Nel suo statuto definisce “crimine” l’interruzione volontaria della gravidanza e impone a studenti e frequentatori l’obiezione di coscienza, in aperta violazione della legge 194. Questo anche ai giovani medici che frequentano la scuola di specializzazione in ostetricia e ginecologia dell’istituto, il Campus Biomedico di Roma, un ente accreditato dall’Osservatorio nazionale per la formazione medica specialistica. A denunciarlo è Amica, l’Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto: “Chiediamo la revoca dell’accreditamento – è la richiesta dell’associazione – se non sarà assicurato agli specializzandi un percorso completo che comprenda contraccezione e interruzione volontaria della gravidanza e se non si terrà conto del principio di laicità e di quello di appropriatezza”. Un appello rivolto ai ministri di Università e Salute a cui hanno già aderito più di 50 tra ginecologi, psichiatri e dirigenti sanitari, oltre all’Associazione Luca Coscioni e alla Uaar, l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, mentre tra i politici il sostegno è arrivato dall’ex presidente della Camera e parlamentare del Partito democratico, Laura Boldrini, e dal deputato dei radicali, Riccardo Magi.

Dal 2014 i laureati in medicina e chirurgia possono accedere alle scuole di specializzazione universitarie di area sanitaria solo dopo aver superato un concorso nazionale ed è sulla base della graduatoria finale che si procede all’assegnazione dei vincitori alle varie scuole. Per garantire a tutti gli specializzandi un’adeguata formazione teorica e clinica, il Ministero dell’Istruzione ha definito, con un decreto del 13 giugno 2017, i requisiti e gli indicatori di attività formativa e assistenziale necessari per l’accreditamento delle varie scuole. Nel 2017 l’Osservatorio nazionale per la formazione medica specialistica ne ha accreditate pienamente 672, mentre altre 629 sono state accreditate “con riserva”, ossia in via provvisoria e in attesa di ulteriore verifica. Tra queste c’è anche la scuola di specializzazione in ostetricia e ginecologia del Campus Biomedico di Roma, che ad oggi continua a ricevere gli specializzandi dalla graduatoria nazionale. Per capire quali sono i principi che ispirano questa università, basta leggere la ‘Carta delle Finalità’ dell’istituto, facilmente reperibile online. All’articolo 10, ad esempio, si legge che “il personale docente e non docente, gli studenti e i frequentatori dell’università si impegnano a rispettare la vita dell’essere umano dal momento iniziale del concepimento fino alla morte naturale” e che “essi considerano l’aborto procurato e la cosiddetta eutanasia come crimini in base alla legge naturale”. L’articolo successivo afferma poi che “il personale docente e non docente, gli studenti e i frequentatori dell’università riconoscono che la procreazione umana dipende da leggi iscritte dal Creatore nell’essere stesso dell’uomo e della donna, ed è sempre degna della più alta considerazione”.

“Queste dichiarazioni evidenziano come la formazione offerta dal Campus Biomedico agli specializzandi in ostetricia e ginecologia sia basata su un’impostazione ideologica e confessionale, carente di insegnamenti su temi fondamentali per l’attività professionale del ginecologo, quali l’interruzione volontaria di gravidanza e la contraccezione”, sostengono i firmatari dell’appello. “Le affermazioni contenute nella Carta delle Finalità costituiscono inoltre una grave violazione della legge 194, che non ammette l’imposizione dell’obiezione di coscienza da parte della struttura a cui si è stati assegnati sulla base di una graduatoria e non per libera scelta personale”. Oltre alla revoca, i firmatari si rivolgono al ministro Roberto Speranza per chiedere di specificare nel dettaglio, tra i criteri e i requisiti fondamentali per l’accreditamento, gli argomenti che devono essere obbligatoriamente trattati nei programmi di studio delle scuole di specializzazione. “In particolare, per ostetricia e ginecologia, non possono escludere la formazione sull’interruzione volontaria della gravidanza, la contraccezione e la fecondazione assistita”. Ai ministri di Salute e Università, ma anche ai presidenti di Regione, è diretta invece la richiesta di vigilare sull’attuazione dell’articolo 15 della legge 194 sull’aborto, che impegna le università, le regioni e le aziende ospedaliere a promuovere la formazione e “l’aggiornamento del personale sanitario sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza”.

AGGIORNAMENTO
L’ufficio stampa del Campus Biomedico ha tenuto a precisare a ilfattoquotidiano.it che “la Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia dell’UCBM segue il percorso formativo e le attività professionalizzanti previsti dalle normative vigenti e assicura una formazione completa: per questo viene scelta liberamente dagli specializzandi (pur con i suoi soli 2 posti, sui circa 300 di tutte le Scuole di Specializzazione italiane, risulta quarta nelle preferenze). Gli specializzandi frequentano a rotazione una rete formativa costituita anche da importanti ospedali pubblici, con la possibilità di seguire tutte le attività lì svolte”.

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