Quando il 4 novembre 2019 il suo collaboratore fu fermato per mafia, la deputata di Italia viva Giusy Occhionero ringraziò la magistratura e dichiarò che aveva allontanato Antonello Nicosia, già attivista radicale, perché aveva riscontrato incongruenze nel suo curriculum. Fu interrogata come testimone ma poco dopo iscritta per falso nel registrato degli indagati della procura di Palermo. Che ha chiuso l’indagine a sua carico e a carico degli altri. Per gli inquirenti la politica fece entrare Nicosia, il cui obiettivo per la Dda di mettersi in contatto con detenuti al 41bis e far arrivare o uscire dal carcere messaggi, negli istituti penitenziari senza autorizzazione. I due stando agli inquirenti si erano soltanto parlati al telefono prima delle visite. Solo in un secondo momento, dopo tre ispezioni in istituti di pena siciliani, i due avrebbero formalizzato il rapporto di collaborazione.

Stesso reato, aggravato però dal favoreggiamento mafioso, è contestato a Nicosia che risponde anche di associazione mafiosa. L’indagine, coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Paolo Guido e dai pm Francesca Dessì e Gery Ferrara, a novembre scorso ha portato all’arresto, oltre che di Nicosia, del boss di Sciacca Accursio Dimino e di tre presunti favoreggiatori Paolo e Luigi Ciaccio e Massimiliano Mandracchia. Anche a loro è stato notificato l’avviso di chiusura dell’indagine, atto che precede la richiesta di rinvio a a giudizio. Dall’inchiesta è emerso che, oltre a progettare estorsioni e omicidi, Nicosia, sedicente docente universitario, da anni impegnato in battaglie a difesa dei detenuti, entrava e usciva dalle carceri, incontrando anche capimafia al 41 bis, proprio grazie alla collaborazione Occhionero.

Il 21 dicembre, dopo aver avuto con Nicosia solo contatti telefonici, la deputata è arrivata a Palermo e ha incontrato Nicosia con cui è andata immediatamente a fare un’ispezione al carcere Pagliarelli. All’ingresso ha dichiarato che era un suo collaboratore: circostanza, hanno accertato i pm anche attraverso indagini alla Camera, falsa. All’epoca, infatti nessun rapporto di lavoro era stato formalizzato. Il giorno successivo i due hanno fatto, con le stesse modalità, visite nelle carceri di Agrigento e Sciacca. Ai pm che in principio l’hanno sentita come persona informata sui fatti, la donna ha detto di non aver avuto contezza della doppia personalità di Nicosia, formalmente paladino dei diritti dei carcerati, di fatto uomo d’onore che portava all’esterno i messaggi dei boss. Ma le spiegazioni della deputata non hanno convinto i magistrati che hanno accertato che tra la Occhionero e Nicosia c’era anche una relazione sentimentale. Convocata per un interrogatorio dopo l’iscrizione nel registro degli indagati, la deputata non si è presentata avvalendosi della facoltà di non rispondere.

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