Torna a crescere la produzione dei rifiuti urbani. Aumenta la raccolta differenziata. Gli imballaggi la fanno da padroni e tutte le loro frazioni hanno già raggiunto gli obiettivi di riciclaggio previsti per il 2025 ad eccezione della plastica. Sono alcuni dei dati contenuti nel “Rapporto Rifiuti Urbani edizione 2019” dell’Ispra. In linea con i valori del Pil, nel 2018 la produzione dei rifiuti urbani fa registrare un aumento del 2% rispetto al 2017 e poco meno di 500 kg a testa per ogni italiano. Si tratta di quasi 30,2 milioni di tonnellate dopo 6 anni sotto quota 30 milioni. Al Nord sono state prodotte 14,3 milioni di tonnellate, al Centro 6,6 e al Sud 9,2.

Secondo i dati presentati alla Camera dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, il Centro con 548 chilogrammi per abitante ha fatto rilevare i valori più alti pro capite con un aumento di oltre 10 kg rispetto al 2017. Il valore medio del Nord si attesta a circa ai 517 chilogrammi per abitante, (+14 kg 2017), mentre al Sud è di 449 chilogrammi (+7 kg). Ispra osserva che “nel 2018 l’andamento dei rifiuti è andato di pari passo con quello degli indicatori socio-economici. Tutti in crescita, quindi, i valori del PIL, della spesa per consumi finali delle famiglie residenti e non residenti, e della produzione di rifiuti. Cosa che non era accaduta nel 2017, quando si era verificato un disallineamento tra gli indicatori”.

Ancora a livello territoriale – secondo Ispra – tranne Marche, Molise e Sicilia, in tutte le regioni tra il 2017 e il 2018, si registra una crescita della produzione dei rifiuti urbani. I maggiori incrementi in Piemonte (+5,1%), il Trentino Alto Adige (+4,5%) e la Sardegna (+3,7%). E ancora, guardando alla produzione pro capite più elevata, come per gli anni precedenti, in Emilia Romagna, con 660 chilogrammi per abitante per anno (+2,8% rispetto al 2017), si sono rilevati i valori più alti. Segue la Toscana, 612 ( +1,8%). “In tali contesti – spiega Ispra – il valore è influenzato dalla tendenza all’assimilazione, che porta a computare nei rifiuti urbani anche quelli da attività artigianali, commerciali e di servizio”. Per quanto riguarda il dato provinciale, si trovano in Emilia Romagna le province che producono più rifiuti: Reggio Emilia (761 kg), Rimini (754), Ravenna (735) e Forlì-Cesena (726).

Per ciò che riguarda il trattamento, nel 2018 i rifiuti urbani prodotti sono stati gestiti da 646 impianti: 353 al Nord, 119 al Centro e 174 al Sud. Oltre la metà di questi è dedicata al trattamento dell’organico (339 impianti), “il più raccolto – spiega Ispra – ma alcune regioni non hanno impianti per trattarlo”. Inoltre sulla differenziata gli “impianti non sono al passo con le esigenze della differenziata, pochi e mal distribuiti”: sono 7 le regioni italiane che superano l’obiettivo del 65% fissato, al 2012, dalla normativa.

In discarica sono state smaltite quasi 6,5 milioni di tonnellate (pari al 22%), con una riduzione del 6,4%. Solo nel Centro Italia si è registrato un +4,3%, mentre Nord e Sud sono scesi rispettivamente del 10% e del 9%. Le discariche operative sono 127: 56 al Nord, 25 al Centro e 46 al Sud. E se nel 2018 sono state esportate all’estero 500 mila tonnellate di rifiuti (l’1,5% dei rifiuti urbani prodotti con un aumento del 31% rispetto al 2017), calano dell’8% le importazioni.

AUMENTA LA DIFFERENZIATA – In Italia nel 2018 si conferma il trend di crescita della raccolta differenziata che raggiunge il 58,1% (+2,6% rispetto al 2017). Negli ultimi 10 anni siamo passati da circa 9,9 milioni di tonnellate a 17,5 (dal 35,3% al 58,1%), con un aumento quasi del 25%. Più alti i valori al Nord (67,7%), sotto la media nazionale il Centro (54,1%), mentre seppur più bassi, al Sud (46,1%) si registra un aumento del 4,2% rispetto all’anno precedente.

