È stato definito “un attacco globale alla ‘ndrangheta” il progetto “I-Can”, acronimo di Interpol Coorporation Against ‘Ndrangheta. Finanziato dal ministero dell’Interno, è stato presentato a Reggio Calabria dal segretario generale dell’Interpol Jurgen Stock e dal prefetto Vittorio Rizzi, vicedirettore generale della Pubblica Sicurezza. Il progetto è stato partorito nell’ottobre scorso, durante l’assemblea generale dell’Interpol a Santiago del Cile, per la prima fase del progetto l’Italia ha proposto di partecipare ad I-Can a dieci Paesi europei ed extraeuropei. In sostanza, l’obiettivo è una “una conoscenza approfondita del fenomeno criminale e delle sue conseguenze a livello di sicurezza e di pregiudizio alle libertà dei cittadini”.

Il primo problema della lotta alla ‘ndrangheta è legato alle differenti legislazioni dei vari Paesi in cui opera. I clan sono spesso un passo avanti rispetto alle istituzioni: nel caso della mafia calabrese, negli ultimi anni si è registrato un massiccio radicamento negli Stati dove la pressione investigativa e le misure giudiziarie non costituiscono un argine agli affari dei boss. La seconda direttrice del progetto I-Can punta alla cattura dei latitanti e all’aggressione ai patrimoni illeciti, attraverso gli strumenti della cooperazione multilaterale di polizia offerta da Interpol. A questo proposito diventano fondamentali le banche dati delle forze di polizia interconnesse ed interoperabili.

In Italia, inoltre, ci sarà uno studio dei cosiddetti “dati freddi”, relativi ad indagini già chiuse. È previsto, infatti, per lo sviluppo di un software di analisi predittiva e di business intelligence che consenta di riconoscere in tempo i segni premonitori e anticipare i rischi legati alla minaccia della ‘ndrangheta. Questo consentirebbe alle forze di polizia di arrivare prima e non quando un territorio è già infiltrato dalle cosche attraverso una colonizzazione che replica allestero il modulo strutturale della ‘ndrina. A differenza di Cosa nostra siciliana, infatti, le famiglie mafiose calabresi hanno sempre preferito un’infiltrazione silente nel tessuto economico sociale e imprenditoriale, che destabilizza l’economia e altera la libera concorrenza dei mercati legali, andando allo stesso tempo ad inquinare il settore pubblico ed istituzionale.

Questo è stato possibile perché la ‘ndrangheta gode di un enorme potere finanziario costruito principalmente sul traffico di droga, da un immenso potere corruttivo e dalla costante distrazione di fondi pubblici operata attraverso le truffe e gli appalti truccati. “La squadra dello Stato è compatta. – ha spiegato il prefetto Rizzi durante la conferenza stampa del progetto – I-Can è stato voluto dall’Interpol per contrastare la minaccia ‘ndranghetista. Non possiamo pensare di attaccare gli interessi della ‘ndrangheta nel mondo senza una cooperazione internazionale. La ‘ndrangheta viene immaginata come un fenomeno locale. Purtroppo le indagini ci hanno dimostrato che è uno dei principali broker internazionali, si è diffusa nel mondo in maniera non violenta ma silente, portando capitali all’estero. Oggi abbiamo documentato in cinque paesi la presenza di locali di ‘ndrangheta”.

Per estendere all’estero al lotta ai clan, secondo il vicedirettore generale della Pubblica Sicurezza “serve lo sviluppo della consapevolezza che deve essere tradotta in operazioni di polizia, arresti di latitanti, sequestro di capitali. Appunto un attacco globale senza frontiere alla ‘ndrangheta. La nostra sala operativa scambia 400 informazioni al giorno: è il cuore pulsante del sistema informativo. Abbiamo chiesto il supporto alla Dna e alle due Procure distrettuali calabresi. Noi disponiamo di una rete di esperti nel mondo e siamo in grado di intervenire in 62 Paesi senza particolari formalità”. “Vogliamo portare questa lotta a un livello superiore. Noi aiutiamo a raccogliere le informazioni sul modus operandi della ‘ndrangheta. Informazioni che diventano molto importanti quando c’è da mettere insieme i pezzi del puzzle in un contesto complessivo”, , ha detto il segretario generale dell’Interpol Jurgen Stock.

Alla conferenza stampa, erano presenti i vertici delle forze di polizia e della magistratura. Tra questi il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri che ha ricordato come, “in passato, c’era una mancata percezione del fenomeno ‘mafioso vista più come un’opportunità che come un pericolo. La ‘ndrangheta oggi ha delocalizzato le attività criminali. In questi Paesi non solo custodisce i latitanti ma investe il denaro proveniente dalle attività illecite. L’Italia ha la grande ricchezza di banche dati formidabili. Oggi collaborare a livello mondiale è una grande opportunità. A una ‘ndrangheta globale bisogna rispondere con una lotta globale”.

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