Rieccoli. Nel giorno in cui la maggioranza perde tre senatori dei 5 stelle passati alla Lega (ma alla Camera Matteo Renzi guadagna un deputato direttamente da Forza Italia) qualcosa comincia a muoversi anche nell’opposizione. Sul Parlamento si allunga l’ombra di un gruppetto di responsabili, storico modo con il quale vennero definiti i parlamentari dell’opposizione passati in maggioranza durante l’ultimo governo di Silvio Berlusconi. A rilanciare l’idea e proprio l’uomo che dell’appoggio dei voltagabbana è specialista: Berlusconi. “Nessuno può dire” quanto durerà il governo, “perchè la voglia di restare in Parlamento e usufruire di uno stipendio è forte. Quindi può darsi che anche da altri partiti ci siano supporti al governo affinchè rimanga in carica per tutta la legislatura”, ha detto il leader di Forza Italia dal summit del Partito popolare europeo che precede il Consiglio europeo.

Più che fughe verso altri lidi o nuovi satelliti autonomi, tra i berlusconiani starebbe prendendo forma un gruppetto di “volenterosi” pronti a sostenere la maggioranza se serve. Obiettivo, tenere in vita il più possibile la legislatura, in vista anche della riforma del taglio dei parlamentari che scatterebbe con il nuovo mandato. Oltre al fatto che i sondaggi più generosi danno Forza Italia al 6%, otto punti in meno rispetto al risultato delle politiche del 2018. Insomma, in caso di fine anticipata della legislatura sarebbero molti i berlusconiani a non tornare in Parlamento.

Il giorno dopo il voto del Parlamento alla risoluzione di maggioranza sul fondo salva Stati, i riflettori si spostano dunque su Forza Italia- Complici le assenze di 10 senatori azzurri che, secondo i rumors, si sarebbero messi d’accordo con la maggioranza per non partecipare al voto. Avrebbero così abbassato il numero dei ‘no‘ alla risoluzione, facendo quindi da stampelle al governo. Rumors che non sorprendono troppo Berlusconi. Da Bruxelles l’ex premier ammette che nessuno ha la palla di vetro sulla durata del governo, ma riconosce che “la voglia di restare in Parlamento e usufruire di uno stipendio è forte”. E sottolinea: “Quindi può darsi che anche da altri partiti ci siano supporti al governo, affinché rimanga in carica per tutta la legislatura”.

Intanto proprio da Forza Italia arriva un puntello per la maggioranza: Davide Bendinelli è un nuovo deputato di Italia viva. L’annuncio ufficiale lo dà Matteo Renzi in persona, approfittando del blitz al Senato per il dibattito sui costi della politica. Ai cronisti ricorda che Bendinelli è stato coordinatore di Forza Italia in Veneto e ora sindaco di Garda, in provincia di Verona. Altre incertezze, però, covano dentro il gruppo di Fi al Senato. Incertezze che sarebbero guidate da Paolo Romani e anche nei corridoi parlamentari non mancano le battute rivolte allo storico forzista che con Berlusconi fu anche ministro (“Allora quando lo fai ‘sto gruppo?, gli chiede qualcuno). Nessun commento da Romani, anche lui assente giustificato al voto sul Mes. Come Sandro Biasotti: “Sono in convalescenza dopo un intervento”, spiega e aggiunge “nessun motivo politico. Per ora sono in FI e resto lì”. Idem per Andrea Causin: “Avevo un impegno improrogabile. Come tutti, vedo il disagio nel partito e l’ho espresso più volte”, ammette ricordando di essere stato l’unico di FI a votare in dissenso sulla commissione Segre. Ma poi glissa: “Ora siamo concentrati sulla legge di bilancio. Se e quando ci saranno cambiamenti farò altre riflessioni“.

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