I cittadini di Codogno, Castiglione d’Adda e Casalpusterlengo non devono uscire da casa. I tre paesi, insomma, rischiano di trovarsi in isolamento. “Si invitano tutti i cittadini di Castiglione d’Adda, di Codogno e Casalpusterlengo, a scopo precauzionale, a rimanere in ambito domiciliare e ad evitare contatti sociali“, è la richiesta avanzata dall’assessore alla Sanità di Regione Lombardia, Giulio Gallera dopo la conferma di 6 contagi da coronavirus – marito e moglie e un loro conoscente – residenti nei due paesi del Lodigiano. Gli agenti della polizia locale di Codogno hanno iniziato a notificare l’ordinanza con la quale saranno chiusi una ottantina fra ristoranti e bar che somministrano bevande. Nei tre Comuni vengono chiusi gli uffici comunali e anche le scuole.

Codogno – Il sindaco, con due diverse ordinanze, ha disposto per il pomeriggio di e per la giornata di domani la chiusura delle scuole e, “almeno fino a domenica”, di tutti “gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, di pubblico intrattenimento ed i luoghi di ritrovo ed assembramento del pubblico” come discoteche, sale da ballo, sale giochi e impianti sportivi. La misura, ha spiegato l’assessore ai lavori pubblici Severino Giovannini, è stata presa in via precauzionale.

Castiglione d’Adda – Il Comune ha deciso di chiudere gli uffici comunali, ma è stato disposto anche l’annullamento degli eventi sportivi e del Carnevale. Vietate anche le funzioni religiose. In un avviso si legge che “gli Uffici Comunali e la Biblioteca Comunale, a causa di emergenza sanitaria, saranno chiusi al pubblico nella giornata di sabato 22 febbraio 2020″. Anche “il centro di raccolta rifiuti comunale di via Mattei rimarrà chiuso a partire dal giorno 22 febbraio 2020 sino a nuove indicazioni”.

Casalpusterlengo – Anche per Casalpusterlengo vale l’invito a “rimanere a casa da scuole e attività pubbliche“. Nel Comune ha sede l’azienda Unilever dove lavora il 38enne ricoverato in Terapia intensiva.

“Non andate al Pronto Soccorso” – Da parte di Gallera è giunto anche l’invito a “non recarsi in Pronto Soccorso” nel caso in cui si avvertano sintomi riconducibili a virus partito dalla Cina. “Per coloro che riscontrino sintomi influenzali o problemi respiratori l’indicazione perentoria – ha spiegato Gallera – è di non recarsi in pronto soccorso, ma di contattare direttamente il numero 112 che valuterà ogni singola situazione e attiverà percorsi specifici per il trasporto nelle strutture sanitarie preposte oppure ad eseguire eventualmente i test necessari a domicilio”.

La task force regionale – È attiva da giovedì sera, ha proseguito ancora l’assessore, una task force regionale che “sta operando in stretto contatto con il Ministero della Salute e con la Protezione Civile”. La “maggior parte” dei contatti delle persone risultate positive al Coronavirus “è stata individuata e sottoposta agli accertamenti e alle misure necessarie”. Al momento, all’ingresso del pronto soccorso di Codogno, sono stati affissi i cartelli: “No entry – Pronto soccorso chiuso”. A quanto si apprende, l’ospedale resterà chiuso nelle parti ambulatoriali e nel pronto soccorso, al quale sarà possibile accedere solo per casi estremamente gravi. Negli ambienti del nosocomio è entrata in azione una squadra per la disinfezione degli ambienti.

Il presidente dell’Ordine dei Medici di Lodi, Massimo Vajani, spiega che “da questa mattina siamo bombardati dalla chiamate dei colleghi medici di famiglia” che “sono allarmati” per i casi di coronavirus e “vogliono sapere che cosa devono fare”. Al momento, infatti, aggiunge “ancora non sono nulla di preciso” mentre “quando ci fu il pericolo Sars furono distribuite anche a noi le mascherine. Aspettiamo che qualcuno dalla prefettura ci convochi per capire” il da farsi. “Ora ad esempio – conclude Vajani – devo andare a visitare una ragazza con febbre e non ho la mascherina, nessuno ci ha dotato di questi strumenti”.

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