“Speravo che si risolvesse già in primo grado, poiché credo nella giustizia vuol dire che ciò che non è stato sufficiente in primo grado sono certo che si risolverà in secondo. In confronto alla richiesta di condanna del pm mi pare che tutta l’inchiesta si sia sgonfiata. Dimettermi da sindaco? No, proseguo il mio lavoro con più impegno di prima. Nulla di questa condanna ha a che fare con reati contro il patrimonio o altro. Ribadisco che mi sono interessato nei limiti di quanto possibile con le ambasciate per vedere se era possibile l’asilo politico (di Amedeo Matacena ndr.) Ho cercato di aiutare non lui, ma una donna che era in affanno e necessitava di aiuto”. Così Claudio Scajola, a margine del processo che lo ha visto condannato in primo grado a due anni per aver favorito la latitanza dell’ex parlamentare Amedeo Matacena. Per lo stesso reato contestato a Scajola è stata condanna a un anno di carcere pure Chiara Rizzo, la moglie di Matacena per la quale la Dda aveva chiesto una pena molto più alta.

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