Sono solo 7 le regioni su 20 che superano l’obiettivo del 65% di differenziata: Veneto (73,8%), Trentino Alto Adige (72,5%), Lombardia (70,7%), Marche (68,6%), Emilia Romagna (67,3%), Sardegna (67%) e Friuli Venezia Giulia (66,6%). Tra queste, i maggiori incrementi di raccolta, in ordine nelle Marche, in Sardegna e in Emilia Romagna. Percentuali ancora più alte si registrano a livello provinciale: su tutte c’è Treviso, all’87,3%, seguita da Mantova (87,2%), Belluno (83,4%) e Pordenone (81,6%). In Sicilia significativa la crescita di Siracusa: quasi 11 punti in più di differenziata (dal 15,3% del 2017 al 26,2% del 2018) e Messina (dal 20,8% del 2017 al 28,7%). In Calabria cresce Crotone (27,3%, a fronte del 22,9% del 2017). Al Sud si registra un trend positivo in particolare in Sicilia (+7,8 punti) e in Molise (+7,7 punti), seguite da Calabria (+ 5,6) e da Puglia (+5): “Un miglioramento importante, anche se non fa spostare le quattro regioni dalle ultime posizioni a livello nazionale”.

Un discorso a parte merita la città di Roma, alle prese con forti difficoltà nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti. La percentuale della raccolta differenziata è calata dal 43,22% del 2017 al 42,93% del 2018. Un risultato che contraddice il piano presentato il 5 aprile 2017 dalla sindaca Virginia Raggi, che prevedeva un aumento della differenziata fino al 70% entro il 2021. Quel giorno la sindaca annunciò anche di voler ridurre entro lo stesso anno la produzione di rifiuti annuali di 200mila tonnellate, ma i dati Ispra dicono che è avvenuto l’esatto contrario: la produzione è aumentata dagli 1,68 milioni di tonnellate di rifiuti solidi prodotti nel 2017 agli 1,72 milioni del 2018.

IMBALLAGGI, LA PLASTICA NON RAGGIUNGE GLI OBIETTIVI – La plastica rappresenta il 7,4% dei rifiuti raccolti in maniera differenziata, con un quantitativo complessivamente intercettato pari a quasi 1,4 milioni di tonnellate. Il 94% di questi è costituito da imballaggi. Il recupero complessivo dei rifiuti di imballaggio (80,6%) dell’immesso al consumo aumenta del 3% rispetto al 2017 e la plastica resta il materiale che mostra l’aumento più elevato, seguita dal vetro, dal legno e dalla carta.

Ancora: tutte le frazioni di imballaggi hanno già raggiunto gli obiettivi di riciclaggio previsti per il 2025 ad eccezione della plastica. Tale frazione, costituita da diverse tipologie di polimeri, richiede l’implementazione di nuove tecnologie di trattamento tra cui anche il riciclo chimico. Tra i flussi prioritari monitorati dall’Unione Europea rientrano i rifiuti di imballaggio, per i quali il “pacchetto economia circolare” ha definito obiettivi di riciclaggio più ambizioni al 2025 e al 2030, rispetto a quelli ad oggi vigenti.

LE TARIFFE SONO IN AUMENTO – In Italia nel 2018 il costo dei rifiuti urbani è aumentato di 3,46 euro l’anno per abitante rispetto al 2017. A livello nazionale il costo totale medio all’anno per abitante è stato di 174,65 euro (nel 2017 era 171,19). Al Centro i costi più elevati (208,05 euro per abitante), segue il Sud con 186,26 euro. Al Nord il costo è stato di 154,47 euro. La cifra media di 174,65 euro all’anno è la somma di varie componenti: 56,17 euro per la raccolta indifferenziata, 53,60 per la differenziata, 21,41 per spazzamento e lavaggio delle strade, 35,57 per i costi comuni e, infine, 7,89 euro all’anno per i costi di remunerazione del capitale.

Il rapporto inoltre conferma anche per il 2018 quanto Ispra osserva da alcuni anni sul Pay-As-You-Throw, il sistema di tariffazione puntuale applicato dai diversi comuni italiani. Secondo uno studio condotto su un campione di 593 comuni, con una popolazione di 4 milioni di abitanti, il costo totale medio pro-capite a carico del cittadino è inferiore rispetto ai comuni a Tari normalizzata. Il dato medio nazionale del Pay-As-You-Throw si attesta a 157,79 euro per abitante all’anno. Trento, unica città capoluogo di regione del campione ad adottare il sistema di tariffazione puntuale fa registrare, per l’anno 2018, uno dei costi pro capite più bassi, attestandosi a 153,67 euro, con un livello di raccolta differenziata pari al 81,5%.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotdiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

La Sardegna punta sul metano anche se non ne ha bisogno. Così finisce la fiaba dell’isola verde

next
Articolo Successivo

Sondaggi, plastic tax: la maggioranza è a favore dell’introduzione della tassa verde

next