Angela Merkel, rimasta senza erede, lotta per la sopravvivenza della sua linea, con parole che suonano, ancora una volta, come un monito: “L’Afd vuole distruggere la democrazia, vuole minarla”, ha detto parlando al gruppo parlamentare dell’Unione cristiano democratico, il partito che ha portato alla guida della Germania per 14 anni. La cancelliera, pronta a lasciare al termine della legislatura nel 2021, ribadisce quello che è sempre stato un punto fermo da quando è al vertice della Cdu: i conservatori devono rimanere uniti e delimitare nettamente il campo, coesi nella distanza dall’ultradestra. Non essendo riuscita a lasciare al partito una guida, Merkel vuole che questa diventi la sua grande eredità.

Le sue parole si legano ai fatti degli ultimi giorni, a partire dalla rinuncia di Annegret Kramp-Karrenbauer che ha riconsegnato la Cdu nelle mani degli uomini: a Berlino si scalpita in vista della gara, improvvisamente riaperta, per la candidatura alla cancelleria, e in molti chiedono di velocizzare i tempi delle decisioni. Akk ha annunciato che lascerà la presidenza a luglio, ma gli sfidanti voglio che il congresso si faccia prima. La delfina della Merkel ha annunciato di aver rinunciato a correre alle prossime elezioni dopo il caso Turingia, il Land dove il presidente liberale Thomas Kemmerich era stato eletto con in voti di Fdp, Cdu e con l’appoggio esterno proprio dell’estrema destra di Afd. Kemmerich si è poi dimesso, ma l’elezione era già diventata un caso nazionale, mettendo l’incapacità di Kramp-Karrenbauer di sapere imporre la propria linea (ovvero quella della cancelliera) all’interno della Cdu.

“È estremamente difficile tenere insieme dall’ala sociale a quella che si riconosce nei valori conservatori, fino a chi è più orientato sull’ecologia“, ha ammesso Merkel parlando al partito attraversato da una spinosa divisione con la minoranza della Werteunion pronta a strizzare l’occhio ad Alternative für Deutschland. Ma anche prima “non era facile”, e il monito della cancelliera è di seguire comunque “l’impostazione di Annegret” per avere “un’Unione forte“, “dove tutte le correnti si sentano davvero a casa”. Dopo 14 anni alla guida del paese non è scontato, la chiosa, che l’Unione sia algovernodopo il voto del 2021.

Accantonata la sua delfina dopo aver dettato la linea al partito sul caso Turingia – bocciando senza riserve l’elezione del presidente liberale con i voti dell’Afd – toccherà di nuovo proprio a Merkel, la cancelliera, reggere la pressione di ambiziosi e scontenti. Intanto, stando alla Bild, i primi colloqui sarebbero già iniziati: i vertici del partito vorrebbero evitare la scalata dell’avvocato finanziario Friedrich Merz. Favorito sarebbe, nell’attuale situazione, il ministro presidente del Nordreno-Vestfalia Armin Laschet. Mentre il ministro Jens Spahn, poco premiato dai consensi, due anni dopo la sconfitta di Amburgo contro Kramp-Karrenbauer continua ad essere troppo giovane.

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