Mi ritrovo nelle parole sempre pacate e gentili di Gherardo Colombo. Il tema vero, in Italia, è la lunghezza dei processi, in parte dovuta alla farraginosità delle procedure (notifiche, ripetizione degli atti, vizi di forma marginali, ecc.) e in parte alla mole di procedimenti penali che grazie alla obbligatorietà vengono scaricati sulle procure.

In pratica, suggerisce Colombo, si dovrebbe utilizzare il diritto penale come diritto di ultima istanza e procedere alla punibilità di una miriade di condotte illecite con altre forme di giustizia. Perché deve essere chiaro che la maggior parte di processi che quotidianamente sono affrontati nei tribunali italiani non investono colletti bianchi o efferati stupratori.

Semplice, trasparente, logico. Ma da 40 anni nessuno pare avere la voglia di farlo. Il risultato è che, oggi, si è bloccati a discutere di prescrizione con il paradosso che nessuno ha del tutto ragione e nessuno ha del tutto torto. Non hanno torto coloro che reputano un salto nel vuoto la legge varata dal precedente governo sul presupposto che se non si incide sulla ragionevole durata dei processi si rimarrà imputati a vita (con buona pace delle vittime, che aspetteranno anche loro un poco di giustizia).

Non hanno torto coloro che sostengono che la prescrizione oggi opera a favore di chi ha una solidità economica che gli permette di resistere in giudizio. Ma hanno ragione coloro che pensano che una condanna che interviene dopo 20 anni sia una condanna che incide sulla vita di chi, magari, è tutt’altra persona; unitamente al fatto che il diritto sostanziale è tanto più efficace se interviene in tempi rapidi: altrimenti se ne perde lo scopo.

In realtà sospendere la prescrizione non risolve una sola delle ragioni per cui viene invocata: non smaltirà l’arretrato perché si continuerà a perseguire la strada dei tre gradi di giudizio, sul presupposto che tra una condanna oggi e una tra 20 anni è preferibile quella futura. Perché, intendiamoci, ciò che fa la differenza con i sistemi americani è la discrepanza enorme tra una condanna su patteggiamento e una condanna che viene comminata nei processi (a parte il costo stratosferico di avvocati, che per chi non ha soldi è una condanna ulteriore).

Non inciderà sulla percezione di una giustizia giusta nel momento in cui l’autore del furto o della appropriazione indebita, che tu ricordavi arrogante e baldanzoso, si è incanutito e raggrinzito a causa degli anni passati nell’attesa.

Si opererà una progressiva paralisi del sistema in cui la corsa a ottenere una condanna in primo grado rappresenterà il vero traguardo da raggiungere. Tagliato questo il tutto prenderà la forma di una lenta agonia per vittime e carnefici. La cristallizzazione di un tempo indefinito in cui non rimane che attendere. Non è solo una questione di innocenti e colpevoli (i primi ulteriori vittime), ma di senso generale che si sfarina in mille frammenti di episodi sulla cui gravità del momento è intervenuta la coltre della vita che è andata avanti. Perché, sia chiaro, i reati più gravi sono imprescrittibili.

Si potrebbe estendere la prescrizione per i reati violenti o economici di particolare gravità. Si potrebbe realmente incidere sui colletti bianchi senza appendere nell’armadio dei dimenticati l’esistenza dei colletti blu. Perché, immagino che sia quello che succederà, a fronte dei processi che per allarme sociale o risonanza mediatica avranno la precedenza, la sospensione della prescrizione ricadrà interamente sui processi minori, quelli quotidiani. Ancora una volta ricadranno su destini segnati raffigurando un diritto penale incurante del fatto che le condotte degli uomini mutano nel corso degli anni.

Ho ben presente lo strazio di uomini ex tossicodipendenti che vedono, dopo avere faticosamente ricostruito la loro esistenza, pagare pegno a distanza di venti anni. Vedere la propria vita andare in frantumi per errori di cui si è fatto ammenda cambiando radicalmente direzione della propria vita. Immaginare che tutto ciò sarà esteso a qualsiasi errore commesso nel passato e a distanze temporali a prova di memoria non mi pare gran risultato.

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