Una stella di David, con una freccia che indica il suo cognome sul campanello. È quello che ha trovato a Bologna vicino alla porta della sua casa un uomo, discendente di una famiglia ebrea sterminata nell’Olocausto, che ha denunciato il fatto alle forze dell’ordine. Venerdì l’uomo, un ex insegnante di origine ebreo-polacca, era uscito di casa per andare a prendere il caffè al bar come ogni mattina e ha fatto una scoperta che lo ha sconvolto. “Ho sentito il cuore battere forte – ha raccontato al Tgr dell’Emilia Romagna – mi si è stretta la gola e mi sono chiesto ‘cosa devo fare?’. Io sono agnostico, quindi mi sembrava anche strano subire una discriminazione sulla base di una militanza religiosa“. Settant’anni fa la famiglia di suo padre fu sterminata nei campi di concentramento nazisti. L’ex insegnante ha detto che farà cancellare la scritta. “Ho perso nella Shoah tutta la famiglia di mio padre tranne lui”, ha detto.

Il sindaco Virginio Merola ha espresso lo sdegno e la vicinanza di tutta la città: “Bologna non merita questi scempi e non rinuncerà mai a far valere la forza della memoria, la comunità ebraica è una parte importante della nostra città”. Anche il governo ha fatto sentire la sua voce, con il sottosegretario alla Giustizia Andrea Giorgis che ha ribadito l’impegno dell’esecutivo “a prendere molto sul serio questi gesti e a contrastare ogni forma di razzismo, intolleranza e discriminazione, riaffermando le molte e buone ragioni del pluralismo, dell’uguaglianza e dell’universalità dei diritti fondamentali”. Il presidente della regione Stefano Bonaccini ha definito l’accaduto “un gesto orrendo, che non va in alcun modo sottovalutato”.

Il fatto avviene poco dopo la Giornata della Memoria e non è l’unico episodio recente di scritte naziste e antisemite nel nostro Paese. Nei giorni scorsi sulla porta di una donna di origini ebraiche era comparsa la scritta “Juden Hier”. Ed episodi simili si sono ripetuti anche a Roma e a Cuneo. Giovedì, inoltre, una scritta nazista era apparsa vicino al campanello di un’iscritta all’Anpi, figlia di un partigiano.

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