Ora mi direte voi come si fanno a spendere 6 milioni e rotti per un matrimonio: una sventola di anello di fidanzamento da 27 carati, moonboot lastricati di polvere di diamanti, zibellini spazzamarciapiedi, aerei privati che atterravano uno dietro, un intero albergo, il Kulm, riservato per gli ospiti provenienti da ogni dove. Vabè qui si gioca in casa visto che il cinquestelle appartiene alla famiglia dello sposo, nientepodimeno che i Niarchos, dinastia di armatori, cognome che è sinonimo di ricchezza e opulenza. Lo sposo è Stavros, ex fidanzato delle ereditiere più gettonate del pianeta: da Paris Hilton a Lindsay Lohan passando per la top model Jessica Hart. Non bello, viso spigoloso, il suo fascino sta nel conto corrente. Eppure c’è chi dice che di soldi ne abbia più lei, Dasha Zhukova, la “zarina” russa, trapiantata a New York, collezionista e fondatrice di Garage Magazine e di Garage Museum of Contemporary Art a Mosca, ma nel suo curriculumm quello che conta (e come conta) è il suo ex marito billionaire oligarca Roman Abramovich, divorziata da 3 anni, due figli.

La cerimonia civile con il rampollo Niarchos si era svolta a Parigi in autunno, pochi intimi e poco sfarzo ( non ci credo), mentre un plotone di pop star, supermodelle, celebrities e principesse da Charlotte Casiraghi a Beatrice di York, è stato convocato per una due giorni sulle vette di Sankt Moritz. Due party fantasmagorici, uno a tema ispirato al celebre ballo di Natascha in Guerra e Pace. Arrivo in carrozza degli sposi, il set sembrava uscito dalle pagine di Tolstoj, compresi gli sfarzi di un palazzo della corte di San Pietroburgo ricostruito ad alta quota. L’abito da sposa era firmato Valentino e ha fatto un po’ arricciare il naso alla stilista Stella Mccartney, tra le migliori amiche dello sposo. Non poteva mancare Lapo Elkann, un po’ sottotono, ma in recupero dal brutto incidente automobilistico a Tel Aviv.

Nelle stesse ore in cui si brindava con magnum Dom Perignon White Gold delle migliore annate alla felicità degli sposi ( garantita sicuramente dal il mio conto in banca è più lungo del tuo), dall’altra parte dell’Engadina andava in scena una due giorni di altro tenore. Da una parte il Gran Cafonal celebrato in pompa magna, sprechi e sfoggi, dall’altra sostenibilità, rigore, attenzione esibiti, suggeriti da Harrison Ford, Leonardo Di Caprio e Julia Roberts. Le loro voci hanno illustrato sulle potenti immagini del documentario “Mother Nature” i danni che la nostra ingordigia ha fatto al pianeta. Il filantropo Amedeo Clavarino ha presentato al Maloja Palace ( da quest’anno si chiamerà Suites CO2 neutral, secondo i dettami di Life Gate) il suo manifesto “SOS Planet” e ha convocato i migliori nomi dell’imprenditoria e dell’alta finanza italiana (e non solo). Qualche nome? Giampiero Auletta, Michael Zaoui, Massimo Tosato, Alessandro Di Carpegna, Enrico Balestra, Renato Veronesi, Martina Crespi, Stefano Montezemolo, Annalaura di Luggo in veste d’armatrice e di autrice del suo docufilm “Napoli Eden”. La missione di Amedeo è quella di raggiungere la “net carbon neutralityin Europa entro il 2030. Commisiona a sue spese, sondaggi d’opinione per rispettare e tutelare l’ambiente a Renato Mannheimer e lancia appelli sui giornali per chiedere alle istituzioni europee di legiferare sull’emergenza della crisi climatica e di promuovere un’economia a misura d’uomo. Un italiano su due ritiene che una maggiore protezione dell’ambiente dipenda sopratutto dai comportamenti individuali.

Se non si interviene subito l’aumento delle temperature diventerà sempre più veloce ed irreversibile rendendo presto impossibile la vita sulla terra: “La nostra casa è in fiamme”, Greta dal pulpito di Davos continua a prendere a picconate i big della terra. E suonano profetiche la parole di Madre Natura: “Io non ho bisogno di voi. Voi avete bisogno di me”. Chiaro?

FB pagina di Januaria Piromallo

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