Ritardi, dimenticanze e rallentamenti. Poi accuse al sistema “farraginoso” e richieste di chiarimenti sulla gestione. Dopo le polemiche per le mancate restituzioni dell’ormai ex ministro M5s Lorenzo Fioramonti, dentro il Movimento 5 stelle continua a far discutere il sistema dei rimborsi. Il regolamento prevede infatti che i parlamentari M5s restituiscano un minimo di 2mila euro al mese da decurtare dal proprio stipendio e 300 da destinare invece allo sviluppo della piattaforma Rousseau: una regola che però non viene rispettata da tutti o almeno non con la stessa puntualità. In generale, come dimostra il sito Tirendiconto.it dove viene tenuta traccia dei versamenti, sono 18 i parlamentari che nel 2019 non hanno restituito nulla. Mentre un terzo, 103 su 317, non risultano in regola. Il 28 dicembre sul Blog delle Stelle è comparso un ultimatum: “Tutti i parlamentari contattati via mail”, ovvero morosi a fine anno, “sono stati invitati a ottemperare agli impegni giuridici e morali assunti entro e non oltre il 31 dicembre 2019“. In caso contrario si muoveranno i probiviri. L’attenuante concessa è comparsa sul sito e prevede che, chi ha completato le rendicontazioni fino ad agosto compreso, è da considerarsi in regola.

Tra chi non ha mai restituito i soldi quest’anno ci sono 11 deputati: Nicola Acunzio, Nadia Aprile, Santi Cappellani, Federica Dieni, Lorenzo Fioramonti, Flora Frate, Francesca Galizia, Marta Grande, Mara Lapia, Paolo Nicolo Romano, Andrea Vallascas. Sette i senatori nella stessa condizione: Cristiano Anastasi, Vittoria Deledda Bogo, Alfonso Ciampolillo, Luigi Di Marzio, Fabio Di Micco, Mario Michele Giarrusso, Pietro Lorefice. Di questi oggi si è difeso su Facebook Giarrusso. “Non ho mai rinnegato gli impegni presi col Movimento”, ha scritto sulla sua pagina, “né intendo abbandonare il Movimento. Semplicemente è cambiato il meccanismo della rendicontazione e quello nuovo non consente più l’accantonamento di quanto rendicontato. Perché questo ho fatto. Ho accantonato, da gennaio 2019, le somme che avrei dovuto restituire, per costituire una riserva per far fronte alle spese legali per alcuni processi pendenti a mio carico, scaturiti dalla mia attività di parlamentare”. In particolare, ha aggiunto: “Ho, ad esempio, al momento ancora pendente il processo penale per il post sul blog di Grillo, relativo al comizio presso il comune di Agira (En) di alcuni anni fa. Ho altresì pendente un processo civile per un comizio a Porto Empedocle ed altri processi sempre legati alla mia attività parlamentare. Ho da tempo comunicato al capogruppo e a Beppe Grillo, il motivo dei miei accantonamenti ed aspetto di avere riscontro alle mie deduzioni. In ogni caso, concluse le vicende giudiziarie, provvederò a rendicontare e restituire quanto accantonato”.

La questione rimborsi nel Movimento si riapre periodicamente. L’ultima polemica è nata dopo che l’ex ministro Fioramonti, tra quelli che appunto non hanno mai restituito nel 2019, ha criticato il metodo. Sulle restituzioni c’è “il risentimento dei parlamentari (molti dei quali non avrebbero il coraggio di sostenerlo in pubblico) e l’imbarazzo dei gruppi dirigenti per un sistema gestito da una società, il cui ruolo rimane a tutti poco chiaro”, ha scritto su Facebook parlando del “metodo farraginoso e poco trasparente con cui si gestiscono le nostre restituzioni”. Poco dopo è stato il senatore Gianluigi Paragone, per il quale è stata aperta una procedura disciplinare dai probiviri dopo aver votato contro la fiducia in Senato, a registrare un video per fare il nome degli irregolari. La prima a replicare è stata la deputata Carla Ruocco, che ha attualmente un ritardo di tre mesi: “Il sito Tirendiconto non risulta aggiornato sugli ultimi mesi da me rendicontati. Ad ogni modo, è vero, ho un ritardo di circa 3 mesi su oltre 70 mesi di restituzioni e ciò a causa del mio impegno notte e giorno sul decreto fiscale. Rassicuro Paragone che al rientro sistemerò i mesi mancanti. Però, non posso evidentemente accettare lezioni da lui che non mi pare abbia mai interpretato lo spirito del M5s né per militanza né per sua storia personale passata e presente e probabilmente futura!”.

