Dopo più di un anno di polemiche entra in vigore la riforma della prescrizione. Dalla mezzanotte, infatti, è diventata legge la norma che blocca il decorso dei termini dopo il primo grado di giudizio. Una misura bandiera per il Movimento 5 stelle, che infatti esulta: “Per i reati commessi dopo questa data se si arriva alla sentenza del primo grado di giudizio, si va fino in fondo. Nessuna rinuncia dello Stato a dare una verità definitiva. Diamo giustizia a chi chiede giustizia“. E se in Parlamento Forza Italia lancia l’ennesimo appello a Pd e renziani per “un’abrogazione lampo“, Luigi Di Maio nel giorno di capodanno inserisce proprio la riforma della prescrizione tra i motivi che hanno portato Matteo Salvini a togliere l’appoggio all’esecutivo sostenuto dal Carroccio e dal M5s. “Se è saltato il governo ad agosto è anche perché non si voleva approvare la prescrizione“, ha detto il capo politico dei grillini. “Prima – ha aggiunto – si perdeva tempo e si riusciva a farla franca, ora se vieni condannato in primo grado la prescrizione non esiste più, devi arrivare a sentenza. Sarà un anno con più giustizia, era la grande promessa che vi avevamo fatto e in mezzo c’è stata una crisi di governo dovuta proprio alla giustizia”. Che fosse stata la giustizia il motivo della fine del Conte 1 era più di un’ipotesi, visto che lo stesso Alfonso Bonafede lo aveva confermato ai microfoni del fattoquotidiano.it: “Alla fine ho notato che c’era atteggiamento ostruzionistico, ho capito che non c’era da parte loro la volontà Io mi ricordo un consiglio dei ministri di 9 ore, in cui io portavo avanti proposte e dall’altra parte non arrivava nulla”.

La criptonite per il governo – Sarà uno degli ultimi consigli dei ministri del governo gialloverde. Ma anche con i giallorossi il tema ha infiammato la maggioranza per mesi. Il Pd e i renziani, infatti, chiedono a Bonafede dei sistemi per non provocare dei processi infiniti dopo lo stop alla prescrizione. E infatti il guardasigilli nel suo messaggio di fine anno ha ricordato che “ira ci dobbiamo mettere al lavoro per la riduzione dei tempi del processo giusto che abbia una durata breve e ragionevole non solo nel penale ma anche nel civile”. Con il Pd, dopo il via libera alla riforma delle intercettazioni il dialogo sembra essere ripartito. Diverso, invece, il clima con Italia viva. Appena ieri Matteo Renzi ha definito la riforma della prescrizione come “un obbrobrio”, e minacciando ancora una volta gli alleati. “O il Guardasigilli Bonafede capisce che deve cambiare approccio, oppure saremo molto presto ‘costretti a votare assieme a Forza Italia: in Senato c’è già una maggioranza favorevole al ritorno alla normativa a suo tempo voluta dal ministro Andrea Orlando. Credo che il Pd non possa che essere favorevole”.

L’appello di Forza Italia a Pd e renziani – Ed è proprio a renziani e Pd che si rivolge Enrico Costa, deputato di Forza Italia autore di una proposta che cancella la riforma Bonafede. “Il nuovo anno si apre con uno sfregio al codice penale, che abbiamo in ogni modo cercato di scongiurare. È una triste constatazione, visto che, almeno a parole, due terzi del Parlamento non lo condivide. La responsabilità politica è in gran parte del Partito democratico che ha seguito le convenienze politiche anziché le (dichiarate) convinzioni”, dice l’ex ministro di Renzi. Il riferimento è al refrain molto comune tra quasi tutti i gruppi parlamentari. Da Forza Italia al Pd, in molti hanno attaccato la riforma senza però avanzare alcuna proposta per ridurre i tempi dei processi. Per i partiti invece l’importante è depotenziare o cancellare del tutto la riforma Bonafede, tanto poi per velocizzare i processi c’è tempo. Il sospetto, il solito, è che l’impunità faccia comodo a molti all’interno del Parlamento, che siano opposizione o maggioranza.

Costa: “O abrogazione o referendum” – Il resto del messaggio di Costa sembra confermare il sospesso, visto che il berlusconiano lancia un appello: “La nostra battaglia non si ferma: l’obiettivo è l’abrogazione fulminea dello stop alla prescrizione. Lanciamo fin d’ora un appello alla responsabilità a tutte le forze politiche, affinché abbandonino le logiche di schieramento ed abbiano il coraggio di salvare il nostro ordinamento da un’ aggressione demagogica e pericolosa. Riuniamoci in un fronte trasversale che corregga le storture propinate dai 5 stelle, isolando gli integralisti del giustizialismo. Mettiamo la nostra proposta a disposizione di tutti, affinché si trovi la sintesi per mandare velocemente in soffitta norme incostituzionali e dannose. Diversamente non resterà che il referendum abrogativo“.

I penalisti: “Il Pd vuole anche i voti di destra? ” – A puntare sulla legge dei berlusconiani sono anche i penalisti: “Vogliamo far crescere il consenso parlamentare attorno a questa proposta”, dice Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Unione delle Camere penali. Che traccia l’agenda per il 2020: “Sono due gli obiettivi: sostegno alla proposta Costa e richiesta di incontro con le forze politiche interessate alla costituzione del comitato promotore del referendum abrogativo. Vogliamo capire i reali margini di azione e di impegno”. Quanto all’ipotesi di un ritorno allo stop solo per gli i condannati auspicato dal Pd, il presidente delle Camere penali dice: “In sé è sostanzialmente un ritorno alla normativa Orlando, quindi un’abrogazione della legge Bonafede. Ma vorremmo capire come il Pd intende gestire politicamente questo passaggio. In sintesi: se Conte e Bonafede non sono d’accordo, il Pd cosa farà? Sarebbe disposto ad accettare i voti del centrodestra? Diciamo che aspettiamo di capire…”. Nel frattempo, però, la riforma è in vigore.

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