Forse ci siamo, il campionato è a una svolta: l’Inter che pareggia a Lecce e scivola a meno quattro dalla Juventus. Di passi falsi, da una parte e dall’altra, ce n’erano già stati. Stavolta, però, si ha la sensazione che questa possa essere stata una giornata decisiva. Non è solo un’impressione, lo dicono anche i numeri: dall’inizio della stagione mai c’erano stati più di due punti di distanza fra Inter e Juventus.

Non è successo per caso, né solo per una giornata storta. Nelle ultime sei partite i nerazzurri hanno accumulato quattro pareggi a cavallo fra 2019 e 2020, cedendo ben 5 punti ai rivali (8 alla Lazio di cui di questo passo bisognerà cominciare a parlare seriamente in ottica scudetto). Solo la sosta natalizia, il tempo passato in vacanza lontani dal pallone, ha attenuato i contorni di una flessione in realtà assai evidente, sia in termini di gioco che di risultati. L’Inter di Antonio Conte è (un po’) in crisi. La solita crisi d’inverno dei nerazzurri, si potrebbe aggiungere, già vista con Spalletti, Mancini, ogni qualvolta negli ultimi anni sembravano poter essere competitiva ai massimi livelli.

Stavolta qualcosa di diverso c’è: l’Inter non sembra implosa a livello tattico e mentale, tutt’altro, la squadra pare ancora convinta di poter lottare per qualcosa d’importante, la società si sta muovendo di conseguenza sul mercato, le basi sono molto più solide. Semplicemente sta succedendo quello che tutti i tifosi interisti sapevano ma non volevano ammettere. Quello che lo stesso Conte ha sempre ribadito, anche nei momenti migliori, anche a costo di passare per “piangina”, chissà se solo per scaramanzia o per reale cognizione di causa, ma certo a ragione col senno di poi: stanno venendo fuori tutti i limiti strutturali di una rosa lasciata per forza di cose a metà la scorsa estate.

A lungo si è parlato della coperta corta, di Lukaku e Lautaro costretti a giocare praticamente sempre, dei buchi in mezzo al campo: un po’ per la mancanza di alternative, un po’ per gli infortuni l’Inter è arrivata nel passaggio cruciale di inizio dicembre in piena emergenza e ha pagato dazio, lasciando per strada la qualificazione in Champions e alcuni punti pesanti in campionato. Adesso però non si tratta più solo dei cambi: Conte comincia ad avere un problema anche nell’undici di partenza. Alcuni elementi che nel girone d’andata avevano reso ben oltre le aspettative sono tornati sui loro standard (di mediocrità negli anni scorsi): è il caso di Candreva, ad esempio, irriconoscibile ma in positivo a inizio stagione. Sensi ha giocato settimane da Iniesta, è sparito per infortunio, ora è tornato ma non ancora recuperato. Biraghi non si sta dimostrando all’altezza di un ruolo cruciale come il laterale del 3-5-2, che non può essere solo un terzino. Con un centrocampo così, restano solo Lukaku e Lautaro per creare e segnare. Troppo poco: l’Inter ha meno gioco, si appoggia troppo al contropiede e cala nei secondi tempi. E i risultati si vedono.

Scoperta la malattia, in casa nerazzurra sperano di aver trovato anche la cura: si chiama mercato. Non è un caso che da settimane non si parli d’altro. È arrivato Young, manca poco per Giroud, il sogno si chiama Eriksen. Almeno tre rinforzi internazionali, di cui un top player mondiale: ce n’è un bisogno disperato. L’Inter ha fatto un girone d’andata straordinario, adesso ha bisogno di nuova linfa per rilanciare la sfida scudetto: e visto che non la sta trovando dentro di sé (ha dato fondo a tutto ciò che aveva), la cercherà sul mercato. Ma il tempo passa e il divario comincia ad aumentare: date a Conte Eriksen & Co. prima che sia troppo tardi. Ammesso che non lo sia già.

Twitter: @lVendemiale

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