Il nuovo governo socialista spagnolo dichiara guerra al franchismo e, a 45 anni dalla morte del Caudillo, presenta la proposta di riforma del Codice Penale che, tra le altre cose, prevede l’introduzione del reato di apologia del franchismo. Un disegno di legge, quello dell’esecutivo Psoe-Podemos e presentato dalla vicepremier con delega alla Memoria democratica, Carmen Calvo, che punta a integrare e rafforzare la legge sulla Memoria storica dell’ex premier José Luis Rodríguez Zapatero, come riporta Avvenire.

Tra le conseguenze della legge, se approvata, ci sarà anche la fine delle manifestazioni del 20 novembre, durante le quali i nostalgici di Francisco Franco celebrano l’anniversario della morte. Oltre allo stop ai finanziamenti pubblici indiretti alla Fondazione che porta il nome del dittatore.

La legge metterà anche un punto sulle teorie negazioniste, alcune delle quali accolte anche dal partito di estrema destra Vox, secondo cui Franco “non era un fascista né fu autore di un colpo di Stato”. Non a caso, il leader della formazione ha criticato i piani dell’esecutivo parlando di una “volontà di criminalizzare chi la pensa diversamente” e di “censurare la libertà di espressione”. Retorica che, se dovesse prendere campo, rischierebbe di creare un effetto boomerang nei confronti del neonato governo. La proposta è stata contestata anche dal Partito Popolare, secondo cui è ingiusto cercare di sradicare il franchismo e non usare lo stesso metro nei confronti del comunismo, come ha dichiarato il portavoce del Pp, Jaime Mateu.

Adriana Lastra, la portavoce del Psoe, è stata però chiara: “La democrazia non rende omaggio a dittatori o tiranni”, ha dichiarato con gli stessi termini usati in occasione del trasferimento dei resti del Caudillo dal mausoleo nella Valle de los Caidos al cimitero di El Pardo. Altro provvedimento che ha creato non poche polemiche tra antifranchisti e negazionisti. E rincara la dose, dicendo che quella franchista fu “una dittatura fascista, coetanea del nazismo e del fascismo italiano“.

La volontà è anche quella di stabilire un numero il più possibile aderente alla realtà delle vittime del regime: “Siamo l’unica democrazia che continua ad avere dei desaparecidos. Vogliamo sapere quanti, in maniera più fedele possibile”.

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