Dopo l’ok del Senato per l’autorizzazione a procedere per il caso della Nave Gregoretti il Tribunale dei ministri di Palermo chiede l’autorizzazione a procedere per l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. Nell’inchiesta è indagato il segretario della Lega per sequestro di persona e omissione di atti d’ufficio e Matteo Piantedosi, capo di gabinetto del Viminale. Il caso riguarda questa volta non una nave militare ma la Open Arms e i fatti risalgono allo scorso agosto. Per i giudici, che hanno funzione inquirenti nei casi che riguardano i ministri, hanno avuto una “condotta omissiva” nel momento in cui è “mancata indicazione di un Pos (porto sicuro, ndr) alla motonave” ed essa è pertanto “illegittima per la violazione delle convenzioni internazionali e dei principi che regolano il soccorso in mare, e, più in generale, la tutela della vita umana, universalmente riconosciuti come ius cogens“. La Giunta delle immunità del Senato si esprimerà sul caso entro il 3 marzo. Dopo la prima riunione giovedì 6, entro il 17 la Giunta potrebbe sentire in audizione lo stesso Salvini (questo è anche il termine entro il quale il senatore dovrà far arrivare una relazione, se crede); il 18 alle 13 ci sarà la proposta del relatore; il 19 febbraio comincerà la discussione che continuerà il 20.

Il caso Open arms – Sulla Open Arms c’erano 164 migranti. Fu il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, a ordinare lo sbarco per una emergenza sanitaria a bordo e a iscrivere nel registro degli indagati il leader leghista, dossier poi passato per competenza al Tribunale dei ministri di Palermo. Agli atti – come riporta l’Adnkronos – sono allegate le lettere tra Salvini e il premier Giuseppe Conte che chiedeva di assicurare la tutela dei minorenni presenti sulla nave. Ma non solo. Per i giudici non era possibile invocare ragioni di sicurezza. “Non risultano utilmente invocabili generiche e non comprovate ragioni di tutela della sicurezza pubblica. Nonostante gli accessi a bordo di autorità italiane, infatti, nessuna di esse ha mai evidenziato alcun indizio di peculiari e concrete condizioni oggettive (come, ad esempio, la presenza di esplosivi o armi a spiccata potenzialità offensiva) o soggettive di pericolo conseguente allo sbarco sul territorio italiano delle persone a bordo. “Pericolo, che, come confermato dal prefetto Garroni e dal questore di Agrigento Iraci, nel caso di specie si è poi rivelato, nei fatti, del tutto insussistente”.

I giudici: “Migranti, esasperati e angosciati” – Sulla Open Arms “il grado di esasperazione in cui versavano i migranti, già stremati dalle durissime prove fisiche e psichiche subite prima del soccorso, angosciati dal terrore di venire respinti e riportati in Libia, rende intuitivo come non tanto il prolungamento anche di un solo giorno di navigazione (con il conseguente protrarsi della situazione di grave disagio nella quale pure tali migranti avevano sino a quel momento viaggiato), quanto il fatto stesso di allontanarsi dalle coste italiane, ormai tanto vicine da poter essere raggiunte a nuoto, si sarebbe rivelato del tutto insostenibile ed incomprensibile”. Secondo i giudici i 161 migranti o versavano “in una situazione di grande disagio, fisico e psichico, di profonda prostrazione psicologica e di altissima tensione emozionale che avrebbe potuto provocare reazioni difficilmente controllabili, delle quali, peraltro, i diversi tentativi di raggiungere a nuoto l’isola costituivano solo un preludio”. Citando la perizia della psicologa che era salita a bordo con il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, il Tribunale sottolinea: “È facile ritenere che queste persone, costrette a restare a poca distanza dalla costa, che riuscivano comunque a vedere ma che non riuscivano a raggiungere, provassero sentimenti di frustrazione evidente e anche di disperazione. Si aggiunga, poi, che la circostanza per la quale alcuni migranti che si erano gettati in mare poi erano stati condotti in terra, aveva causato ulteriori tensioni fra quelli rimasti a bordo, che evidentemente non vedevano l’ora di toccare terra”. Per il Tribunale Salvini e Piantedosi violarono le convenzioni internazionali.

“Ruolo di primo piano di Salvini che lo rivendicò” – Va anzitutto evidenziato l’indiscutibile ruolo di primo piano svolto e, per certi versi, rivendicato dal Ministro Salvini” nella vicenda- “Sin da quando, apprendendo dell’intervento di soccorso posto in essere in zona Sar libica dalla Open Arms, coerentemente con la politica inaugurata all’inizio del 2019, adottava nei confronti di Open Arms, d’intesa con i ministri della Difesa e delle Infrastrutture e dei Trasporti, il decreto interdittivo dell’ingresso o del transito in acque territoriali italiane, qualificando l’evento come episodio di immigrazione clandestina, a dispetto del riferimento alla situazione di distress del natante su cui i soggetti recuperati stavano viaggiando”.

Il 14 agosto del 2019 l’ammiraglio Ispettore Nunzio Martello, del Comando generale delle Capitanerie di porto, dopo una interlocuzione con il Viminale, chiese a Piantedosi, di fare sbarcare i migranti. La decisione fu poi presa dalla Procura di Agrigento che iscrisse l’ex ministro nel registro degli indagati. Ma dal Viminale la risposta fu “che il Pos a Lampedusa non sarebbe stato concesso” e di “inviare la nave a Trapani o a Taranto, senza che tali località venissero indicate come Pos”. L’Ammiraglio Martello rappresentò a quel punto che “non avrebbe autorizzato il movimento della nave verso tali porti, in assenza di indicazioni formali circa l’assegnazione in capo a tali porti quali Pos.”. Lo stesso ha altresì aggiunto, in sede di sommarie informazioni rese al Collegio: “La mia priorità è stata quella di autorizzare il ridosso a Lampedusa, per garantire la sicurezza delle vite umane. L’arrivo della nave presso i porti di Trapani o Taranto, senza indicazione di tali porti come POS, non avrebbe comunque consentito lo sbarco dei migranti. Ribadisco con forza che in quelle condizioni meteo non avrei mai autorizzato la nave ad allontanarsi da Lampedusa”.

“Permanenza su nave lesiva della salute dei migranti”- “Il prolungamento della permanenza a bordo della Open Arms delle persone recuperate nelle tre operazioni di soccorso si poneva come ulteriormente lesivo della salute (individuale e collettiva, fisica e psichica) di tutte le persone a bordo, compresi i membri dell’equipaggio, che si trovavano impegnati a gestire una situazione complicata e segnata da un aggravarsi dei motivi di tensione, che metteva a dura prova la loro salute psicofisica, oltre a rappresentare un concreto pericolo per la sicurezza” scrivono i giudici nella richiesta di autorizzazione a procedere. “È appena il caso di evidenziare che il soccorso portato ad alcuni migranti con l’effettuazione delle svariate Medevac non aveva esaurito le esigenze di tutela della salute fisica e psichica delle persone a bordo della Open Arms – dicono ancora le giudici – Numerosi migranti erano infatti fisicamente afflitti da condizioni patologiche che non potevano trovare adeguate risposte terapeutiche a bordo e che certamente si sarebbero aggravate in caso di ulteriore protrazione della loro permanenza sulla nave, alla luce della situazione di precarietà igienica di cui s’è ampiamente detto. Accanto a tali situazioni, emerge dall’analisi degli atti la sempre più grave condizione di sofferenza psichica dei soggetti rimasti a bordo, nei termini chiaramente esplicitati dai sanitari che salirono sulla nave quali consulenti nominati dal pubblico ministero”.

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