Clemente Mastella non è più il sindaco di Benevento. Lo aveva già annunciato nei giorni scorsi, ma ha aspettato questa mattina, la domenica successiva alla visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella in città, per rassegnare le dimissioni, consegnate nelle mani di un dipendente comunale che poi le ha protocollate. Dimissioni arrivate dopo che la sua maggioranza è implosa, con il formarsi nell’ultimo periodo di vari gruppi autonomi di consiglieri dissidenti, in polemica con la linea di governo mastelliana. Dissidenti che Mastella ha affrontato con durezza, definendoli lillipuziani: “Dei ricatti di questi lillipuziani non me ne frega proprio nulla, io resto nella storia d’Italia, a differenza loro”.

Una versione ribadita e amplificata nell’intervista rilasciata proprio a Il Fatto Quotidiano lo scorso sabato: “Un arraffa arraffa continuo. Chi chiede, chi avanza, chi tradisce, chi perisce. Ma sai che dico? Mi dimetto da Sindaco. E mò basta! Faccio piazza pulita ripulisco tutte queste fetenzie”. Ora Mastella avrebbe 20 giorni di tempo per ritirare le sue dimissioni, ma difficilmente lo farà: una ricomposizione pare non sia tra le opzioni contemplate dall’ex Guardasigilli. Dai rumors (e dai sondaggi che Mastella pare stia già commissionando) l’intenzione sarebbe quella di andare a elezioni e ripresentarsi come sindaco, con una squadra di centrodestra e di soli fedelissimi depurata dai “traditori”, sfruttando la concomitanza delle elezioni regionali in Campania come traino e il poco tempo per organizzarsi a disposizione degli avversari.

Mastella era stato eletto nel 2016, battendo un po’ a sorpresa Raffaele Del Vecchio, candidato del Pd, all’epoca molto radicato in città e in provincia grazie anche alla presenza di un esponente democratico beneventano al governo, Umberto Del Basso De Caro, allora sottosegretario alle Infrastrutture. L’altra sfidante era Marianna Farese del Movimento 5 stelle. Man mano la maggioranza del sindaco si era fatta sempre più ampia, pescando diversi consiglieri dall’opposizione salvo poi iniziare una parabola inversa, perdendo diversi pezzi per strada per litigi tra amministratori e polemiche interne, fino all’epilogo di oggi.

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