Uno spettacolo di musica e teatro, un “rito di improvvisazione che abbatte distanze e pregiudizi“. Ma anche una via per ribadire quanto scritto all’articolo 27 della Costituzione, dove si riconosce la funzione rieducativa del carcere. Questo è “Gli Ultimi saranno“: musicisti e attori che si uniscono ai detenuti e tramite l’arte consentono loro di condividere storie di vita, speranze e difficoltà. Un’iniziativa diretta da Raffaele Bruno, deputato del M5s, con lo scopo di accendere un faro su tutte le associazioni e i laboratori teatrali che quotidianamente operano nelle carceri, affinché abbiano maggiori tutele e sostegno. Dopo 20 eventi realizzati in 15 diverse strutture, il convegno/spettacolo è pronto il prossimo 10 febbraio a fare il suo esordio alla Camera, alle ore 16 nella Nuova Aula dei gruppi parlamentari. “Se una società è una comunità, bisogna stare dalla parte degli ultimi“, spiega Bruno a ilfattoquotidiano.it. Tramite questo progetto, racconta, “ho voluto toccare con mano la realtà delle carceri in Italia, per ‘sentire’ quello che occorre fare”, convinto della necessità di “un impegno delle istituzioni per dare una nuova prospettiva” ai detenuti. Durante gli spettacoli “creiamo un’empatia, un ponte tra il dentro e il fuori che aiuta a sciogliere un po’ della tensione che si crea in una realtà difficile come quella delle carceri”, racconta uno degli artisti coinvolti, Maurizio Capone.

Dagli spettacoli infatti è nata una mozione che verrà discussa alla Camera – deve essere calendarizzata – per chiedere al Governo di “supportare le amministrazioni penitenziarie nell’organizzazione di progetti con finalità culturali, concentrandosi in particolare sui laboratori teatrali“, con la prospettiva di definire un quadro normativo per gli operatori all’interno delle carceri e rendere il teatro “parte integrante delle strutture”. La mozione, di cui Bruno è primo firmatario, chiede infine “una mappatura dei diversi progetti” per verificare le correlazioni con il tasso di recidiva dei detenuti, nella convinzione che “l’arte ha un valore enorme” nel ridare speranza “a una persona che non è rinchiusa in un pozzo ma prima o poi uscirà dal carcere”.

Il 10 febbraio a Montecitorio, oltre allo spettacolo, interverranno alcuni direttori di istituto, operatori e detenuti per raccontare “il senso di trasporto e condivisione che si vive durante i nostri eventi”, racconta sempre Bruno. Il primo fu ad Aversa, a dicembre 2018. Tra gli artisti di “Gli Ultimi saranno” ci sono Federica Palo, Maurizio Capone, Luk (Enzo Colursi) e Blindur (Massimo De Vita). I loro spettacoli nascono dalla collaborazione con i laboratori teatrali e ricreativi presenti nelle strutture carcerarie: sono “una scintilla”, racconta Capone a ilfattoquotidiano.it, “coinvolgiamo i detenuti senza usare la retorica o la morale, ma con la creatività: così gli facciamo sentire esseri umani, con i loro nomi e cognomi”. Non hanno lo scopo di fare uno spettacolo in carcere: “Siamo tutti sul palco, gli facciamo capire che siamo lì per stare insieme e interveniamo nelle loro performance per dargli sicurezza e tranquillità“.

Capone sottolinea come tramite la musica e il teatro i detenuti “sentano di nuovo la fiducia e vedano uno spiraglio, una speranza verso una nuova prospettiva per la loro vita”. In questo modo, aggiunge, ” riusciamo ad avvicinarci molto di più a loro”. Un aspetto sottolineato anche dal deputato Bruno che racconta come dalle esperienze nelle carceri siano nate anche altre due iniziative. “A Salerno, ad esempio, un agente penitenziario ha raccontato il problema dei figli dei detenuti che non avevano la possibilità di giustificare le loro assenze a scuola per fare visita alla madre o al padre in carcere”. Da quella denuncia è nata una circolare emanata dal Miur lo scorso ottobre proprio sulla deroga per le assenze dei figli di detenuti in visita ai genitori. Un’altra iniziativa – “Dona un libro” – è nata su proposta del presidente della Camera, Roberto Fico: una campagna di raccolta e distribuzione di libri con dedica destinati alle biblioteche carcerarie.

L’obiettivo finale, spiega Bruno, è far capire che “il carcere ci riguarda e i detenuti fanno parte della nostra comunità“. Un concetto che Capone cerca di trasmettere anche tramite la sua arte: con il suo gruppo musicale, i Capone & BungtBangt, suona utilizzando solo strumenti fatti con materiali riciclati. Per spiegare che “niente e nessuno è un rifiuto”, Capone porta sempre con sé nelle carceri l’esempio del suo”bidet“, ovvero un bidone usato come djembe. Il “bidet” è perfino salito sul palco di Sanremo nel 2007, accompagnando Daniele Silvestri nella sua “La paranza”. “Un rifiuto che stava per essere buttato è finito in televisione, davanti a milioni di persone. Lo uso per raccontare che anche se si proviene dalla strada, si può arrivare in alto”, racconta Capone. Che il 10 febbraio alla Camera porterà anche altri strumenti, frutto di anni di studio e ricerca “nati da una motivazione artistica, ma anche ambientale e sociale“. Ci saranno la “scopa elettrica”, i “bongattoli”(bonghetti fatti con i barattoli), la “Cuicattola” (una Cuica fatta con un barattolo di pomodoro e bacchette cinesi) che è “simbolo della bellezza del melting pot“.

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