Per la prima volta in Italia arriva una mostra in cui i protagonisti sono i sex toys usati. Non si scandalizzino i benpensanti e si freghino le mani i feticisti e i curiosi. Un’artista – il cui nome vi svelerò tra un po’ – ha deciso di sensibilizzare le masse sul delicato argomento del re-use. O meglio su dove dovrebbero essere gettati o riciclati gli oggetti del piacere.

Avevo scritto qualcosa a riguardo, visto che siamo sommersi dalla plastica: non solo tappi, bottiglie, involucri, ciabatte che bene o male vanno a finire nel cassonetto apposito, ma anche plug, dildo, vibratori, palline vaginali, condoms.

Mediamente un sex toy è composto da vari materiali. A maggior ragione in questi ultimi anni dove si sono aggiunte, oltre al silicone e la plastica Abs, parti elettroniche e batterie ricaricabili. Mano mano che gli oggetti del piacere diventano più sofisticati, lo saranno anche le procedure di smaltimento. Pensiamo ai cellulari e a come vengono “eliminati”. Io, per esempio ho ancora il primo telefonino comprato nel 2000. Lo lascio lì, un po’ per nostalgia, più che altro. Probabilmente se lo aprissi ci troverei alghe, ma anche sostanze che all’ambiente non farebbero bene.

Quindi, tornando a bomba ai sex toys, cosa si può fare? Teniamo conto che ovunque, non solo in Italia, permangono reticenza e imbarazzo nel gettare via oggettistica del genere. C’è chi “fa finta” di dimenticarlo in hotel, o chi lo butta di nascosto – magari travestito da siepe – nel cassonetto dell‘indifferenziata. Oggi il materiale preferito è il silicone, facile da pulire, igienicamente sicuro e privo di ftalati. Ma quanto tempo ci impiega a decomporsi?

Bisognerebbe fare come in Canada o nel Regno Unito, dove qualche imprenditore sensibile ha avuto un’idea green: si rende il vecchio “Rabbit” pulito e igienizzato e si riceve un credito per un altro acquisto. In Italia dubito che qualcuno torni nel sex shop dove ha effettuato l’acquisto per avere un po’ di sconto.

Insomma, care lettrici e cari lettori, il suggerimento per il re-use arriva da una donna creativa che proprio durante la kermesse della notte bianca di Arte Fiera a Bologna presenterà le sue opere d’arte: esposte in un voluttuoso atelier di lingerie si potranno ammirare tavole misteriose in cui il sex toy usato sarà protagonista. Don’t waste your sex toy è il monito. Responsabilizzare è importante, anche nell’ambito del divertissement sessuale.

No, quell’artista non è Marina Abramović. Sono io.

Potete seguirmi su Instagram e sul mio sito www.sensualcoach.it

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Successivo

Approfitto di San Valentino per spiegare ai ragazzi qualcosa sull’amore (e il piacere)

next