I fondi per l’assistenza ai disabili gravi e gravissimi sono stati ripristinati ai livelli del 2019 dalla Regione Lombardia, ma con alcuni vincoli più stringenti per ottenere le risorse rispetto al passato. Le modalità del ripristino dei fondi sono state presentate martedì mattina in Commissione Sanità al Pirellone ed la nuova delibera è stata votata nel pomeriggio dalla Giunta leghista. Arriva a 600 euro il buono fisso mensile erogato attraverso la ‘Misura B1‘, riferita alla disabilità gravissima. Ma è stato introdotto un nuovo paletto per poter ricevere il contributo: la valutazione della condizione economica del beneficiario, dell’Isee sociosanitario per adulti e anziani e Isee ordinario per minori. “Su questo punto non ci siamo assolutamente e vogliamo ripeterlo ancora una volta: i criteri di accesso alla Misura B1 non devono essere in alcun modo vincolati all’Isee”, ha detto a ilfattoquotidiano.it Alessandro Manfredi, presidente di Ledha. Le associazioni infatti restano insoddisfatte, denunciando per esempio che “il voucher aggiuntivo di 300 euro si potrà chiedere solo in casi di particolare bisogno assistenziale” e che invece vengono previsti altri “voucher aggiuntivi che non ci servono”.

LA GIUNTA: “MEGLIO DI COSI’ NON SI POTEVA FARE”- Con la delibera approvata oggi la maggioranza di centrodestra ha voluto porre rimedio alla precedente delibera approvata il giorno dell’antivigilia dello scorso Natale, quando aveva all’improvviso tagliato i fondi per i disabili gravissimi nonostante l’aumento delle risorse da parte del governo. La Giunta ha messo una pezza soprattutto dopo che il 14 gennaio scorso due mozioni approvate dal Consiglio regionale avevano impegnato formalmente la stessa Giunta a intervenire ripristinando la quota minima da erogare mensilmente prevista in precedenza. Con “uno stanziamento di 28 milioni di euro Regione Lombardia continuerà, attraverso la Misura B1, a garantire i contributi e l’assistenza a tutti i 7.044 cittadini in condizione di disabilità gravissima che risultavano presi in carico a dicembre del 2019”, dichiara l’assessore alle Politiche sociali, Abitative e alla Disabilità Stefano Bolognini. “Ai 16 milioni già previsti nella delibera approvata lo scorso 23 dicembre, abbiamo aggiunto altri 12 milioni che ci consentono di mantenere invariato il buono fisso mensile di 600 euro a tutti i beneficiari, ma anche di incrementare di 100 euro l’importo per il voucher servizi” e di mantenere “il buono aggiuntivo fino a 300 euro per caregiver familiari in alternativa al personale regolare”.

L’assessore Bolognini spiega anche come vengono spesi i 20 milioni di euro aggiuntivi assegnati per il 2020 dallo Stato alla Lombardia per la non autosufficienza: “Delle risorse aggiuntive, solo 6.863.634 euro sono dedicati alla Misura B1, visto che 2 milioni sono da destinare ai progetti di Vita indipendente, 7 milioni coprono quelli anticipati nel 2018 e il resto è per la misura B2“. L’assessore sostiene l’inadeguatezza dei trasferimenti dello Stato, un tema che “è stato denunciato da numerose Regioni che, a differenza di Regione Lombardia, hanno dovuto introdurre tagli e creare liste d’attesa”.

L’INSODDISFAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI – Le associazioni non sono soddisfatte delle novità approvate. In particolare Ledha critica l’introduzione di un criterio economico collegato alla Misura B1: “I criteri di accesso non devono essere in alcun modo vincolati all’Isee”, ribadisce Alessandro Manfredi. Rimane “molto critico su alcuni passaggi” anche il presidente del Comitato Famiglie Disabili Lombarde, Fortunato Nicoletti. “Il voucher aggiuntivo di 300 euro si potrà chiedere solo in casi di particolare bisogno assistenziale, lasciando una grande discrezionalità alle ATS, che potrebbe creare problemi di non poco conto alle famiglie”, denuncia Nicoletti. “Preoccupati? È un dato di fatto che rispetto allo scorso anno, alcune famiglie che potevano raggiungere la cifra totale di 1.100 euro tra bonus (900) e rimborso per assunzione di assistente (200), con questa nuova delibera, non potranno raggiungere quella cifra ma al massimo fermarsi a 900 euro totali tra bonus (600) ed eventuale aggiunta per casi di particolare gravità (300)”, sottolinea. “Questo perché rispetto al 2019 o si chiede il buono aggiuntivo di 300 euro o si chiede il rimborso di eventuale assunzione di assistente, che comunque ricordiamo essere di importo ridicolo rispetto al costo che si aggira oltre i 1.600 euro al mese”.

