“I calabresi vogliono essere parlati”, diceva Corrado Alvaro. E noi con i calabresi abbiamo parlato. E da loro ci siamo fatti raccontare una realtà che è il concentrato di tante cose. Bellezza che sa essere commovente, e brutture inenarrabili. Ospitalità e affabilità delle donne e degli uomini che vivono tra la Sila e lo Stretto, e la violenza di altri uomini che si chiamano don e bruciano santini nei loro bunker. Il coraggio di chi lotta per restare e la disperazione dei tanti (troppi) che vanno via. La forza di volontà di chi fa impresa e crea, e la rassegnazione di chi si adegua. Questo abbiamo fatto nel documentario sulla Calabria, il quinto della serie “Italia doc” (dopo #Sardegna, #Lombardia e #Toscana e #Liguria), realizzato da Loft Produzioni e firmato da Matteo Billi ed Enrico Fierro, disponibile in esclusiva su www.iloft.it e su app Loft.

Abbiamo parlato di “restanza”, la voglia di non fuggire e di lottare contro un nemico infido: l’abbandono. Quella lenta emorragia che sta distruggendo i paesi dell’interno della Calabria. È il piccolo, grande miracolo di Badolato, paese della Jonica catanzarese, diviso tra il Borgo e la Marina. Guerino ci ha raccontato lo sforzo di imprenditori, artisti, vecchi e giovani del paese per costruire la rinascita. “Noi questo abbiamo – è lo slogan – il mare limpido, la bellezza della montagna e il senso di ospitalità della nostra gente”.

E allora Badolato d’estate diventa il buen retiro di artisti provenienti da mezzo mondo, amanti della pace, innamorati dei luoghi. Ma c’è anche chi ha scelto di vivere qui per sempre. Come Caterina, americana, cittadina di Badolato da dodici anni. Andrea ed Elisa, lei veneziana doc, lui calabrese, due giovani laureati, stanno costruendo la loro vita in campagna, producendo olio ed altri prodotti biologici. Poco più giù Riace. Il suo “modello” di solidarietà e accoglienza non sono riusciti a distruggerlo. Ce lo racconta Mimmo Lucano, reduce da viaggi negli Usa e in Germania, dove lo invitano per raccontare la sua esperienza e il suo modello di “utopia della normalità”. Nino De Masi, imprenditore più volte minacciato dalla ’ndrangheta della Piana di Gioia Tauro, non vuole passare come “la vittima”. Perché è un imprenditore che, al pari dei suoi blasonati colleghi del Nord, sperimenta nuovi prodotti, cerca mercati inesplorati, crea posti di lavoro in un deserto occupazionale. Reggio ce la racconta Katia Colica, scrittrice e animatrice culturale della città in riva allo Stretto.

Ci parla del bene e del male, della devastazione urbanistica e dei tentativi di ricostruzione di una immagine della città. Celeste Logiacco è una donna che è a capo della Cgil nella Piana di Gioia Tauro. Si divide tra i problemi del porto, eterna speranza di lavoro e sviluppo, e il dramma del caporalato che sfrutta i raccoglitori di clementine. Giacomo Panizza, prete ed ex operaio del Nord, da anni vive il Vangelo a Lamezia Terme con le persone svantaggiate. Ha passato anni protetto da una scorta perché minacciato di morte dalla ‘ndrangheta. Ha un sorriso che infonde fiducia e speranza, voglia di restare e di lottare. Cose che i boss e i loro protettori politici odiano. I calabresi, soprattutto i migliori, vogliono essere “parlati”. Noi gli abbiamo offerto di raccontarsi.

Da Il Fatto Quotidiano del 13 dicembre 2019

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