Primo incontro tra Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti per avviare il percorso sull’agenda 2020 del governo: un faccia a faccia di 45 minuti a Palazzo Chigi, non annunciato e che serve per dare segnali di intesa in vista del nuovo anno. “Al centro del colloquio”, si legge nella nota congiunta diffusa al termine del vertice, “si è parlato della situazione politica generale e si è fatto un primo confronto sul percorso da avviare per definire i prossimi obiettivi di governo. Il clima è stato molto positivo e costruttivo. E’ quanto si legge in una nota congiunta degli staff dei due leader”. Assente il premier Giuseppe Conte, ma anche gli altri esponenti della maggioranza. “No problem”, ha detto il coordinatore di Italia viva Ettore Rosato. “E’ stato un incontro bilaterale, non un appuntamento di maggioranza. Evidentemente era un incontro di cui avevano bisogno per problemi interni o per bisogno di visibilità. Quindi per noi ‘no problem'”.

L’idea di riscrivere l’accordo o comunque di fare una lista di propositi e riforme prioritarie circola tra gli alleati già da qualche mese. Tra i primi a dirlo era stato proprio Di Maio che, a novembre scorso, aveva rilanciato parlando di conflitto di interessi, legge sull’acqua e salario minimo. Risedersi al tavolo, nelle scorse settimane, è stata vista come l’ipotesi necessaria per rilanciare il governo giallorosso e garantire la durata. Il 23 novembre sull’argomento è intervenuto anche Beppe Grillo in persona: sceso a Roma per riprendersi in mano il Movimento 5 stelle, in un momento in cui la tensione tra gli alleati lasciava intendere che si sarebbe potuti arrivare alla rottura, ha ribadito che “da gennaio” sarebbe stato riscritto il contratto con il Partito democratico. All’offerta il Pd e in particolare il suo segretario Nicola Zingaretti hanno sempre risposto lasciando aperta la porta e mostrandosi disponibili al dibattito. I dem chiedono solo di non chiamarlo “contratto” perché la formula ricorda troppo il governo gialloverde, ma sul punto non ci sono resistenze concrete dai 5 stelle. Almeno per il momento.

Il 2020 si prospetta molto delicato per i due alleati. Il primo appuntamento cruciale saranno le elezioni Regionali in Emilia Romagna del prossimo 26 gennaio. Lì 5 stelle e Pd corrono da soli e se dovesse vincere il Carroccio, inevitabili sarebbero le conseguenze sul governo nazionale. Nel frattempo il M5s si trova a dover affrontare un momento molto delicato: tanti gli addii spontanei, ma pure le espulsioni, e il gruppo dimostra forti debolezze interne. Tra le incognite da risolvere c’è anche la battaglia sulla prescrizione: la riforma è entrata in vigore il primo gennaio, ma i dem chiedono che vengano fatti altri interventi in contemporanea per accelerare la durata dei processi e non mancano i malumori dentro il partito. Resta inoltre da capire quando e se ci sarà il referendum sul taglio dei parlamentari: i tre mesi di tempo per presentare la richiesta di referendum confermativo scadrà il 12 gennaio. Le firme sono state raccolte, ma fino all’ultimo potrebbe esserci qualche eletto pronto a tirarsi indietro.

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