Il cambiamento climatico è il principale rischio finanziario per i mercati globali. È la prima volta che il World Economic Forum, che da questa sera riunisce a Davos l’élite economica e politica mondiale per il suo incontro annuale, mette la questione in cima alle sue preoccupazioni. Perché, stando a una ricerca preparata insieme a Pwc, minaccia attività economiche per oltre la metà del Pil mondiale. Al centro dell’edizione numero cinquanta, che prenderà il via con gli interventi della direttrice generale del Fondo monetario internazionale Kristalina Georgieva e della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, ci sarà non a caso un “Manifesto 2020” sul capitalismo degli stakeholder come perno per fronteggiare le maggiori sfide mondiali: dalle diseguaglianze alla polarizzazione politica fino alle sfide sul fronte climatico. E al raduno, oltre al presidente Usa Donald Trump, alla cancelliera tedesca Angela Merkel, al premier italiano Giuseppe Conte e a quello spagnolo Pedro Sanchez, ci sarà anche l’attivista Greta Thunberg, che ha appoggiato la “marcia climatica” iniziata a Landquart per raggiungere a piedi la cittadina delle Alpi svizzere.


Secondo il rapporto le costruzioni (con un valore di 4.000 miliardi), l’agricoltura (2.500 miliardi) e l’alimentare (1.400 miliardi) sono i tre settori economici più a rischio in virtù della loro alta dipendenza da foreste, oceani, risorse dell’ecosistema, acqua, con un valore combinato che supera le dimensioni dell’economia tedesca. L’impatto del cambiamento climatico, secondo il rapporto, comporta che questi settori industriali potrebbero essere “significativamente sconvolti“. Complessivamente, i settori considerati “altamente dipendenti” dalle risorse naturali generano il 15% del Pil globale, mentre quelli moderatamente dipendenti sono al 37%. Ecco perché secondo Dominic Waughray, managing director del Wef, “dobbiamo resettare la relazione fra l’attività umana e la natura”. In sostanza “i danni che l’attività economica arreca all’ambiente naturale non possono più considerarsi un’esternalità”, ma al contrario l’impatto sulla natura, sull’ambiente, sul clima “è sia notevole per tutti i settori di attività economica, che urgente come rischio non lineare per la nostra futura sicurezza economica”.

Il Forum entrerà nel vivo martedì, con un fitto calendario di incontri fra i quali spicca il saluto di Trump seguito dal vicepremier cinese Han Zheng, pochi giorni dopo la firma dell’accordo sui dazi con gli Usa e quasi in contemporanea con il panel sull’economia americana cui parteciperà il segretario al Tesoro Steven Mnuchin. A chiudere la giornata un appuntamento su come ‘smascherare’ i limiti dello sviluppo con l’economista italiana Mariana Mazzucato. Tra i temi centrali anche le disuguaglianze e la mobilità: non a caso l’account Twitter del Forum lunedì mattina ha rilanciato i contenuti del dossier di Oxfam sulle disuguaglianze globali. E un report dell’organizzazione afferma che Paesi come gli Usa e la Cina potrebbero “guadagnare miliardi in termini di crescita” promuovendo la mobilità sociale come accade nel Nord Europa. Danimarca Norvegia, Finlandia, Svezia e Islanda sono prime nel Global social mobility index messo a punto dal Wef, mentre gli Usa sono al 27esimo posto, la Russia al 39esimo e la Cina al 45esimo.

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