I renziani non partecipano al voto ma la maggioranza regge comunque. La Camera dei deputati ha rimandato in commissione Giustizia della proposta di legge presentata dal berlusconiano Enrico Costa. Una norma agitata da settimana come una spada di Damocle sulla tenuta del governo e che essenzialmente prevede la cancellazione della riforma Bonafede, cioè lo stop della prescrizione dopo il primo grado di giudizio. “Ci manca un ultimo miglio e un rinvio potrebbe darci la possibilità di percorrerlo. Sarà la cartina di tornasole per vedere se troveremo un accordo”, ha detto Federico Conte, deputato di Leu, chiedendo all’aula di rinviare la proposta ammazza riforma. Maggioranza avanti di 72 punti. Renziani non votano – Alla fine la richiesta di rinvio in commissione è passata con 72 voti di vantaggio. Nonostante al voto non abbiano partecipato i deputati di Italia viva. “Siamo disponibili al confronto nella maggioranza e apprezziamo l’apertura manifestata dal ministro Bonafede stamattina. Abbiamo presentato due emendamenti al Milleproroghe sull’abolizione dello stop alla prescrizione, che saranno esaminati tra una decina di giorni: useremo questo tempo per capire se si sta pensando a fare un lavoro serio per varare modifiche condivisibili”, ha detto in aula la deputata Lucia Annibali, capogruppo in commissione Giustizia di Italia viva. Anche il Senato ha approvato la risoluzione di maggioranza sulla relazione del ministro della Giustizia. Il via libera dall’Aula di Palazzo Madama è arrivato con 146 voti favorevoli, 109 contrari e due astenuti. Bocciata la risoluzione delle opposizioni. L’altra risoluzione, proposta dalle opposizioni e con parere negativo del governo, è stata bocciata con 147 no, 105 sì e due astenuti.

Il dibattito sul rinvio – “Noi non abbiamo cambiato idea perché consideriamo la legittima iniziativa di Costa come un tentativo di colpire la stabilità del Governo. Noi appoggiamo il rinvio in commissione perché è in corso un lavoro sui tempi dei processi”, ha detto in aula il responsabile giustizia Pd Walter Verini. Contrari al ritorno in commissione, ovviamente, i parlamentari di Forza Italia. “La proposta di legge in esame è in quota opposizione non si capisce infatti la richiesta, se non strumentale, di rimandarla in commissione. Non si possono nascondere le divisioni della maggioranza con un rinvio. Non è pensabile che questa proposta non venga esaminata e valutata, l’aula deve avere la possibilità di esprimersi”, ha detto la capogruppo dei berlusconiani, Maria Stella Gelmini. Con il rinvio di oggi, dunque, il dibattito sulla giustizia, dunque, incassa un nuovo rinvio. Utile al governo per mettersi d’accordo sia sulla prescrizione che sulla riforma del processo. Quest’ultima è stata promossa, almeno a parole, dai rappresanti di Pd e Leu. La riforma Bonafede, che invece prevede lo stop della prescrizione dopo il primo grado di giudizio, non riesce a mettere d’accordo la maggioranza. Una mediazione era stata trovata dal premier Giuseppe Conte: in pratica consiste in due meccanismi diversi della prescrizione a seconda che gli imputati siano stati condannati o assolti alla fine del processo di primo grado. Ma anche in questo caso i renzianihanno fatto muro.

La deputata anti Gratteri: “Io Pd voterà con Forza Italia” – La giornata si era aperta con la maratona giudiziaria organizzata dai penalisti davanti Montecitorio. Molti i renziani presenti, ma anche qualche esponente del Pd. “Sono del Pd ma voterò a favore della proposta Costa“, ha detto la deputata dem Vincenza Bruno Bossio, intervenendo alla manifestazione dei penalisti italiani, in piazza Montecitorio, contro la riforma del guardasigilli Alfonso Bonafede dal titolo ‘Imputato per sempre? No grazie’. Una dichiarazione delicata quella di Bossio visto che nel frattempo, dentro alla Camera dei deputati è cominciata la discussione della proposta di legge presentata dal responsabile giustizia di Forza Italia, Enrico Costa che cancella la riforma della prescrizione. “La mia è una battaglia da cittadina ed anche all’interno del Pd che deve ritornare ale battaglie riformiste contro le subalternità. Io sono una per adesso all’interno del Partito democratico ma temo che in aula ce ne sono tanti altri. Vi dico: datemi una leva e vi solleveremo il mondo”.

