti ad aggiungere ulteriori 173 posti dedicati alle malattie infettive”, ha spiegato Alessio D’Amato, a fronte di una ventina di posti ordinari di isolamento a pressione negativa attualmente presenti in tutta la Regione. La specifica è necessaria, perché la terapia intensiva dedicata non può mischiarsi con quella ordinaria, che ad oggi nel Lazio conta 590 posti (di cui 40 sono riguarda la terapia neonatale, dunque le incubatrici). Non è tutto. Il “Covid Hospital” sarà lo Spallanzani, la cui capienza dedicata al Coronavirus verrà raddoppiata: si passerà dagli attuali 150 posti letto fino a una quota di 300. “Oltre a questi – dice l’assessore – abbiamo 340 posti letto per malattie infettive che dovranno assicurare il fabbisogno e la gestione dei casi che possono essere gestiti al di fuori delle terapie intensive”. Per un totale di 640, appunto. D’Amato ha anche annunciato che verranno messi a disposizione dei medici di base dei tabulati preventivi per valutare i potenziali rischi. In generale, la Regione Lazio ha avviato una campagna informativa dove si sconsiglia di recarsi al Pronto Soccorso e di chiamare in particolare il numero 800.118.800 che, dal 27 febbraio a oggi ho ricevuto “oltre 8.000 telefonate”, oltre a limitare le visite alle Rsa e alle case di riposo per non mettere a rischio gli anziani.

I dubbi sulla tenuta. Fdi: “Riaprire ospedali chiusi” – Come detto, il piano “Covid-19” della Regione Lazio si basa su numeri massimi che ricalcano la fotografia odierna dei contagi in Lombardia. Al momento, non viene spiegato se esistono i margini per andare anche oltre, tenendo presente che “il Lazio è ancora zona bianca”. Ma il trend dei contagi negli ultimi giorni si è impennato. Chiara Colosimo, consigliera regionale di Fratelli d’Italia, ha proposto in aula di “riqualificare uno dei tanti ospedali chiusi o dismessi” perché “lo Spallanzani, seppur rappresenti l’eccellenza del nostro territorio, non ha la capacità di contenere tutti i pazienti”. Il riferimento è all’ospedale San Giuseppe di Marino, alle porte della città, o del centralissimo San Giacomo. Anche perché, come detto, le strutture territoriali si stanno ancora tarando sull’eventuale escalation dell’emergenza. Oltre a Tor Vergata, attualmente ci sono medici e infermieri in quarantena anche al Campus Bio-Medico di Trigoria e all’ospedale di Fondi, in provincia di Latina. Al Santa Maria Goretti di Latina, una donna si è sentita male dopo aver passato diverse ore al pronto soccorso ed è stata trasferita allo Spallanzani: la Asl ha provveduto a mettere in quarantena il personale sanitario e a richiamare le persone che hanno frequentato la struttura.

Il problema infermieri: protestano i sindacati – In una Regione reduce da 10 anni di commissariamento della sanità e che non ha ancora abbandonato il piano di rientro, monta anche la questione del personale infermieristico, per lo più sostenuto dai dipendenti delle cooperative accreditate. Il 5 febbraio 2020, l’assessorato ha disposto lo scorrimento straordinario, in caso di emergenza, della graduatoria relativa all’ultimo concorso portato a termine, quello per l’ospedale Sant’Andrea. A Tor Vergata, però – fanno notare i sindacati – si è creato il paradosso che “per assumere ex-novo 46 infermieri non vincitori da detta graduatoria ma risultati idonei al concorso, se ne licenziano pressoché altrettanti oggi in servizio a tempo determinato”. Non solo. “In Lombardia, dove il personale sanitario sta facendo un lavoro incredibile, vengono erogati incentivi economici che qui sono fermi ormai da anni”.

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