Non ci sono solo i 18 che da gennaio scorso non versano i soldi. Alla Camera è in ritardo di sette mesi Simone Valente. Ad avere in arretrato sei mensilità sono sette deputati: Andrea Colletti, Giuseppe D’Ippolito, Massimiliano De Toma, Daniele Del Grosso, Luigi Iovino, Paolo Lattanzio, Dalila Nesci. In quattro sono invece indietro di cinque mesi: Ehm Yana Chiara, Mariani Felice, Elisa Siragusa, Gianluca Vacca. Proprio la deputata Ehm Yana Chiara è stata contestata nei giorni scorsi per aver postato una foto dalla Maldive e lei ha garantito che restituirà quanto dovuto. Altri quattro deputati non hanno restituito le ultime quattro mensilità: Massimo Enrico Baroni, Michele Nitti, Gianluca Rospi, Elisa Tripodi. In tanti sono indietro di tre mesi: Nunzio Angiola, Maurizio Cattoi, Rosalba Cimino, Sebastiano Cubeddu, Giuseppe D’Ambrosio, Paola Deiana, Mattia Fantinati, Andrea Giarrizzo, Concetta Giordano, Giuseppe Labbate, Caterina Licatini, Giorgio Lovecchio, Paolo Parentela, Filippo Giuseppe Perconti, Marco Rizzone, Roberto Rossini, Carla Ruocco, Michele Sodano, Gilda Sportiello, Riccardo Tucci, Giovanni Vianello, Virginia Villani, Alessio Villarosa, Antonio Zennaro. Infine c’è chi non ha saldato le ultime due mensilità dovute: Francesco Berti, Vittoria Casa, Federico D’Incà, Alessandra Ermellino, Riccardo Fraccaro, Giulia Grillo, Salvatore Micillo, Doriana Sarli. Lucia Scanu. Oppure chi è in ritardo di un mese: Maria Elisabetta Barbuto, Sergio Battelli, Pino Cabras, Andrea Caso, Vittorio Ferraresi, Paolo Giuliodori, Silvana Nappi, Leonardo Salvatore Penna, Vincenzo Spadafora.

Anche in Senato non mancano le segnalazioni. La ministra Nunzia Catalfo ad esempio, non ha restituito le ultime sei mensilità. Così come il collega Vincenzo Garrutti. Sono indietro di quattro mesi: Donatella Agostinelli, Mauro Coltorti, Daniele Pesco, Vito Petrocelli, Iunio Valerio Romano. E’ in ritardo di sei mesi l’ex ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. E condivide la sua condizione con una serie di colleghi: Margherita Corrado, Grazia D’Angelo, Emanuele Dessì, Tiziana Drago, Matteo Mantero, Marinella Pacifico, Marco Pellegrini, Giuseppe Pisani, Sergio Vaccaro. Cinque: Luisa Angrisani, Eleba Botto, Antonella Campagna, Nunzia Nocerino. Non sono in regola di solo un mese: Francesco Mollame, Michela Montevecchi, Nicola Morra, Emma Pavanelli, Loredana Russo, Mario Turco.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te

In questi tempi difficili e straordinari, è fondamentale garantire un'informazione di qualità. Per noi de ilfattoquotidiano.it gli unici padroni sono i lettori. A differenza di altri, vogliamo offrire un giornalismo aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per permetterci di farlo. Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Un anno di Parlamento “cafonal”: insulti, lanci di fogli, magliette di Bibbiano e gli attacchi tra Conte e Salvini. Il 2019 tra Camera e Senato

next
Articolo Successivo

Casaleggio: “Falso che siamo società lobbying e Moby mai favorita dal M5s. Per il piano Innovazione ho dato mio contributo gratis”

next