La deputata che attaccò Gratteri – La parlamentare del Pd era finita al centro delle polemiche dopo l’ultimo maxi blitz di ‘ndrangheta della procura di Catanzaro, quando aveva attaccato su facebook il procuratore Nicola Gratteri. “Gratteri arresta metà Calabria. È giustizia? No è solo uno show! Colpire mille per non colpire nessuno. Anzi si. Colpire la possibilità di Oliverio di ricandidarsi”, aveva scritto sui social, prima di cancellare il post e ricevere le critiche del suo partito, il Pd. Bossio, infatti, è la moglie di Nicola Adamo, altro esponente dem colpito da un divieto di dimora nell’inchiesta che il 19 dicembre ha portato agli arresti 330 persone. La posizione della Bossio lascia sospeso un interrogativo: ci saranno altri esponenti dem che intendono votare con Forza Italia? Al momento sembra di no. La maggioranza, tra l’altro, si è dimostrata compatta quando c’è stato da votare la risoluzione di maggioranza per l’approvazione della relazione del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: è passata con 309 sì e 200 no.

I renziani con i penalisti – Anche i renziani hanno votato la risoluzione di maggioranza per l’approvazione Bonafede. Gli esponenti di Italia viva, però, hanno più volte spiegato di essere pronti a votare la legge Costa, e infatti hanno partecipato alla manifestazione dei penalisti davanti alla Camera. “Attendiamo rispettosi ma fermi una presa di opposizione definitiva del Partito democratico”, dice Gian Domenico Caiazza, presidente Unione camere penali intervenendo alla maratona oratoria a Piazza Montecitorio. Da dove lo stesso Enrico Costa ha chiesto il voto segreto: “In aula siamo convinti che la maggioranza si possa dividere e con i voti segreti si possa approvare la nostra proposta, ma sembra che la maggioranza voglia buttare la palla in tribuna facendo tornare il provvedimento in commissione. Non potranno comunque giocare a ping pong per sempre, prima o poi l’aula dovrà esprimersi”. “Quella sulla prescrizione è una battaglia di civiltà. Non facciamo un passo indietro”, ha detto Maria Elena Boschi dalla manifestazione dei penalisti in piazza Montecitorio. Giacomo Portas, indipendente che fa parte d’Italia viva, è arrivato a dire che “se oggi il voto sulla prescrizione venisse rinviato, il ministro Bonafede, se avesse un pò di dignità, si dovrebbe dimettere”.

Renzi: “Votiamo proposta Costa” – Lo stesso Matteo Renzi, in mattinata, ha annunciato il voto dei suoi per cancellare la riforma Bonafede, attaccando i 5 stelle a Radio Capital: “Non inseguire il giustizialismo sulla prescrizione o la follia di chiedere una revoca impossibile per Autostrade“. Ecco quindi la proposta di Renzi: “Anziché l’obbrobrio voluto da Bonafede e Salvini vogliamo il ritorno alla proposta Orlando, come propone l’ex ministro Costa. Spero che la voti anche il Pd“. Quindi annullare lo stop alla prescrizione dopo il primo grado, entrato in vigore il primo gennaio. In alternativa, Renzi propone il cosiddetto ‘lodo Annibali‘, dal nome della deputata di Iv che ha firmato l’emendamento al Milleproroghe, ovvero un rinvio della riforma Bonafede al prossimo anno. “Invece del lodo Conte o lodo Bonafede c’è il lodo Annibali, è nel Milleproroghe che tra dieci giorni si vota”, incalza Renzi.

