Un anno a “ballare” con le fughe di notizie, fino all’ultima, negli scorsi giorni, che ha costretto i 3000 uomini dei carabinieri impegnati nel blitz a riorganizzarsi dopo tre anni e mezzo di indagine. Il rischio era quello di “perdere tutto”, come ha spiegato il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri dopo la mega-operazione che ha smantellato le cosche di ‘ndrangheta del Vibonese e ricostruito legami e affari con imprenditoria e politica. Così inquirenti e investigatori hanno dovuto accelerare, ridisegnando tempi e mappa dei 330 arresti, intervenendo in alcuni casi sui treni a bordo dei quali gli indagati stavano per partire verso il Nord. Roba da “impazzire”, ha ammesso lo stesso magistrato.

“Il blitz era programmato per la notte tra giovedì e venerdì, ma una fuga di notizie ci ha fatto impazzire: rischiavamo di perdere tutto e abbiamo deciso di anticipare l’operazione di 24 ore”, ha spiegato Gratteri. Non si è trattato del primo “spiffero” arrivato agli uomini legati alla ‘ndrangheta come testimoniano alcune intercettazioni nelle quali gli indagati parlano di una “qualcosa di pauroso” che bolliva negli uffici della procura e sapevano che dietro c’è il procuratore capo di Catanzaro.

“Le fughe di notizie ci hanno fatto ‘ballare’ per un anno – ha sottolineato Gratteri – Ieri sera siamo impazziti: anticipare l’azione programmata di 3mila carabinieri non è cosa facile, non eravamo pronti. Ma grazie a tutti gli uomini in campo è stato possibile anticipare tutto”. Un coordinamento tra le varie sezioni dell’Arma che ha visto un ruolo operativo di Gis, Ros, Cacciatori di Calabria, Sardegna e Puglia per la più “grande operazione dopo quella che portò al maxi-processo a Cosa Nostra”.

Per il procuratore capo di Catanzaro si tratta di una “giornata storica e non solo per la Calabria” spiegando che “tutto è partito dal 16 maggio 2016, giorno in cui mi sono insediato”. La mega-inchiesta che ha smantellato il clan Mancuso e altre locali di ‘ndrangheta, coinvolgendo l’ex parlamentare di Forza Italia Giancarlo Pittelli e anche un ufficiale dei carabinieri, nasce in quel giorno della primavera di tre anni fa. “Bisognava avere un’idea una strategia, un sogno, una rivoluzione – ha continuato Gratteri – Ho pensato questo il giorno del mio insediamento: smontare la Calabria come un Lego e poi rimontarla piano piano. Era necessario fare sinergia, mettere a frutto l’intelligenza e la professionalità dei miei ragazzi, tutti magistrati giovani e straordinari”.

Il giorno dopo, ha ricordato, “eravamo già ad interrogare” il collaboratore di giustizia Andrea Mantella, all’epoca detenuto nel carcere di Rebibbia e fresco di dissociazione dopo aver controllato a lungo il quartiere Cancello Rosso e quello di San Leoluca a Vibo Valentia. I tre anni e mezzo di lavoro sono condensati in 1263 pagine di ordinanza di custodia cautelare e quei 3000 carabinieri schierati per eseguire gli arresti. Mentre, lo hanno raccontato gli stessi investigatori, durante il blitz in tanti si sono affacciati dalle finestre per un “saluto con un sorriso” ai militari dell’Arma: “Nella speranza che ora la società civile occupi gli spazi lasciati vuoti dopo gli arresti di oggi”. L’hanno chiamata operazione Rinascita non a caso.

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