“Avremmo potuto farlo e non l’abbiamo fatto”. È questo il messaggio che porta con sé l’attacco compiuto dall’Iran in Iraq contro due basi che ospitano le truppe americane e quelle della coalizione. Una pioggia di cruise e di missili balistici a corto raggio che ha intenzionalmente mancato il bersaglio e ha evitato di fare vittime. Come riferisce la Cnn, cresce all’interno dell’amministrazione Usa la convinzione che l’attacco dell’Iran sia stato di fatto un primo colpo volutamente ‘a vuoto‘. Questa, dicono ancora le fonti citate dall’emittente, sarebbe “una mossa intelligente” da parte degli iraniani che avrebbero dimostrato di avere “più da perdere” che guadagnare uccidendo americani. Subito dopo la notizia dell’attacco, il ministro degli Esteri di Teheran, Mohammad Javad Zarif ha sottolineato che l’Iran “non vuole un’escalation” e “non vuole la guerra“. Più tardi, nel giustificare il lancio di missili, ha fatto esplicito riferimento all’articolo 51 della Carta Onu e parlato di “legittima difesa”.

Secondo fonti diplomatiche arabe, il premier iracheno, Adel Abdul-Mahdi, non appena è stato informato da Teheran degli attacchi iraniani su basi in Iraq lo ha comunicato agli Usa. Il premier pubblicamente ha confermato di aver ricevuto un avviso last minute da Teheran, ma non di aver a sua volta avvertito gli Stati Uniti. Un funzionario della Difesa di Washington, riferisce la Cnn, ha dichiarato che agli iracheni nella notte era stato detto di stare lontani da alcune basi militari dove sono ospitati soldati statunitensi. L’idea è che gli Stati Uniti abbiano dato all’Iran “l’opportunità di fare quello che dovevano fare senza far salire la tensione uccidendo americani”. Secondo quanto riporta l’emittente americana, questa interpretazione sarà presentata al segretario di Stato Mike Pompeo che a sua volta poi la riferirà a Donald Trump che, come ha annunciato lo stesso presidente nella notte, oggi alle ore 17 farà un discorso alla nazione sulla crisi. La Casa Bianca in un primo momento aveva preparato un discorso di Trump nella notte, ma poi l’intervento è stato rimandato ad oggi mentre, rivela ancora la Cnn, si registrava un sentimento generale teso a “prendere una pausa” anche da parte del “pragmatico” Pompeo.

A sostegno di una lettura dei raid della scorsa notte come un semplice colpo di avvertimento, viene citato anche il fatto che i missili hanno colpito anche una zona vicina al consolato Usa della città del Kurdistan iracheno, ma non la sede diplomatica americana. Sono stati lanciati 22 missili, 17 dei quali diretti alla base di Al Asad, mentre due non sono esplosi. Altri cinque missili avevano come obiettivo la base nella città settentrionale di Erbil. Non ci sono state vittime tra militari americani, iracheni e degli altri Paesi della coalizione.

Nel descrivere l’attacco, il ministro Zarif ha parlato di un’azione che “ha preso di mira una base degli Stati Uniti da cui avevano colpito il comandante Soleimani e che avevano usato in passato per attacchi contro le forze della Resistenza. Perciò è stato un obiettivo legittimo secondo il diritto internazionale”. Zarif fa esplicito riferimento all’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e infatti parla di una “misura proporzionata di auto difesa”. L’attacco missilistico, insomma, è stata “legittima difesa” ma, come il ministro ha scritto già nella notte in un tweet, “noi non vogliamo l’escalation verso la guerra, ma ci difenderemo contro l’aggressione”.

Diversa è stata invece la descrizione dell’attacco fornita dalla propaganda interna. La tv di Stato iraniana ha parlato anche di una seconda ondata di attacchi e ha riferito che le vittime sarebbero state ottanta. Anche i Pasdaran hanno parlato di “80 militari americani” uccisi e di danni a droni ed elicotteri degli Stati Uniti. Nel suo discorso in diretta, l’ayataollah Ali Khamenei ha dichiarato che l’Iran “ha dato uno schiaffo agli Stati Uniti, ma non è ancora abbastanza e la presenza corrotta degli Usa dovrebbe finire”. Se gli Stati Uniti hanno “tagliano la mano” al generale Soleimani, l’Iran risponderà tagliando loro “le gambe”, ha aggiunto il presidente iraniano Hassan Rohani. Dichiarazioni diverse da quelle del ministro degli Esteri Zarif che ha nuovamente chiarito: spetta agli Stati Uniti “tornare alla ragione”, “noi abbiamo dimostrato a tutti che non siamo gli Usa, non vogliamo la guerra“.

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