Caro studente,
se sei costretto a stare a casa perché nel tuo comune o nella tua regione si è deciso di chiudere le scuole per arginare la diffusione del coronavirus, hai abbattuto la percentuale di rischio di rimanere contagiato, e se ti attieni alle prescrizioni del ministero della Salute, puoi ragionevolmente affermare di averla sfangata. C’è però una parte di te che non può dirsi altrettanto al sicuro, ed è qualcosa a cui scommetto non hai pensato. È il complesso dispositivo cerebrale che determina e muove le tue intuizioni, la ragione, la memoria, la volontà. Sto parlando della tua mente.

In questi giorni il contagio a cui sei esposto non è solo quello virale che ben conosci. Ovunque ti muovi c’è un recinto semantico che delimita i confini della tua libertà di pensiero, uno spazio nel quale siamo tutti indistintamente rinchiusi: in questo spazio sei obbligato a parlare di una cosa sola, di quella COSA, perché per tutte le altre improvvisamente hai perso interesse. Se provi a deviare rotta, sentirai subito affiorare in te una smania sinistra che t’impone di tornare all’Argomento, a quell’unico che sembra appassionarti. Te ne accorgi se guardi i telegiornali, se entri in un bar, se ti affacci sui social, se telefoni o chatti coi tuoi amici, succede a tavola con i tuoi familiari. Pensaci. Se il tuo corpo l’ha fatta franca, la tua mente ha inequivocabilmente contratto un virus.

Sai che succede quando il tuo sistema immunitario è sotto attacco? Anticorpi, fagocìti e cellule citotossiche collaborano alla distruzione dell’ospite indesiderato, tutte le tue funzioni difensive convergono su un unico obiettivo. La stessa cosa accade se un argomento unico si insinua nella tua mente (come un virus, appunto), le tue risorse intellettive si concentreranno su quella sola materia tossica. Inizierai a pensare incessantemente a quella cosa, ti ammalerai letteralmente di quella cosa, e sarà una malattia del pensiero, una patologia che ti imporrà una forma di isolamento dal mondo, perché tutti gli altri pensieri saranno esclusi, perché non potrai fare altro che girare ossessivamente intorno a quell’unica cosa, fino a non vederne più i contorni e le dimensioni, fino a non vedere più nemmeno la cosa. Ciò a cui andrai incontro sarà una sorta di cecità mentale, un banco di nebbia che paralizzerà le tue funzioni psichiche. Il tuo isolamento a quel punto sarà totale, e non sarai mai stato in tutta la tua vita così debilitato, vulnerabile ed esposto. Avrai perduto la facoltà di essere te stesso e sarai ridotto a niente.

Ecco, è proprio quello che ti sta succedendo, e che sta succedendo a tutti noi, in questi giorni. Non riusciamo a pensare ad altro, non siamo capaci di spostare la nostra immaginazione altrove. Siamo sempre lì, alla conta dei morti, ai rischi di contagio, a come starnutire nel modo corretto e a come lavarci le mani, ai luoghi in cui poter andare senza correre rischi e a quante scorte alimentari servono per non patire la fame durante l’apocalisse.

Le percentuali di diffusione di questo virus sono immensamente più elevate dell’altro virus, quello organico. Se è vero che all’altro virus rispondiamo mettendo in campo le difese offerte dalla scienza, dalla sanità, dalla politica e dal buon senso, è altrettanto vero che per il virus mentale non c’è scampo. Prova a guardarti: assomigli a un computer infetto che replica fino al parossismo un codice, un comando che blocca di fatto ogni altra azione di sistema. Non sei in grado di pensare, non hai interesse per nient’altro, guardi in loop la mappa live del contagio nel mondo, il bilancio in continuo aggiornamento dei malati conclamati e delle vittime. E se pure ti avventuri in altri campi della cronaca o dello scibile, lo fai solo per ricollegarti all’Argomento, per toccarne con mano gli effetti pratici. Non c’è nella storia recente del mondo un evento come questo che ha catalizzato tanto la tua attenzione e quella della cosiddetta opinione pubblica. Le teste delle persone vanno tutte dalla stessa parte. Morbosamente, da morbus, appunto. Forse non lo immagini neppure, ma quella che stai vivendo è una deportazione di massa del pensiero.

Mi hanno chiesto allora di consigliarti come occupare questo tempo libero in cui improvvisamente ti ritrovi a galleggiare. Il mondo intero in questi giorni ti dà consigli su come proteggere il tuo corpo e la tua salute fisica, ma in pochi ti danno consigli su come difendere la tua mente. A me sta a cuore questo: la libertà che hai di poter pensare le cose, tutte le cose. Cerca allora una falla nel recinto semantico, elabora un piano di fuga, e torna ad appassionarti, a esaltarti e a incupirti, come facevi prima e come hai sempre fatto, spezza l’incantesimo, sottraiti agli effetti della tirannia dell’Argomento. E se proprio te lo devo dire, non leggere Manzoni, Boccaccio, Saramago, Mann, Camus e tutti quelli che hanno scritto di peste, contagi e quarantene. Avrai tutta la vita per farlo (e ti assicuro che sarà un vero piacere). Ora leggi semmai tutti gli altri. È davvero il momento giusto, credimi.

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