L’assessore Bolognini ha evidenziato più volte la questione di aver messo maggiori risorse sui servizi da erogare attraverso voucher. Non siete contenti di queste misure? “Anche sulla questione voucher si dichiara di aver aumentato di 100 euro il voucher servizi, dimenticando che lo scorso anno solo il 12% ha potuto fruire del buono stesso. Forse prima di aumentare i voucher sarebbe stato utile rendere totalmente fruibili gli stessi servizi su tutto il territorio lombardo e trovare risorse alternative per aumentare la parte fissa del bonus. Alla luce di ciò dopo essere passati quasi 2 mesi dal 23 dicembre – termina Nicoletti – questo Comitato ritiene che la ‘pezza’ che oggi viene messa non è sufficiente a coprire tutto il buco creato in precedenza, e quindi rimarrà con una attenzione altissima affinché le ATS, vero strumento operativo di questa delibera agiscano nel pieno rispetto della stessa, senza distinzione di zona, comune o provincia e con una totale omogeneità per quello che riguarda le modalità operative”.

“CI DANNO VOUCHER AGGIUNTIVI CHE NON CI SERVONO” – Tra le organizzazioni più critiche ci sono quelle che difendono i diritti delle persone con Sclerosi laterale amiotrofica. “La Regione non ha rispettato i malati di SLA e le loro famiglie nemmeno quest’anno, tolgono e riducono misure senza mantenere continuità se non nell’erogazione di un contributo che ogni anno diventa sempre più una briciola per tutti. Non sono affatto soddisfatta delle modifiche apportate e le famiglie ne risentiranno molto”, commenta al Fatto.it Marina Mercurio, consigliera dell’associazione Conslancio onlus e membro del Direttivo di Viva la Vita SLA Salvatore Usala. Quali sono i punti principali che non vi piacciono della delibera? “Prima di tutto – risponde Mercurio – hanno tolto la cumulabilità della Misura B1 e Misura B2, poi hanno messo fino a 1.650 euro di voucher aggiuntivi ai 600 euro ma a un malato di SLA non servono a niente perché si tratta di un servizio effettuato da personale OSS che non può trattare il malato di SLA per le esigenze specifiche che presenta, perciò è completamente inutile un voucher sanitario del genere. Anche il contributo che sale a 1.100 euro ma con il vincolo dell’assunzione di un assistente personale per 40 ore la settimana, oppure di un contributo di 800 euro per chi assume un assistente a 25 ore. Sonno cifre assolutamente insufficienti perché il costo complessivo che un malato di SLA deve sostenere per pagare un proprio assistente personale è superiore a quelle cifre. Sono solo dei salvagenti che si stanno sgonfiando sempre di più. Le famiglie si sentono prese in giro”.

PD: “NON SIAMO SODDISFATTI”. M5S: “ABBIAMO ASSISTITO AD UN COMIZIO” – Oltre alle associazioni anche l’intera opposizione, sia Pd sia M5s, ha sollevato critiche e sollecitato nuovi interventi migliorativi da fare a luglio 2020, in occasione della discussione di assestamento del bilancio. Il consigliere democratico Gian Antonio Girelli dice: “Abbiamo perso un’altra occasione per fare un ragionamento più puntuale e preciso sul tema della disabilità. Di certo ci aspettavamo qualcosa di diverso a sostegno delle famiglie dei disabili gravissimi lombardi”. La decisione odierna del ripristino delle risorse è arrivata dopo settimane di scontro politico totale e tensione altissima a seguito della delibera della Giunta regionale del 23 dicembre 2019 nella quale era stato dimezzato il contributo minimo per gli adulti con disabilità gravissima da 900 euro a 400 euro, suscitando la rabbia delle famiglie. “Avevamo chiesto un confronto, invece abbiamo assistito a un comizio dell’assessore Bolognini. I fondi annunciato nei giorni scorsi dall’Assessorato derivano dal fondo sanitario regionale e dovranno essere quindi spesi in voucher, uno strumento che l’anno scorso, purtroppo, non ha assolutamente funzionato nel sostegno e nell’assistenza alle persone disabili, inoltre viene mantenuto il criterio dell’Isee per l’accesso ai fondi e questo è una cosa sbagliata” dichiara al Fatto.it Gregorio Mammì, consigliere regionale M5s.

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