La relazione di Bonafede – Nel frattempo il Guardasigilli Alfonso Bonafede ha parlato proprio nell’Aula di Montecitorio, spiegando che “sulla prescrizione ci sono divergenze nella maggioranza e su quelle ci stiamo confrontando. Il cantiere è aperto, il confronto è serrato e leale”. Il ministro ha illustrato la relazione annuale sull’amministrazione della giustizia. Nel suo discorso ha definito la riforma del processo penale un “cantiere aperto” e ha deciso di non affrontare il nodo prescrizione. Il ministro ha parlato della nuova norma solo elencando i punti cardine della cosiddetta Spazzacorrotti: “E’ intervenuta – ha ricordato – in materia di lotta alla corruzione, inserendo l’agente sotto copertura tra gli strumenti investigativi, il Daspo ai corrotti, le norme in materia di trasparenza dei finanziamenti ai partiti, l’irrigidimento del regime detentivo dopo la condanna definitiva nonché un nuovo regime di prescrizione entrato in vigore il primo gennaio”. Nel suo discorso alla Camera invece Bonafede ha sottolineato gli “oltre otto miliardi e mezzo di euro” stanziati nel 2019 e i “quasi nove miliardi” previsti dalla manovra 2020 per l’amministrazione della giustizia. “La mole degli investimenti in questione dimostra concretamente che la giustizia non è più una voce ordinaria di bilancio, ma una vera e propria priorità dell’ordinamento nazionale”, ha detto il ministro. “La forte accelerazione al percorso già avviato sull’innovazione tecnologica ha gettato le fondamenta di una politica legislativa di sostanziale velocizzazione dei processi civili e penali e del sistema amministrativo generale”, ha poi sottolineato Bonafede esponendo le linee guida sulla giustizia in Aula alla Camera. “Una volta attivata l’implementazione degli investimenti – ha aggiunto – è stato possibile confrontarsi, all’interno della maggioranza, sulle riforme del processo civile e del processo penale, con l’obiettivo di intervenire in maniera chirurgica sui tempi morti e sulle disfunzioni del processo, senza dar vita all’ennesimo capitolo di una inutile e decennale stratificazione legislativa. Ritengo sia stato e debba continuare ad essere proprio questo l’elemento di massima discontinuità di questa maggioranza con quella con l’ha preceduta: la capacità di sapere affrontare le grandi riforme che consegneranno ai cittadini una giustizia celere ed efficiente“, ha detto il ministro.

Renzi fa muro anche su concessioni ad Autostrade – Mentre Bonafede parlava alla Camera, da Radio Capital arrivavano gli attacchi di Renzi: “Condivido totalmente per la prima volta da anni quel che dice Orlando. Quando dice (al governo e al M5s, ndr) ora si cambia passo io sono felicissimo, stappo una bottiglia di quello buono”, ha detto il leader di Italia Viva. “M5s vive una fase di profonda difficoltà, secondo me il loro è un declino inesorabile – ha aggiunto – ma non credo che i parlamentari vogliano far finire questa legislatura perché il Parlamento non lo rivedono più. Bisogna rispettare i loro numeri alle Camere, ma non ci inchiniamo alla cultura populista e demagogica“. Oltre a chiedere una marcia indietro sulla prescrizione, Renzi ha criticato anche la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia, su cui il governo è al lavoro dopo il crollo del Ponte Morandi. “Devono pagare quelli di Autostrade e tanto, ma no a una revoca che giuridicamente non sta né in cielo né in terra”, ha detto Renzi a Circo Massimo. Nella sua agenda “riformista” ha inserito tra le altre cose “cantieri per 120 miliardi da aprire e semplificazione totale della pubblica amministrazione attraverso la digitalizzazione“. Il leader di Italia Viva è convinto infatti che la vittoria alle urne in Emilia-Romagna abbia “il nome e il cognome” di Stefano Bonaccini, un renziano. E ha annunciato anche le sue liste per le prossime regionali: “Ci presenteremo con il nostro simbolo in Toscana sostenendo con grande convinzione Eugenio Giani candidato del centrosinistra, in Puglia invece non andremo con il centrosinistra se avrà come candidato Emiliano. Speriamo ci sia un bel candidato in Liguria, che è una partita recuperabile”.

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